Venezia 2016. Planetarium

Planetarium *1/2
Fuori Concorso

Parigi, tardi anni Trenta. Kate e Laura Barlow, due giovani spiritiste americane, stanno concludendo un giro del mondo. Affascinato dal loro dono, André Korben, potente produttore cinematografico francese, le ingaggia per girare un film molto ambizioso. Nel vortice del cinema, degli esperimenti e dei sentimenti, questa nuova famiglia non si accorge di ciò che si sta preparando per l’Europa.

Uno dei film più improbabili della Mostra, questo Planetarium di Rebecca Zlotowski, immagina due medium americane a Parigi, contatate da un produttore di origini ebree polacche, ossessionato dall’idea di trasferire sulla pellicola le figure fantasmatiche evocate dalla coppia.

Nel frattempo la sorella più grande, meno dotata dal punto di vista esoterico, viene lanciata anche come attrice, mentre il produttore si dedica ad esperimenti più o meno metafisici con la sorella più piccola.

La Zlotowski confeziona un pasticcio inenarrabile senza capo nè coda, che poggia interamente sulle spalle di Natalie Portman.

L’attrice americana ce la mette tutta per dare spessore ad un personaggio vuoto, costretto a muoversi in un contesto improbabile, ma non basta: il film deraglia ad ogni curva, non si capisce mai cosa voglia raccontare e perchè; mescola paranormale, bugie, ossessioni, sogni di celluloide in una centrifuga impazzita.

Da dimenticare.

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