Cannes 2021. Serre moi fort – Hold Me Tight

Serre moi fort – Hold Me Tight **1/2

Una mattina qualunque, Clarisse, moglie e madre di due bambini, prepara una borsa e abbandona la casa familiare, in una piccola città di campagna francese.

E’ una traduttrice, sembra amare la sua famiglia, e allora perchè lo ha fatto? E dove vuole andare? Il suo viaggio sembra piuttosto una fuga, senza una meta precisa.

I suoi bambini, suo marito cercano di andare avanti lo stesso. L’uomo cambia lavoro, la figlia più grande continua a suonare il pianoforte fino ad ottenere un’audizione al conservatorio di Parigi.

Ma è davvero questa la storia di Clarisse? E cosa c’entra un piccolo albergo sui Pirenei, dove la protagonista di ritrova sola, in attesa che la primavera sciolga la neve?

L’ottavo lungometraggio di Mathieu Amalric come regista è l’adattamento della pièce teatrale Je reviens de loin della drammaturga francese Claudine Galea: un lavoro mai rappresentato sulla scena.

Non meno essenziale l’influenza del pittore americano naturalista Robert Bechtle, da cui Amalric ha preso a prestito una serie di ritratti familiari su cui ha costruito l’immaginario del suo film.

Serre moi fort, girato prima della pandemia e poi interrotto perchè il regista non riusciva a montare a distanza con il suo montatore, è stato poi travolto dalla chiusura delle sale nell’autunno 2020, riemergendo a Cannes.

Melodramma senza lacrime sulla perdita e l’abbandono degli affetti, che solo la decostruzione riesce a raffreddare nella sua incandescenza emotiva, il film di Amalric è uno dei migliori del festival, capace di sfruttare magnificamente l’apatia, persino fisica, di Vicky Krieps.

La sua Clarisse è una donna che ha perso ogni parvenza di equilibrio e che nel movimento cerca di recuperare i pezzi di un passato andato in frantumi, poi negato e trasfigurato in un’altra storia. Una storia nella quale i termini di chi resta e chi parte sono ribaltati.

Perchè forse è più semplice immaginare un destino per chi non può più viverlo, che non sopravvivere al proprio.

Serre moi fort è cinema che parla all’intelligenza e alla coscienza dello spettatore, lo lascia entrare nel dolore un passo alla volta, lo depista, lo confonde, lo inganna, perchè guardare in faccia la verità subito sarebbe troppo difficile.

Straziante.

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