Gloria Bell. Recensione in anteprima!

Gloria Bell ***

Nel febbraio del 2013 un giovane regista cileno, Sebastian Lelio, travolge la Berlinale con il suo quarto film, uno straordinario ritratto femminile, che spinge Paulina Garcia, la sua protagonista, a conquistare un meritatissimo premio per la migliore interpretazione.

Prodotto dai fratelli Larrain con la loro Fabula, Gloria diventa poi un successo internazionale, nel circuito arthouse.

Cinque anni dopo, Sebastian Lelio vince il premio Oscar con il film successivo, Una donna fantastica, debutta in una produzione internazionale con Disobedience e viene scelto da Julianne Moore per rifare il suo Gloria negli Stati Uniti.

L’idea del remake americano di un proprio film è sempre una scelta rischiosa, che suscita immediato pregiudizio: i critici sono sovente spettatori da colpo di fulmine, innamorati della loro prima volta, capaci di dimenticare, non appena si spengono le luci in sala, che le storie sono sempre le stesse e che il piacere di sentirle raccontare bene è forte almeno quanto quello di una nuova scoperta.

Tuttavia le strade per re-immaginare un proprio lavoro possono essere diverse: quella intrapresa da Lelio è all’insegna della fedeltà assoluta allo script originale, firmato assieme a Gonzalo Maza.

Gloria Bell è un una donna di cinquant’anni, separata da tempo, con due figli ormai adulti. Lavora al mattino in una compagnia assicurativa e la sera si diverte a bere martini e ballare scatenata i vecchi classici disco, flirtando con compagni di una notte.

Quando conosce Arnold, un uomo più grande di lei, che gestisce un parco dove si gioca a paintball, le cose tra di loro si fanno più serie.

Ciascuno ha un’altra famiglia alle spalle, ma il rapporto con i propri cari è radicalmente diverso: Arnold è succube delle sue figlie, trentenni mai cresciute, che lo tempestano di telefonate, dipendenti in tutto e per tutto dal padre.

I figli di Gloria invece sono fin troppo autonomi: il più grande sta crescendo un neonato da solo, mentre la compagna è scomparsa a cercare se stessa nel deserto, la più piccola invece è rimasta incinta di un surfista svedese ed è sul punto di trasferirsi in Europa.

Tutte queste novità finiscono per addensarsi sulle spalle di Gloria, creando una tempesta emozionale, che richiederebbe una stabilità, che Arnold non riesce mai a darle.

Neppure un viaggio a Las Vegas sembra far funzionare le cose davvero tra di loro…

Straordinario ritratto femminile d’inizio secolo, Gloria rimane, anche nella sua versione losangelina, un film di rara bellezza, impreziosito dalle interpretazioni di Julianne Moore e John Turturro, che conquistano i ruoli principali e non fanno rimpiangere i protagonisti originali.

Per una volta il cinema non si occupa di persone eccezionali, di eroi, di killer o poliziotti, di villain impossibili, ma semplicemente di una donna. Una donna fantastica, questo sì, che vive il suo tempo senza rimpianti, convinta che la sua libertà e la sua dignità siano sempre il bene più prezioso e che la sua vita si misuri davvero nelle relazioni con gli altri, lontano da ogni inutile egocentrismo.

Una donna che preferisce però ballare da sola, quando chi le sta accanto non si dimostra all’altezza.

Lelio con straordinaria sensibilità si limita a cambiare il paesaggio, che fa da sfondo alla sua storia, conservando gelosamente tutti gli elementi originali e aggiungendo una leggerezza ancor più necessaria al suo racconto. Santiago e Vina del Mar diventano così Los Angeles e Las Vegas, ma il suo sguardo sulle due capitali dell’effimero americano è straordinariamente pertinente.

Lelio riesce a inquadrare la città degli angeli come pochi prima di lui. Quasi tutta in interni borghesi, con la luce sempre di taglio, irriconoscibile eppure, per una volta, comune, ordinaria, un luogo in cui milioni di persone vivono davvero, non la mecca del cinema, il set di un sogno senza confini.

Anche il non-luogo per eccellenza dell’immaginario americano, ovvero Las Vegas, con le sue pacchianerie luccicanti, diventa un luogo di solitudini condivise, di abbandoni selvaggi e risvegli sgradevoli.

All’interno di queste nuove coordinate, Lelio muove la sua storia il meno possibile, lasciando che siano gli attori a entrare nei personaggi originali e a farli propri.

Fare un confronto sarebbe sbagliato. Ma Julianne Moore riesce a donare al film non solo il suo talento, ma la sua storia e i suoi personaggi, da America oggi a Il grande Lebowski, da Lontano dal Paradiso a Magnolia, fino a Maps to the Stars: ciascuno di loro contribuisce a creare la complessità e la verità di Gloria.

Difficile non identificarsi con un personaggio così meravigliosamente ricco, che dietro una calma e una forza apparenti, sembra nascondere un’esplosione di gioia di vivere, di malinconie, di fragilità.

Gloria è una donna che non ha paura di mettersi in gioco, di donarsi agli altri, anche se questo non sempre paga.

John Turturro ha il ruolo più ingrato, ovvero quello dell’amante impacciato, che continua a fuggire e tornare, mai davvero all’altezza, ma gli dona la sua grazia, le sue stranezze e una profondità tragicomica, che mancava all’originale.

Fortemente voluto da Julianne Moore, Lelio è tornato sui suoi passi, come un regista teatrale che si trovi a rimettere in scena un suo spettacolo storico, in una nuova versione. Lo ha fatto con la passione e l’umiltà di un grande esecutore, capace di trovare nuove sfumature, anche grazie alla direttrice della fotografia, Natasha Braier (The Neon Demon), che ha illuminato una Los Angeles tutta di mezzi toni.

Se restasse infine qualche dubbio sull’utilità e il senso dell’operazione Gloria Bell – in qualche modo diminutiva rispetto all’originale interpretato da Paulina Garcia – sarebbe fugato immediatamente, non appena la macchina da presa di Lelio isola Julianne Moore, di spalle, nella primissima scena del film, con il suo abito migliore, i suoi grandi occhiali e il suo martini cocktail.

Basta una sola scena alla Moore per appropriarsi del personaggio e trasformare il film nell’equivalente cinematografico di un nuovo adattamento di un testo, che magari conosciamo benissimo, che abbiamo amato in passato e che non vediamo l’ora di riscoprire ancora.

Da non perdere.

In Italia dal 7 marzo 2019, con Cinema distribuzione.

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Un pensiero riguardo “Gloria Bell. Recensione in anteprima!”

  1. […] *Lelio riesce a inquadrare la città degli angeli come pochi prima di lui. Quasi tutta in interni borghesi, con la luce sempre di taglio, irriconoscibile eppure, per una volta, comune, ordinaria, un luogo in cui milioni di persone vivono davvero, non la mecca del cinema, il set di un sogno senza confini.* (stanzedicinema) […]

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