Siccità

Siccità *1/2

Lo scrittore Paolo Giordano come soggettista, Francesca Archibugi e Francesco Piccolo come sceneggiatori, la fotografia di Luca Bigazzi, il montaggio di Jacopo Quadri, un cast che riesce a mettere assieme tra i tantissimi Silvio Orlando e Valerio Mastandrea, Tommaso Ragno e Claudia Pandolfi, Monica Bellucci e Sara Serraiocco.

Purtroppo la montagna di talento coinvolto da Paolo Virzì per il suo Siccità ha prodotto il più classico dei topolini. Anzi forse una delle blatte che infestano la Roma del film, in cui non piove più da oltre un anno e in cui l’acqua è razionata e scarseggia, lasciando il Tevere asciutto e provocando una misteriosa epidemia che travolge molti dei personaggi del film.

In una struttura narrativa a mosaico in cui i legami tra i personaggi si costruiscono un pezzo alla volta e gli incroci del destino richiamano tutto un cinema degli anni ’90 che nessuno oggi fa più, Siccità riesce nell’impresa di non spaventare mai nessuno, di non dire assolutamente nulla di originale sull’emergenza climatica, di non strappare mezza risata e di risolvere tutte le storie nel modo più consolatorio possibile.

Le linee narrative sono troppe e tutte piuttosto sciatte, nonostante un tentativo di scrittura originale, che esclude la solita borghesia romana insoddisfatta, in favore di un’umanità meno omologata.

Ci sono una coppia formata da un avvocato che cerca di tradire la moglie medico, con una compagna del liceo, un detenuto di lungo corso che esce per sbaglio dal carcere e se va libero per le strade in cerca della figlia, un attore teatrale riciclatosi guru dei social, un ex autista di auto blu, ossessionato dal fantasma di un presidente del consiglio suicidatosi dopo le dimissioni, un professore veneto convocato a Roma come esperto, che si gode l’improvvisa notorietà e viene invitato a casa da una famosa attrice, infine un commerciante caduto in rovina, che sequestra un richiedente asilo del Mali, che sta avendo più successo di lui in tv, come vittima della crisi.

Nel corso di una lunga giornata, i destini di questi e di altri personaggi finiranno per collidere e collassare.

America oggi è forse l’ispirazione più esplicita di Virzì, ma qui siamo lontani dalla crudeltà e dall’amarezza di Altman e dalla sua capacità sensazionale nel gestire narrazioni corali. Siccità è semplicemente un pasticcio, che forse avrebbe avuto vita migliore se trasformato in una serie tv: non solo perchè il piccolo schermo è la dimensione che gli appartiene per la qualità piuttosto modesta delle sue ambizioni, ma anche perchè le sue storie avrebbero goduto di un miglior approfondimento nello spazio lungo della serialità.

Se questo è il film a cui il cinema italiano si affida per sostenere il ritorno in sala autunnale, c’è da essere preoccupati…

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