Venezia 2013. Locke

locke-poster Locke ***

Con un concorso così debole come quello di Venezia 70, è curioso che un film magnifico come Locke, sia stato presentato fuori dalla competizione ufficiale.

Steven Knight costringe Tom Hardy ad un tour de force attoriale di rara efficacia. Chiuso nell’auto del protagonista per tutta la sua durata, Locke ci accompagna per un’ora e mezzo in un viaggio nella notte, lungo le strade che portano da Birmingham a Londra.

Raccontata così potrebbe sembrare un’odissea tutta cinefila, un po’ fine a se stessa, ma il film è invece appassionante come un thriller e la scelta di Knight di rispettare le unità di luogo, tempo ed azione non è mai un limite, esaltando le sfumature interpretative del suo protagonista.

Ivan Locke è direttore dei lavori di una grande società di costruzioni di Chicago. L’indomani si getteranno le fondamenta di un enorme grattacielo: sarà la colata di calcestruzzo più imponente di sempre, ma tutto deve essere perfetto, perchè ogni minimo errore potrà compromettere la stabilità dell’edificio.

Locke non ci sarà. Ha messo incinta una collega, che ora lo aspetta a Londra in ospedale: sta per partorire il loro bambino, due mesi prima del termine.

Il protagonista si mette in auto e sfreccia nella notte, per raggiungere la donna. Nel corso del viaggio dovrà spiegare al suo superiore che non potrà dirigere le delicatissime operazioni del mattino; dovrà confessare alla moglie il tradimento, chiedendo un perdono impossibile; dovrà parlare con i figli che lo aspettano a casa per vedere la partita in tv e con uno dei suoi operai, a cui ha delegato il controllo di tutto quello che accadrà sul cantiere.

Il film è tutto sul volto del suo protagonista, impegnato nella notte più difficile della sua vita, ma costretto a comunicare con tutti solo attraverso il telefono cellulare. L’autostrada è il suo unico contraltare, l’occhio della macchina da presa il suo interlocutore immaginario.

Il film è stato scritto magnificamente dallo stesso Knight, già autore dei copioni di Piccoli affari sporchi e La promessa dell’assassino, qui alla sua seconda regia dopo il thriller politico Redemption.

La bellezza dei dialoghi sta tutta nei particolari: la qualità del calcestruzzo, il risultato della partita, il tono delle voci che si incrina, i sospiri ed i silenzi.

La regia di Knight sfrutta i clichè della strada, le luci al neon, i riflessi e le ombre, il montaggio è serrato e la progressione drammatica è da knockout.

Ma Locke è molto di più che un esercizio di stile, riesce a coinvolgere ed emozionare, grazie alla precisione dei dialoghi, alla forza della progressione drammatica e soprattutto alla prova mimetica di un Tom Hardy immenso: completamente immerso nel film, ha pochi mezzi espressivi a sua disposizione, solo il volto e le mani, quasi sempre impegnate sul volante, eppure, anche privato della sua fisicità travolgente, riesce a rendere significante ogni sguardo, ogni parola.

Ivan Locke è un uomo che vive nell’ombra di un padre che non ha mai conosciuto: deciso a redimere il proprio nome e la propria storia familiare è stato un marito amorevole ed un professionista impeccabile.

Una notte, lontano da casa per un lavoro importante, ha commesso un errore, ma il suo senso del dovere non gli consente di fare altro che di esserci: per la sua famiglia e per il suo capo, per il suo operaio e per il bimbo che sta per nascere.

Locke però ha di fronte a sè una scelta. Ed allora decide di correre dalla donna che non ha più rivisto, che a malapena conosce, a cui non può certo dire “ti amo“, ma che non è in grado di abbandonare, anche a costo di mettere a rischio tutta la sua vita.

Sembra uscito da uno dei capolavori di Michael Mann questo Ivan Locke, ossessionato dal suo lavoro e dalla sua professionalità, testardo, infinitamente romantico, assalito dai demoni del suo passato e dall’illusione di poter aggiustare ogni cosa, sul cantiere come nella vita.

On the road assoluto, notturno, silenzioso, senza approdo, se non quello dell’emozione.

Locke combatte la sua piccola grande guerra privata, tutta in una notte. E noi siamo al suo fianco.

Ovazione in sala stampa.

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5 pensieri riguardo “Venezia 2013. Locke”

  1. […] Locke, diretto Steven Knight con Tom Hardy, è un racconto che usa magnificamente le tre unità aristoteliche: tutto in una notte, praticamente in diretta, chiuso dentro l’abitacolo dell’auto guidata dal protagonista che parte da Londra per affrontare il viaggio più intenso della sua vita. […]

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