Stringimi forte

Stringimi forte – Serre moi fort ***

Una mattina qualunque, Clarisse, moglie e madre di due bambini, prepara una borsa e abbandona la casa familiare, in una piccola città di campagna francese.

E’ una traduttrice, sembra amare la sua famiglia, e allora perchè lo ha fatto? E dove vuole andare? Il suo viaggio sembra piuttosto una fuga, senza una meta precisa.

I suoi bambini e suo marito cercano di andare avanti lo stesso. L’uomo cambia lavoro, la figlia più grande continua a suonare il pianoforte fino ad ottenere un’audizione al conservatorio di Parigi.

Ma è davvero questa la storia di Clarisse? E cosa c’entra un piccolo albergo sui Pirenei, dove la protagonista di ritrova sola, in attesa che la primavera sciolga la neve?

L’ottavo lungometraggio di Mathieu Amalric come regista è il libero adattamento della pièce teatrale Je reviens de loin della drammaturga francese Claudine Galea: un lavoro mai rappresentato sulla scena.

Non meno essenziale l’influenza del pittore americano naturalista Robert Bechtle, da cui Amalric ha preso a prestito una serie di ritratti familiari su cui ha costruito l’immaginario del suo film.

Serre moi fort, girato prima della pandemia e poi interrotto perchè il regista non riusciva a montarlo a distanza, è stato poi travolto dalla chiusura delle sale nell’autunno 2020, riemergendo solo al Festival di Cannes.

Melodramma senza lacrime sulla perdita e l’abbandono degli affetti, che solo la decostruzione riesce a raffreddare nella sua tragica incandescenza emotiva, il film di Amalric è uno dei migliori del festival, capace di sfruttare magnificamente l’apatia, persino fisica, di Vicky Krieps.

L’attrice, che attraversa il film senza sosta, in un ruolo che è contemporaneamente testimoniale e di protagonista, è prodigiosa e travolgente, non meno che ne Il filo nascosto.

La sua Clarisse è una donna che ha perso ogni parvenza di equilibrio e che nel movimento continuo cerca di recuperare i pezzi di un passato andato in frantumi, poi negato e trasfigurato in un’altra storia. Una storia nella quale i termini di chi resta e chi parte sono ribaltati.

Perchè forse è più semplice immaginare un destino per chi non può più viverlo, che non sopravvivere al proprio.

Amalric sceglie una forma inedita per lui, sfrangiata, straniante, caotica, in cui la verità si nasconde dietro le bugie del cinema.

Ed è così che un’impossibile elaborazione del lutto diventa plausibile proprio grazie alla forza vitale delle immagini, del racconto, della fantasia che evocano i fantasmi di una vita mai vissuta.

Amalric, volto simbolo dei film di Desplechin, ma capace di attraversare con il suo sguardo inquieto e sorprendente gli ultimi venticinque anni di cinema francese, si è ormai costruito una carriera da regista di grande rispetto, raccontando con sensibilità encomiabile l’impasse creativa e personale, il dolore e il fallimento, cercando sempre una strada per uscire dal buio.

Serre moi fort è cinema che parla all’intelligenza e alla coscienza dello spettatore, lo lascia entrare nel dolore un passo alla volta, lo depista, lo confonde, lo inganna, perchè guardare in faccia la verità subito sarebbe troppo difficile.

Straziante.

In Italia, grazie a Movies Inspired, da febbraio 2022.

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