Venerdì scorso Alberto Barbera aveva dichiarato a Le monde che 12 years a slave non era al Lido per scelta dei suoi autori, in primis, e poi perchè la produzione pretendeva dal distributore italiano che coprisse i costi di una delegazione di 50 persone alla Mostra.
Oggi Barbera su The Hollywood Reporter smentisce le sue dichiarazioni ed afferma che si è trattato solo di una scelta strategica della produzione.
Steve McQueen stesso interviene nella querelle, affermando che la sua è una storia americana, per la quale aveva sempre pensato ad una prima negli Stati Uniti.
Quindi a Toronto, che è giustamente in Canada ed a Telluride che è un minuscolo festival in Colorado, senza stampa e senza programma.
Se il principio fosse quello di McQueen i grandi festival INTERNAZIONALI potrebbero anche chiudere bottega. Al Lido vedremmo solo grandi raccordi, mediterraneo e baite del Trentino.
Che razza di ragionamento è?
La voce dal sen fuggita a Barbera nella sua chiacchierata con Le monde mi sembra a questo punto la versione più plausibile: alla Fox non interessa investire nel mercato europeo ed italiano con un film sugli schiavi di colore. E la Mostra non ha la forza economica per imporsi ugualmente. E’ verosimile.
Anche se si tratta di uno dei grandi film dell’anno, che avrebbe di certo meritato una première e forse qualche premio, in uno dei più prestigiosi festival europei.
In ogni caso un direttore non dovrebbe lasciarsi scappare i retroscena delle proprie scelte, nè scaricare responsabilità su altri.
Ricordatevi Marco Mueller: tutto quello che non era a Venezia e veniva presentato – ad esempio – a Roma era solo uno scarto della Mostra.
Se 12 years a slave non ha avuto la sua première a Venezia, la responsabilità, in ultimo, è sempre del direttore artistico.
Non cerchiamo altre scuse, please.


Sono d’accordo con Marco Albanese