The Help

The Help *1/2

E’ stato il fenomeno estivo del box office americano. Prodotto dalla Dreamworks di Steven Spielberg, a partire dal romanzo autobiografico di Kathryn Stockett, il film di Tate Taylor è un ritratto, edulcorato quanto basta, della vita di una donna di servizio di colore nel Mississipi degli anni ’60, tra segregazione, diritti civili, talento narrativo.

E’ un classico feel good movie, in cui i ricchi bianchi illuminati ed emancipati aiutano i neri poveri e di buona volontà a superare le difficoltà morali e materiali ed a prendere coscienza delle loro capacità.

C’è un po’ troppo paternalismo nel racconto di Taylor, corretto solo da una prospettiva tutta al femminile e da una indovinata leggerezza nella caratterizzazione dei personaggi, sia bianchi, sia di colore.

Al centro del racconto c’è la giovane Skeeter, una rossa che sogna di fare la giornalista e di trasferirsi a New York. Legata alla donna di colore che l’ha allevata ed ha servito a casa sua tutta la vita, quando quest’ultima improvvisamente scompare, decide di scrivere un libro dalla parte delle governanti, raccontando le loro esperienze nelle case dei ricchi signori bianchi.

Per farlo dovrà vincere la resistenza delle donne di colore ed il timore di rappresaglie, nonchè lo scandalo che ne verrà.

L’aiuteranno Aibileen e Minny: una riservata, timida, che la vita ha provato duramente, l’altra estroversa, chiacchierona, sfrontata. Pian piano il muro di omertà si trasformerà in collaborazione, quasi come reazione alle iniziative della odiosa Sig.ra Holbrook, promotrice di leggi segregazioniste e di iniziative disumane.

La vendetta di Minny nei suoi confronti sarà terribile, dolcissima (… e meritata).

Nel frattempo anche l’oca bionda Celia Foote dovrà tollerare l’emarginazione imposta dalla Holbrook, di cui ha sposato un precedente fidanzato.

Come nel più classico dei film di formazione, successi e fallimenti temporanei si alternano nel racconto di Taylor, che si dilunga per due ore e venti.

Naturalmente i buoni sono buonissimi ed immacolati ed i cattivi hanno la faccia feroce di Bryce Dallas Howard, la quale è di un’antipatia istintiva ed irredimibile.

Lo schematismo ideologico non fa troppo bene al film che cerca un euqilibrio tra elementi realisitici e racconti quasi fiabeschi.

Emma Stone interpreta la protagonista Skeeter con il solito piglio indipendente da novella Scarlett O’Hara, Viola Davis si conferma attrice di straordinaria raffinatezza espressiva e ci regala un’altra madre silenziosa e succube, come già ne Il dubbio.

Octavia Spencer è una rivelazione nel ruolo gustoso di Minny Jackson, ma la vera fuoriclasse è Jessica Chastain, che illumina il film nelle poche scene in cui è presente.

La sua Celia Foote è una Marilyn fuori tempo massimo: icona pop, tutto cuore e semplicità, è l’unica davvero incapace persino di immaginare l’emarginazione e la segregazione. In un anno segnato a fuoco dalle sue interpretazioni drammatiche da The tree of life a Take Shelter, da Salomè a Coriolanus, qui la Chastain cambia ancora registro, dimostrando di avere una leggerezza degna di un film di Billy Wilder.

Se c’è una cosa da salvare in questo corretto, ma prevedibile The Help, è proprio il suo personaggio, così tenero, sconclusionato, naif.

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