Come un tuono – The place beyond the pines

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Come un tuono – The place beyond the pines ***

Il suo Blue Valentine, presentato al Sundance nel 2010 e poi ad Un certain Regard a Cannes, l’aveva segnalato come uno dei giovani registi americani da tenere d’occhio.

L’ambizioso e tragico Come un tuono – The place beyond the pines è la conferma di un talento notevole e coraggioso.

Dopo l’anteprima a Toronto, il film, nonostante la buona accoglienza, è rimasto sotto traccia fino all’uscita in sala.

Cianfrance, coadiuvato da Ben Coccio e Darius Marder, ha scritto un racconto potente che gioca col destino dei suoi personaggi e lega indissolubilmente presente e passato, padri e figli, sotto il cielo grigio e le foreste di pini dello stato di New York.

Siamo a Schenectady, negli anni ’90 verosimilmente, “Handsome” Luke è uno stunt abilissimo con le moto, che si guadagna da vivere in un luna park itinerante, guidando assieme ad altri due compagni, in una pericolosissima sfera di metallo.

Il corpo tatuato, un passato da dimenticare, di solitudine e problemi con la giustizia, un presente randagio ed elettrizzante: il classico white trash, simbolo di un sogno americano mai così menzognero e illusorio.

Alla fine del suo numero viene a trovarlo Romina, una cameriera con cui ha avuto una relazione l’anno prima. I due si scambiano poche parole: lei ormai vive con un altro uomo.

Ma c’è qualcosa che li lega per sempre. Romina ha avuto un figlio. Luke lo viene a scoprire quasi per caso, bussando alla sua porta la sera prima che la carovana delle attrazioni levi le tende.

Decide quindi di prendersi le sue responsabilità, si licenzia e si ferma a Schenectady, in cerca di un lavoro. E’ un istinto primordiale il suo, un retaggio rafforzato dall’abbandono subito.

Nei boschi in cui si diverte a correre in moto conosce Robin, un meccanico che lo accoglie a casa sua, e gli offre un lavoro.

Ma i guadagni sono pochi e i due cercano di sfruttare l’abilità di Luke con la moto, per rapinare banche e fare un po’ di soldi facili.

L’altro protagonista del film è un giovane poliziotto, Avery Cross, appena uscito dall’Accademia. Il padre è stato un giudice della Corte Suprema e avrebbe voluto una carriera diversa per il figlio, laureato in legge e avvocato.

Ad Avery non interessa ragionare sulla giustizia, ma vuole sporcarsi le mani in prima linea.

Ha una moglie premurosa ed un figlio di un anno.

I destini di Luke ed Avery finiranno per scontrarsi inesorabilmente, coinvolgendo anche i loro ragazzi, molti anni dopo.

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Impossibile dire di più senza svelare troppo di un film che invece fa del mistero che lo avvolge un suo punto di forza.

Come un tuono – The place beyond the pines non ha paura di raccontare una storia grande, di forte impatto emotivo, che parte con un magnifico piano sequenza di “Handsome” Luke, che ricorda i fratelli Dardenne e si chiude su un campo lungo di una moto che sfreccia in velocità verso ovest: è come se la grande lezione intimista del cinema europeo e quella fordiana del landscape e della frontiera si passassero il testimone.

Cianfrance ha ambizioni altissime e modelli classici, ma è soprattutto un magnifico direttore d’attori: Ryan Gosling si ritaglia ancora una volta, il ruolo del solitario e silenzioso protagonista. Nei suoi occhi chiari sembra sentirsi l’eco di un passato di sogni non avverati.

Vestito di sole magliette sformate e pantaloni luridi, con capelli biondo platino e sguardo magnetico, il suo “Handsome” Luke è uno sconfitto della vita, un reietto che vive alla giornata, in balia di un destino che non ha scelto e che non può cambiare, costretto a fare i conti persino con l’impossibilità di costruirsi una famiglia.

Istintivo e sfortunato, ha una sola vera compagna di vita, la sua moto. Non a caso le sue sventure cominceranno quando l’amico Robin, per ripicca, la taglierà letteralmente in due.

Avery, interpretato da Bradley Cooper, sembrerebbe essere il controcanto esatto di Luke, buona famiglia e buoni studi, sicuro di sè, determinato: eppure anche lui ha costruito la sua fortuna su una menzogna. Cercherà in tutti i modi di espiare, facendo pulizia nel proprio distretto, e costruendosi un’immagine da eroe, ma il senso di colpa non lo abbandonerà mai.

Bellissimi anche i ritratti delle due donne: la fragile e spaventata Romina di Eva Mendes e la forte e determinata Jennifer di Rose Byrne, un po’ sacrificata nella seconda parte del film.

Il racconto di Cianfrance rischia di suonare a tratti pretenzioso e massimalista. Non ha timore di cantare ancora una volta l’adagio della forza del destino. Persino le sue scelte musicali spaziano dallo Springsteen di Dancer in the Dark, ad Arvo Part, sino alla musica elettronica di Amon Tobin.

Il terzo atto, che vede come protagonisti i figli è certamente più debole degli altri, dal punto di vista drammaturgico, ma anche qui le prove dei due giovanissimi Dane De Haan ed Emory Cohen sono sorprendenti.

Come già in Blue Valentine, Cianfrance racconta lo sfaldamento della famiglia americana, il suo malessere sotterraneo, incomprensibile, destinato ad esplodere fragorosamente; racconta le incomprensioni inevitabili tra padri e figli ed il peso dell’eredità.

E’ forse più bravo a creare personaggi vividi, psicologicamente complessi e magnificamente realisti, che non a ricostruire la trama di un impianto narrativo solido e innovativo.

E’ un po’ il limite di molto cinema indipendente americano, che spesso sembra rivoltarsi con troppa fragilità al dogma mainstream delle sceneggiature di ferro, in nome dello stile e di un modo di raccontare che spesso fa gioco sulla storia.

La fotografia di Sean Bobbit, inglese, ma nato in Texas e consueto collaboratore di Steve McQueen, restituisce magnificamente l’atmosfera plumbea di questo melodramma a tinte fosche ed alterna perfettamente la precarietà della camera a spalla, protagonista del primo atto, con una messa in scena più controllata e tradizionale quando il focus si sposta da Luke ad Avery.

Il titolo italiano richiama una delle battute del film, ma ben più significativo era il posto al di là dei pini, luogo chiave che lega i destini dei protagonisti, nel passato e nel presente.

Da vedere.

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