Cannes 2016. The Neon Demon

The Neon Demon poster

The Neon Demon *1/2

When aspiring model Jesse moves to Los Angeles, her youth and vitality are devoured by a group of beauty-obsessed women who will use any means necessary to get what she has in The Neon Demon, the new horror thriller from Nicolas Winding Refn.

Certificazione definitiva di una crisi o quantomeno di una involuzione preocupante, The Neon Demon e’ una delle delusioni piu’ brucianti del concorso ufficiale.

Nonostante il pessimo Only God Forgives, il nome di Refn, assurto al culto dei cinefili ‘nocturni’, grazie a Pusher, Bronson e Drive, era ancora uno dei piu’ attesi sulla Croisette.

Il suo nuovo film, che vorrebbe echeggiare Mulholland Drive di Lynch, almeno quanto l’iperrealismo di Powell e Pressburger ed il gusto per la contrapposizione geometrica dei colori dell’Argento di Suspiria, racconta l’ascesa di Jesse, una giovanissima ragazza dell’Oklahoma nel mondo spietato della moda di Los Angeles, alle prese con una truccatrice e altre due modelle invidiose della sua bellezza naturale.

Il film e’ una fantasmagoria di luci e forme, colori e incubi notturni.

Verita’ e menzogna, sogno e immaginazione si confondono continuamente in un racconto che usa la metafora facile del cannibalismo in un mondo che vive costantemente sull’orlo dell’anoressia, per rappresentare la lotta senza esclusione di colpi in un microcosmo in cui la bellezza non e’ tutto. E’ l’unica cosa.

Solo che la Los Angeles ricostruita da Refn è tutta di superficie, popolata di personaggi bidimensionali, senza ombre, figurine uscite da un album che vorrebbe essere originale, ma risulta solo camp.

La sceneggiatura accumula banalita’ e suggestioni da spot pubblicitario, in un trionfo di maniera, tanto che Refn firma le sue immagini con il suo acronimo, se non si fosse ben capito.

Forse siamo noi a prenderlo dannatamente sul serio e a non comprendere la feroce ironia del danese, che spiazza e confonde le attese. Eppure anche questo The Neon Demon ci sembra alla fine solo un pasticcio indigeribile, avvolto in una confezione patinata e stordente. Un pasticcio che persino le sue protagoniste finiscono per vomitare, come nella scena conclusiva del film.

Il sovraccarico di simboli, simmetrie, contrasti, sembra nascondere solo uno spaventoso horror vacui, una spiazzante e prematura assenza di idee. Il cinema di Refn si e’ fatto pura forma, eterea ed evanescente, che cattura l’occhio solo per pochi istanti, una sorta di flash subliminale, che vorrebbe rimanere nella memoria, ma che alla fine risulta solo fastidioso.

Refn, forse stordito dal successo di Drive, continua a rimirarsi, a pavoneggiarsi, maître à penser di un cinema sempre piu’ glaciale, sempre piu’ inutile, sempre piu’ noioso, almeno per quelli che non riescono a trovare divertente questo continuo e sconsiderato spreco di talento.

Il film, in effetti, finisce dopo il primo perfetto carrello all’indietro: una modella bellissima giace su un divano, brutalmente assassinata. The Neon Demon e’ tutto li’, in quei primi cinquanta secondi, in quella suggestione, in quella bellezza violata.

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