E’ l’Ansa a comunicare laconicamente che a soli cinquantadue anni ci ha lasciato, per motivi di salute, il regista cileno Sebastián Lelio.
Nato a Mendoza in Argentina, in una regione ai piedi delle Ande, si era trasferito da piccolissimo a Viña del Mar con la madre cilena. Gli anni dell’infanzia e della giovinezza sono stati segnati da continui spostamenti, anche negli Stati Uniti.
Dopo aver studiato giornalismo all’università gira i primi corti, a cui seguono video musicali, documentari e lavori televisivi.
Il suo debutto nel cinema viene battezzato dal festival di San Sebastian nel 2005: La sagrada famiglia, girato in appena tre giorni e poi montato per un tempo infinito segna la nascita di una voce già forte e originale.
La Quinzaine ospita nel 2009 il suo secondo film, Navidad, che già racconta i temi del desiderio, dell’identità personale e della sessualità, mentre il terzo lungometraggio, El Año del Tigre, è a Locarno nel 2011: girato nei mesi successivi al terremoto del 2010, racconta di un prigioniero in fuga e affronta i temi della fede all’interno di una cultura, quella sudamericana, che ne è permeata profondamente.
Il grande successo internazionale arriva tuttavia con Gloria nel 2013: la protagonista Paulina García vince il premio di migliore attrice alla Berlinale e Lelio conquista il premio della giuria. Il film inaugura il sodalizio del regista con Fabula dei fratelli Larraín.
Nello stesso anno ottiene la prestigiosissima Guggenheim Fellowship.
Nel 2017 scrive e dirige il suo capolavoro, Una donna fantastica, con il quale vince l’Orso d’Argento a Berlino e poi l’Oscar per il miglior film straniero, il primo cileno a riuscirci. Costruito su un miracoloso equilibrio tra i toni del thriller psicologico e quelli dei un melodramma sull’abbandono e sulla ricerca di sè e acceso dalla luce calda e cromaticamente densa della fotografia di Benjamín Echazarreta, il film è un ritratto malinconico e crudele di un amore impossibile, che la morte finisce per negare del tutto.
Nello stesso anno esce Disobedience, il suo primo lavoro in lingua inglese, che racconta ancora una volta come la fede influenzi il comportamento dei protagonisti, in un ambiente chiuso e permeato da una religiosità molto rigorosa, all’interno di una comunità ebraica: il rapporto dei personaggi con la fede e con le scritture riveste un ruolo essenziale, non solo privato, ma anche pubblico.
Il remake americano di Gloria è l’occasione per ritornare sulla sceneggiatura scritta assieme a Gonzalo Maza, rinnovando lo straordinario ritratto femminile d’inizio secolo, anche nella sua versione losangelina. Un ritratto impreziosito dalle interpretazioni di Julianne Moore e John Turturro, che conquistano i ruoli principali e non fanno rimpiangere i protagonisti originali.
Nel 2022, in pieno Covid, esce per Netflix Il prodigio, probabilmente il più straordinario e maturo dei suoi lavori, in cui restano centrali i temi della religiosità e della scienza: il film è immerso in una cornice metanarrativa che esalta lo straordinario lavoro di scrittura di Emma Donoghue, autrice del libro da cui il film è tratto e della commediografa e sceneggiatrice inglese Alice Birch, che con Lelio l’ha adattato per lo schermo.
Florence Pugh è qui sublime e magnetica in un ruolo tormentato e testimoniale.
L’ultimo nono film di Lelio, presentato a Cannes 2025 e ancora inedito, si intitola La Ola ed è un musical militante che prende spunto dalle diffuse proteste nelle università di Santiago del 2018, sull’onda del #metoo e delle legittime rivendicazioni femminili e femministe, che hanno portato direttamente alla più vasta protesta dell’Estallido Social.
Lelio stava lavorando ad un adattamento del romanzo Poeta Chileno di Alejandro Zambra, ma il tempo gli è improvvisamente mancato.
La sua voce così ricca di sfumature e cromatismi e il suo sguardo così elegante e rigoroso, capace di indagare con la stessa curiosità gli abissi dei sentimenti e i recessi della spiritualità, restano tra i più significativi e forti nel cinema del nuovo secolo.
