Kingdom: Ashin of the North. Un solido horror

Kingdom: Ashin of the North ***

In una zona di confine tra il Joseon, corrispondente all’odierna Corea del Sud e i territori controllati dai Giapponesi, si trova il villaggio dove la piccola Ashin vive con il padre, le sorelle e la madre malata. I suoi concittadini sono trattati dagli altri Jurchen1 come una razza inferiore perché hanno accettato di vivere nel territorio Joseon, giurando fedeltà a un re straniero. Così, quando, di ritorno dal bosco alla ricerca del rarissimo fiore blu in grado di curare le malattie e di resuscitare i morti, Ashin trova il suo villaggio distrutto e gli abitanti impiccati ad un traliccio, è naturale che ritenga responsabile la popolazione dei Pajeowi, una delle tribù Jurchen più aggressive. Per anni Ashin cova nel cuore un indomabile istinto di vendetta e, una volta cresciuta e diventata un’abile arciera, coglie l’occasione che le si presenta durante una perlustrazione per dare alle fiamme il campo militare dei Pajeowi, dove peraltro ritrova il padre, tenuto prigioniero da anni in condizioni disumane. Dopo aver dato alle fiamme il campo degli odiati nemici, Ashin scopre come i veri responsabili della strage del suo villaggio siano altri, proprio gli stessi soldati Joseon che l’hanno accolta e, in qualche modo, fatta crescere. Per anni aveva accettato di compiere i lavori più umili, di vivere in una stalla e di essere sfruttata, con l’unico scopo di poter un giorno vendicare la propria gente. Ora, dopo aver scoperto cosa è realmente accaduto, le appare chiaro che il suo compito non è ancora terminato: in possesso del fiore blu, non esita a servirsene, ma non a scopo terapeutico, quanto piuttosto per scatenare il terrore in tutta la regione. Inizia in questo modo l’epidemia zombie che il principe ereditario Lee cercherà di affrontare nella serie Kingdom.

Possiamo definire Ashin of the North come un episodio spinoff o come un film prequel della vicenda narrata in Kingdom. Non mi sono mai appassionato granché di definizioni e in questo caso trovo l’esercizio piuttosto scivoloso, a riprova della fluidità delle categorie all’interno dei mondi narrativi creati dalla serialità complessa contemporanea. Questo film del resto potrebbe benissimo essere gustato anche da chi non ha mai visto la serie a cui rimanda. Il fatto che l’epidemia zombie affondi le radici nelle vicende di un personaggio che compare sul finire della seconda stagione dello show2, la misteriosa arciera Ashin, è un elemento di maggior coinvolgimento per quanti hanno già conosciuto questo personaggio, ma non impedisce in alcun modo l’ingaggio dello spettatore all’oscuro delle vicende narrate dalla serie. Al contrario, il film potrebbe costituire un ottimo portale d’ingresso al medioevo coreano infestato di zombie di Kingdom.

Ancora una volta la qualità tecnica si associa alla forza del messaggio, un vero e proprio grido dei popoli emarginati, schiacciati dagli interessi e dalla violenza delle altre nazioni. Il villaggio di Ashin, indifeso e vulnerabile, appare come la vittima sacrificale sull’altare delle lotte per la supremazia geopolitica nella regione. Sprofondiamo così in un mondo costruito sulle sopraffazioni della forza, sull’ipocrisia del potere, sul cinismo con cui anche le persone per bene si approfittano di quanti sono nel bisogno. In un mondo siffatto non sembrano esserci altre vie d’uscita che l’azione violenta, la vendetta del singolo che si pone fuori dal sistema, oscillando dalla posizione di vittima a quella di carnefice. Tra queste due polarità (vittima-carnefice) si situa una delle figure proprie della nostra contemporaneità narrativa e cioè l’antieroe. In questo caso poi è una donna ad assumere il ruolo di antieroe, un altro elemento che ci appare significativo.

Influenzata dalle revenge tragedy del cinema di Hong Kong3, la storia non esita ad indulgere, anche più esplicitamente della serie, in scene efferate e violente, soprattutto nella seconda parte della narrazione, quando entrano in campo gli zombie. E’ indubbiamente questo il momento in cui l’horror prende il sopravvento sia sul dramma politico che sulla storia di vendetta. Gli effetti speciali immergono lo spettatore in questo universo buio e senza possibilità di salvezza, popolato da zombie che ci appaiono come credibili, agili e, soprattutto, terribilmente affamati.

Una nota di merito per l’interpretazione di Jun Ji-hyun nei panni di Ashin che, come ci ricorda Lorenza Negri è: “una delle attrici coreane più conosciute all’estero (era in Il ventaglio segreto con Hugh Jackman ed è stata la protagonista della coproduzione francogiapponese Blood: The Last Vampire), torna dopo una pausa professionale di quattro anni con un ruolo di forte impatto drammatico in controtendenza rispetto ai ruoli comici che ne hanno decretato il successo”4.

Ashin of the North è un buon prodotto, soprattutto dal punto di vista tecnico: affascinante la ricostruzione dei villaggi militari e dei costumi del tempo, sapiente l’uso di inquadrature a piombo e di campi lunghi per rendere la complessità della relazione tra uomo e ambiente, sempre efficace la fotografia, specie quando cala la notte zombie. Qualche appunto potrebbe invece essere mosso alla gestione dei tempi narrativi: a fronte di una prima parte drammatica che risulta nel complesso un po’ troppo lenta e macchinosa, segue una seconda parte che scorre anche troppo velocemente per essere pienamente apprezzata. La conclusione poi, per quanto autonoma, lascia lo spettatore di fronte al manifestarsi di un fenomeno che senza lo sviluppo della serie resterebbe imponderabile. E’ quindi solo nella prospettiva data dalla serie Tv che il racconto trova il suo pieno sviluppo e la produzione il suo respiro narrativo.

Va ricordato che il film (come la serie del resto) non è doppiata in italiano ed è quindi disponibile alla visione solo con i sottotitoli.

Titolo originale: Kingdom –Ashin of the North
Durata episodio: 92 minuti
Distribuzione streaming: Netflix
Genere: Horror, Drama, History, Action

Consigliato: a quanti amano la serie Kingdom e sono alla ricerca di un solido e ben fatto mix tra horror, film storico d’azione e racconto di vendetta.

Sconsigliato: a quanti non sono interessati alla serie, né prima né dopo la visione del film. Da solo Ashin of the North rischia di perdere qualcosa, soprattutto per il finale aperto.

Visioni parallele: Train To Busan (2016, Sang-ho Yeon) e #Alive (2020, Il Cho): per gli amanti del cinema horror coreano con zombie e sopravvissuti a misteriose pandemie.

Un’immagine: delle tante immagini spaventose, credo che la tigre zombie resterà nella mente e nella memoria dello spettatore.

1 “storicamente questo termine era utilizzato per definire tutti quei popoli che parlavano lingue tunguse o manciù, generalmente oltre il fiume Amnok che decretava il confine tra le attuali Corea del Sud, Cina e Russia” ci ricorda Francesca Borello nel suo articolo “Kingdom: Ashin Of The North, la recensione del sidequel” pubblicata su Tom’s Hardware il 17 Luglio 2021: kingdom: ashin of the north Archives | Tom’s Hardware (tomshw.it)

2 La troviamo presentata nel dodicesimo episodio della seconda stagione.

3 Possiamo citare almeno un paio di esempi di questo filone: il thriller d’azione Bullets of Love (2001, Andrew Lau) e il film di arti marziali Once Upon a Time in Shanghai (2014, Wong Ching-po) a testimonianza di come il tema della vendetta possa incontrare diversi generi del cinema di Hong-Kong.

4 Lorenza Negri su Wired, articolo del 29 Luglio 2021, “Kingdom Ashin Of The North: gli zombie più paurosi vengono da oriente”: Kingdom Ashin of the North: gli zombie più paurosi vengono da Oriente | Wired Italia

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