I figli degli altri

I figli degli altri – Les enfants des autres **

La commedia sentimentale di Rebecca Zlotowski è una curiosa presenza nel concorso veneziano, ma anche grazie alla sensibilità dei suoi interpreti e ad una messa in scena leggera e pertinente, trova un suo spazio di legittimità.

La regista di Un’estate con Sofia e Planetarium racconta la storia di un’insegnante di quarant’anni, Rachel, che si innamora di un padre single, incontrato ai corsi di chitarra, Ali.

I primi incontri, le cene, le serate passate assieme, le vacanze in Camargue, sono il preludio ad una relazione più stabile in cui c’è un terzo elemento forte: una bambina di quattro anni, Leila, figlia della precedente relazione di Ali con Alice.

Prendersi cura dei “figli degli altri” è un compito difficile, soprattutto per chi, come Rachel, vorrebbe tentare di essere madre in prima persona. Il caso e l’età non sembrano consentirglielo e allora si dedica a Leila senza risparmiarsi, costruendo un rapporto speciale, non privo di incomprensioni, delusioni, passi falsi.

Solo che la precarietà dei rapporti finisce per cambiare ogni cosa.

Il film si muove con una grazia invidiabile, che consente di assecondare la leggerezza della commedia borghese, senza lasciarla trascolorare nella banalità.

Il lavoro della Zlotowski sui sentimenti materni è particolarmente delicato e dimostra una sensibilità e una maturità, che forse nei suoi lavori precedenti non le riconoscevamo sino in fondo.

Il resto lo fa un copione semplice, lineare, privo di grandi difetti, che si affida giustamente al talento di un paio di interpreti indovinatissimi, come la sempre generosa Virginie Efira, che regala a Rachel fascino, dolcezza e determinazione.

E come Roshdy Zem, compassionevole anche nelle sue retromarce sentimentali.

Il film arricchisce la biografia della protagonista con uno sguardo non banale sul mondo della scuola, lasciandole lo spazio del riconoscimento professionale e di un flirt sentimentale, quando le cose sembrano volgere al peggio.

Interessante anche il coté ebraico, da cui Rachel proviene, che contribuisce alla creazione di un personaggio vero, tridimensionale, di cui intravvediamo il passato in modo intelligente.

Gustoso il cameo di Frederick Wiseman nei ruolo del ginecologo.

2 pensieri riguardo “I figli degli altri”

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.