Andrai all’inferno: un viaggio affascinante nella cultura giapponese e un inno alla libertà delle donne

Andrai all’inferno – Straight To Hell ****

Andrai all’Inferno racconta l’ascesa, la caduta e la rinascita di Kazuko Hosoki, una delle figure più controverse della cultura giapponese degli ultimi anni: cartomante, imprenditrice di successo, personaggio di grande impatto mediatico, capace come pochi di dividere il pubblico.

La serie si apre nel segno della timida scrittrice Minori Uozumi (Sairi Ito), incaricata di scrivere la biografia di Hosoki (Erika Toda). Due mondi diversi e per molti aspetti opposti che, superata un’iniziale e reciproca diffidenza, si incontrano e si scoprono per molti aspetti simili. Le conversazioni con Hosoki svelando cosa si celi sotto la facciata del “personaggio pubblico” e rivelano le contraddizioni, le ferite, i vizi e le fragilità nascoste dietro l’immagine conosciuta dal pubblico attraverso i media.

Per questa ragione il racconto parte dal passato, così da assumere ben presto il respiro epico della rinascita di una nazione prostrata dalla seconda guerra mondiale, ma con l’ambizione di recuperare il proprio status economico internazionale. Ai nostri occhi appare il Giappone del dopoguerra, dove la giovane Kazuko cresce in condizioni di estrema povertà, da cui si affranca a fatica, lasciando la scuola e iniziando a lavorare nei locali notturni di Tokyo. Qui, grazie a un misto di ambizione, intuito psicologico e capacità di manipolazione, diventa rapidamente una figura dominante, guadagnandosi il soprannome di “regina di Ginza”, il quartiere di lusso della città dove hanno sede i club che dirige con classe e determinazione.

Fidarsi dell’uomo sbagliato porterà però Hosoki ad una rovinosa caduta: la donna finirà con il perdere tutti i locali e anche la cosa a cui tiene di più, cioè la propria libertà. Sarà solo grazie ad una lotta interna alla Yakuza che Hosoki riuscirà a riacquistare la propria indipendenza, per poi scoprire un talento che cambierà la sua vita: la capacità di leggere le persone e di influenzarle. Da questa consapevolezza nasce la sua trasformazione in cartomante prima e poi in personaggio televisivo, celebre per i toni duri, le profezie inquietanti e la personalità tagliente che affascina e intimorisce milioni di giapponesi.

Con il proseguire della narrazione il rapporto tra Minori e Kazuko diventa sempre più complesso: la giovane scrittrice prova direttamente il fascino e la capacità di manipolazione della donna, superando la sua originale diffidenza e finendo per mettere in discussione tutto ciò che credeva di sapere su di lei, ma acquisendo anche una maggior consapevolezza di se stessa e dei propri desideri.

La particolarità della serie sta proprio nel rapporto tra le due donne, così diverse per indole e manifestazioni esteriori e pure così simili nel desiderio di libertà e di affermazione del proprio sé. La diffidenza di Minori è la stessa dello spettatore che si approccia ad una serie che ha per protagonista una cartomante, una di quelle donne che normalmente viene etichettata, nel migliore dei modi, come un’abile affabulatrice che specula sulla credulità altrui. Il racconto dell’attività di Hosoki è in realtà di scarso peso nel racconto che invece punta, almeno fino al quinto episodio, piuttosto sulla descrizione di una personalità femminile forte ed emancipata alle prese con una società patriarcale carica di pregiudizi e di stereotipi sul ruolo della donna.

Gli stessi pregiudizi con i quali si trova ancora a fare i conti la neo-mamma Minori e che la spingono ad allontanarsi dal marito per poter tutelare la propria indipendenza e la propria carriera lavorativa. Minori però ha pulsioni sotterranee che Hosoki riesce ad intercettare e portare allo scoperto, dimostrando una capacità, forse innata, ma coltivata ‘all’università della strada’, di leggere le persone e di cogliere con uno sguardo il loro non detto. Il personaggio di Hosoki presenta un mix affascinante di forza e fragilità: la stessa smisurata ambizione che la caratterizza è lo strumento che le consente di affermarsi in una società maschilista e altamente competitiva, ma è anche il limite che le impedisce di essere felice e di realizzarsi nella vita privata. Un limite che si riflette anche sul lavoro, dal momento che è proprio affidandosi agli uomini sbagliati che Hosoki affronta le sue più cocenti delusioni professionali.

Attraverso situazioni molto diverse e contrastanti, la serie cambia tono e registro, passando dal melodramma alla commedia, dal documentario al dramma storico senza perdere l’unità di fondo della narrazione e la sua energia. La vita di Hosoki è così ricca di colpi di scena e di avventure che per molti aspetti rende attuale la tradizione narrativa del grande romanzo dell’800, a cui rimandano la lotta per la sopravvivenza prima e, dopo, quella per l’affermazione; le cadute e le rinascite; i tentativi di suicidio e il successo planetario. C’è anche un chiaro riferimento alla grande arte cinematografica giapponese, nel raccontare la stessa storia, come quella del rapporto con la cantante Shimakura, da punti di vista radicalmente differenti.

Le qualità della serie vanno oltre a quelle narrative: non è solo una storia affascinante, ma la produzione ha dei tratti di eccellenza sia a livello di regia che di fotografia, con passaggi in bianco e nero legati all’infanzia di Hosoki di grande impatto visivo (e di chiara matrice cinematografica). La regia è stata curata da due diversi direttori, Norichika Oba e Tomoyuki Takimoto, entrambi noti nell’ambiente orientale, in grado di dare grande unità visiva al racconto e di non penalizzare, con la ricerca di personalismi stilistici, un racconto nato per essere visto come flusso narrativo .

Per quanto la vicenda di Hosoki si possa leggere in modi diversi, se si combina con quella di Minori appare chiaro come il messaggio della libertà e dell’autonomia delle donne sia al centro della serie. Non solo esse rappresentano i personaggi principali, ma appaiono come l’ossatura che sostiene il Paese, nella sua rinascita e nel suo affermarsi come potenza economica globale: siano esse imprenditrici, artiste, donne di famiglia o altro, è a loro che la serie dedica i momenti più intensi.

Nella perigliosa navigazione alla ricerca di qualcosa di fresco e originale, Andrai all’inferno rappresenta un approdo che ci sentiamo di consigliare senza esitazioni.

TITOLO ORIGINALE: Jigoku ni Ochiru wa yo

DURATA MEDIA DEGLI EPISODI: 50 minuti

NUMERO DEGLI EPISODI: 9

DISTRIBUZIONE STREAMING: Netflix

GENERE: Drama Biography History

CONSIGLIATO: a quanti amano le storie dal respiro ampio, capaci di raccontare un secolo di trasformazioni sociali ed economiche accanto al percorso esistenziale dei protagonisti.

SCONSIGLIATO: a quanti si aspettano un’opera dal ritmo serrato e che prenda una posizione precisa nei confronti della protagonista: qui non si vuole né assolvere né condannare, ma piuttosto presentare un personaggio ricco di sfumature e di contraddizioni, ma affascinante.

VISIONI PARALLELE: The Glory (2022-2023), paragonabile, oltre che per la qualità, per la complessità del personaggio femminile protagonista e per la sua determinazione, anche se il tono complessivo è quello di un thriller psicologico più che di un dramma sociale.

UN’IMMAGINE: il titolo della serie ricorda non solo la frase con cui la madre minacciava la giovane Hosoki, ma mostra come la stessa protagonista, divenuta adulta, usi la minaccia dell’“inferno” per spingere le persone a cambiare comportamento, sfruttando la paura come leva psicologica. Il suo è peraltro un linguaggio duro, ma con un’ambizione salvifica, capace di leggere le debolezze altrui e di metterle a nudo senza finzioni.

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