Chad Powers – II stagione: il quarterback picchiatello non getta mai la maschera

Chad Powers II stagione **

La seconda stagione di Chad Powers si apre con un brutto infortunio alla spalla per il nostro amato quarterback. Per chi non lo sapesse, Chad è un giocatore di football americano decisamente sui generis. In realtà il suo vero nome è Russ Holiday, un campione costretto a indossare una maschera per tornare in campo, accettando la categoria dei tornei universitari. Russ, messo al bando dal professionismo dopo un clamoroso errore di gioco e una caduta di stile perfino peggiore, con conseguente e inevitabile attacco feroce sui social paragonabile a una damnatio memoriae valida già in vita, si è adattato non senza difficoltà al nuovo personaggio.

Oltre alla trasformazione facciale, Powers per necessità di sopravvivenza si è ritagliato una personalità scomoda, ovvero quella del perfetto stupido. Chad parla in “idiotese”, pronuncia discorsi insensati e si allontana dal gruppo anche durante un allenamento o in occasioni conviviali, adducendo motivazioni ridicole e triviali.

Seconda stagione. Chad, ingaggiato da South Georgia, in appena un anno ha trasformato le sorti della squadra. Ovviamente Russ tenta in tutti i modi di non farsi scoprire, soprattutto ora che è acclamato dalle folle. Il suo segreto, a parte il fidato amico Danny (makeup artist di Chad… oltre a vestire i panni della mascotte Whiskies), per il momento è conosciuto solo da Ricky, la figlia del primo allenatore Jack Hudson e intelligentissima esperta degli schemi d’attacco dei Catfish.

Torniamo all’infortunio. Chad viene atterrato brutalmente. Quel che è peggio, si accorge di aver perso nello scontro con l’avversario… il naso. Non può farsi vedere in volto e non può acconsentire nemmeno alle cure mediche. La prospettiva di un ricovero in ospedale per una radiografia è fuori discussione. La scena è caricaturale ed esagerata. Nell’ambulatorio dello stadio Chad dà di matto. Dice di avere il Covid e si dà alla fuga rocambolesca nei corridoi dell’impianto sportivo. Finché Danny gli indica un luogo sicuro (una specie di bagno chimico). Qui Ricky gli rimette a posto la spalla con una manovra… imparata su Tik-Tok.

Ogni episodio è costruito su canovacci simili a questo appena descritto, con la paura della catastrofe imminente a fare da sfondo, il depistaggio come tattica e strategia necessaria, l’improvvisa soluzione favorita dall’intervento di questo o quel personaggio. Il deus ex machina può essere Ricky che, pur amando Russ, non può non detestarlo per averle mentito. Oppure Tricia, la cinica e fumettistica azionista di maggioranza della squadra, costantemente alla ricerca di sostenitori con molta liquidità a disposizione. O ancora Danny, il ragazzo con l’ossessione dei soldi stampata in testa che a poco a poco si è affezionato a Chad. Cioè a Russ. O forse a entrambi.

Il duo Glen Powell / Perry Mattfeld funziona bene. Powell deve dare una caratterizzazione più drammatica al suo Russ. L’impressione è che i nodi stiano venendo al pettine. La sua relazione con Ricky rischia di finire in un vicolo cieco. Anche perché la figlia di Jack non riesce ancora a perdonarlo. All’orizzonte si profila per lei, tra l’altro, la possibilità di un incarico prestigioso a Syracuse. La ragazza interpretata da Mattfeld acquista centralità nel racconto e la serie, nel complesso, si focalizza maggiormente sui due personaggi principali. Ora Russ deve difendere l’identità di Chad e al contempo non perdere per strada Ricky.

La figura di Gerry cresce di importanza. Il quarterback accantonato in panchina dopo l’inspiegabile arrivo di Powers a South Georgia comincia a sospettare qualcosa. Le sue indagini lo portano vicinissimo alla verità. Gli indizi non mancano, dalla scoperta del filmato che immortala il frame con lo sgambetto di Whiskies ai suoi danni nella prima stagione, fino alla rivelazione sorprendente e inaspettata, quando il padre di Russ si toglie la parrucca al termine del gala della squadra. Gerry vive sopra una lavanderia rimasta vuota dopo il suicidio dei proprietari… roba da David Lynch. L’antagonista di Chad iventa un personaggio a tutto tondo, misogino, paranoide, delirante, una figura che riecheggia l’antropologia dell’utente medio della manosphere. Gerry è interpretato da Colton Ryan, attore di Broadway candidato a un Tony Award nel 2023.

Jack Hudson intanto prova a fare di tutto per tornare in sella. L’allenatore-capo dei Catfish, colto da infarto al termine della precedente stagione. si è salvato per miracolo. Ma la sua vita è stata comunque sconvolta. Per colpa di Russ, ricordiamolo, il buon Jack ha divorziato dalla sua seconda moglie. Ora i medici gli consigliano riposo assoluto, ma Jack si aggrappa con le unghie e con i denti al suo lavoro mentendo alla figlia. Jack continua a voler bene a Chad, anche se non ne capisce le stranezze (“eccelli nel caos e nell’insensatezza”). Come nella migliore commedia degli equivoci, il vecchio allenatore, interpretato da Steve Zahn, non sa che il suo confessore (delirante la sequenza dell’aeroporto) è anche il suo carnefice.

Wynn Everett, cioè Tricia, torna prendendosi il suo spazio, caratterizzando con brio la paladina del pollo fritto locale, con tanto di jet personale a disposizione, di simpatie trumpiane e ossessionata dalla famiglia Clinton. In questa stagione Tricia cerca nuovi finanziatori. È un pretesto per introdurre un nuovo personaggio, il ricchissimo Jay, investitore nel campo dei distributori automatici di lattine. Jay entra a gamba tesa, per restare sotto il cappello della metafora sportiva, nella vita di Russ/Chad. Nonostante la fama da buon partito e un caratterino spigoloso (è l’unico a poter zittire Tricia), i suoi tentativi di avvicinarsi a Ricky non vanno esattamente a buon fine. Colin Woodell (The Originals, Pulse) gioca la parte del bel tenebroso, restando però un po’ marginale nell’economia del racconto.

Nella seconda stagione le scelte di Hudson vengono criticate dalla feroce stampa sportiva ed in generale è messo in scena il gran teatrino del football americano. Jack sa che i South Georgia devono tutto a Chad. Le variabili che possono compromettere la giornata del campione picchiatello sono molte. In primis la pioggia, perché l’acqua è il pericolo numero uno per chi indossa… una maschera di silicone.

Chad non va alle feste. Preferisce restare a casa con la sua “venere acchiappamosche”, cioè una pianta carnivora. L’AD della società bussa alla sua porta ma non lo trova. Per sviare i ficcanaso Chad dice di vivere in un “bunker” a cui si accade attraverso “antichi tunne”l. La serie è sempre in bilico tra lo spassoso e lo stucchevole. Le sciocchezze sono tante. Eppure, non sono gratuite. Il lato demenziale poggia su un presupposto tragico. Non viene mai meno l’idea di fondo, che Russ sia un uomo fallito vittima della sua stessa arroganza. Impersonare Chad è la porta verso il riscatto, sebbene in una situazione ai limiti del sostenibile, umiliante e al contempo formativa.

Quando arriva il giorno della partita decisiva contro Texas, gli autori puntano su un classico della tensione. Il ricatto di Gerry implica la morte sportiva di Chad, in pratica il suo secondo fallimento, perfino più atroce da sopportare del primo. Il quarterback deve decidere cosa fare. Lanciare o non lanciare? La sorpresa finale toglie tutti d’impaccio.

Chad Powers fa ridere sul filo di un’ironia volutamente grossolana. Il materiale umano appartiene all’America profonda. Un padre travestito da coltivatore di fieno. Una guardia del corpo con il nome di donna. Stadi esaltati dal gesto eroico del campione. Promozioni pubblicitarie stupide (“il pollo è il pesce del mare”). E ancora majorette velenose, dirigenti che disprezzano le donne, carriere universitarie, come quella di Danny, legate a doppio filo con l’appartenenza ai corpi sportivi.

In questa cornice estetica, culturale e sociale, esibita con gust pop e magari non originale, le relazioni umane hanno comunque un peso specifico importante. Russ confessa di non aver mai avuto un amico prima di Danny. La solitudine e l’oblio sono pericoli incombenti. Anche il rapporto tra Ricky e Russ è alimentato dal desiderio di riconoscersi a vicenda contro l’odio e le apparenze.

“Il football è pericoloso ma continuerò a giocare finché non mi ucciderà”. Il discorso di Chad, in occasione della consegna del premio di miglior atleta di South Georgia dell’anno, è un punto di svolta nella serie. “Quando non sono in campo mi manca il dolore”. Powers rivela le sue intenzioni per il futuro. Ovvero rinunciare al professionismo rimanendo con i Catfish per un’altra stagione. E Tricia gongola, paragonando l’annuncio dello svalvolato quarterback a quello di Tim Tebow, un grande campione del mondo reale che però, a confronto di quanto appena ascoltato, risulta “eccitante quanto un discorso di John Biden”. Il confronto più duro è con suo padre. Che lo accusa di aver rubato qualcosa alle persone intorno a lui. A Danny, a Ricky, all’allenatore.

Tornare a essere quello di prima o restare Chad Powers? Buttare all’aria quanto di buono realizzato in South Georgia o perseverare nell’inganno? Il dilemma è tutto qui. Mantenere il segreto sull’identità corrisponde a una vera impresa per il protagonista. Ciò corrisponde, sul piano della scrittura della serie, a una ricerca di idee funzionali a salvare il prodotto. La creatura di Glen Powell e Michael Waldron boccheggia come un pesce-gatto, eppure in qualche modo resta a galla. Merito dello sforzo degli autori. Per il momento lo script tiene, grazie alla soluzione di allargare un po’ il focus degli eventi, concentrandosi meno sull’agonismo per fotografare situazioni collaterali, sempre rientranti nell’ecosistema del football americano, oltre ai rapporti umani e ai sentimenti.

Lecito chiedersi se abbia senso proseguire con una terza stagione. La scena finale lascia intendere che la relazione tra Chad, ops, Russ e Ricky sia finalmente sbocciata. I due ficcanaso, cioè Jay e Gerry, sono stati sbaragliati. La ruota gira. Il karma si trasforma. Si profila un trasloco all’insegna del lusso. Le casualità (atmosferiche e non), sempre minacciose, potrebbero impensierirlo di meno. Però… dimostrare di essere cambiato è una responsabilità individuale, tutta sua. Cioè di Russ. Il gesto di consolare il giovane kicker, reo di aver sbagliato il calcio all’ultimo secondo, va in questa direzione. Perché come dice Chad, il football è uno sport in cui “c’è sempre qualcuno che ti tira giù” e al vero campione non resta che rialzarsi dalla caduta e, mascherato o meno, riprendere a correre.

Titolo originale: Chad Powers

Numero di episodi: 6

Durata: 30 minuti l’uno

Distribuzione Disney+

Uscita: Settembre 2026

Genere: Sports comedy

Consigliato a chi: conosce la biografia di Janet Jackson, crede di meritare un posto sull’Arca, non trova motivi per non rispettare le tradizioni.

Sconsigliato a chi: ha paura di entrare in una batcaverna, si chiede se i palloncini soffrano di vertigini, vorrebbe scrivere a Millie Bobby Brown.

Ascolti, letture e visioni parallele:

Il principale podcast italiano sul football americano: Angolo NFL. Disponibile su Spotify e Apple Podcasts.
Vincere non basta, bisogna dare l’esempio: Riccardo Gazzaniga, Abbiamo toccato le stelle. Storie di campioni che hanno cambiato lo sport, Rizzoli (2019).
La storia vera di Kurt Warner, da commesso di supermercato a star del campionato NFL: Non mollare mai (American Underdog), con Zachary Levi. Disponibile su varie piattaforme.
Una lezione valida per tutti: non tradire chi ha creduto in te.

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