Sesso sfortunato o follie porno

Sesso sfortunato o follie porno – Bad Luck Banging or Loony Porn ***

L’Orso d’Oro alla 71ma Berlinale consacra un altro talento della noul val rumena, Radu Jude, già assistente di Costa Gavras e Cristi Puiu, che con il suo settimo lungometraggio continua a raccontare le contraddizioni del suo Paese, con sempre maggiore lucidità e audacia.

Il sottotitolo di Bad Luck Banging or Loony Porn promette “la parodia di un film popolare” e si apre con una citazione dal poema indiano Mahābhārata: “Nessuno capisce che il mondo sta affondando nell’oceano del tempo, così profondo e infestato da quei grossi coccodrilli chiamati vecchiaia e morte.”

Il suo lavoro è il tentativo vitalistico di esorcizzare questo naufragio, con un film diviso in tre movimenti, che rappresentano la sintesi di tutto il suo percorso artistico.

La prima parte, intitolata Via a senso unico, si apre con un home movies casalingo pornografico tra Emilia, una stimata professoressa di una prestigiosa scuola media di Bucarest, e il marito.

Quando il video finisce inavvertitamente online su Porn Hub, Emi viene convocata dalla preside ad una riunione con i genitori. La vediamo attraversare a piedi la città, rispondere a telefono, poi a casa della direttrice, per cercare di comprendere i rischi professionali di una situazione imbarazzante.

E’ una Bucarest estiva già dentro la pandemia, con mascherine, distanziamento, file fuori dai negozi. Ma è anche una città in cui la volgarità è dappertutto: dai cartelloni pubblicitari, agli automobilisti invadenti o molesti, dai muri di slot agli infiniti cambiavalute, dai passanti sgarbati, ai venditori ambulanti, dai cantieri che punteggiano l’infinito camminare di Emi, fino al rudere di un cinema prestigioso e nobile, che cade a pezzi.

La seconda parte, intitolata Breve dizionario di aneddoti, cartelli e meraviglie, Jude mette in fila dalla a di aborigeni alla z di zen, un campionario ragionato di ipocrisie, orrori, mistificazioni, clichè, aforismi, che non risparmiano nulla e nessuno, che si nutrono soprattutto della storia della Romania, delle sue tradizioni più retrive, delle sue menzogne di Stato, delle sue inefficienze, della sua burocrazia, del suo razzismo verso rom ed ebrei.

Quello che Jude ci ha raccontato in I Do Not Care If We Go Down in History as Barbarians o in Uppercase Print e che qui trova una sua sintesi provocatoria e grottesca.

La terza parte, intitolata Prassi e insinuazioni – Sitcom, racconta il processo pubblico che la professoressa Emilia Cilibiu è costretta a subire nel cortile della scuola, da parte dei genitori dei suoi trenta alunni. La riunione comincia con la visione integrale sullo schermo di un ipad del famoso filmato e poi prosegue con i più vieti argomenti, che inonderebbero i nostri peggiori talk show sull’argomento o, se volete, i nostri social onnipresenti .

Nessun dialogo sembra possibile. Inutilmente Emi cerca di far comprendere di essere lei stessa una vittima della pubblicazione del video e che si tratta di un normale rapporto sessuale tra adulti, liberi e consenzienti, per di più sposati.

Ma l’idea che la condotta morale di un insegnante debba essere irreprensibile, come recita il regolamento scolastico, le viene ricordata con modi sfacciatamente volgari, sessisti, virulenti, traendone lo spunto per mettere in discussione i suoi metodi di insegnamento, il programma proposto agli alunni, in nome di un patriottismo reazionario, cospirazionista e autoassolutorio.

Jude che ci ha raccontato nel suo dizionario come il vero artista sia serio e comico allo stesso modo, così com’è la vita, chiude il suo lavoro proponendoci tre finali diversi, per “il film era solo uno scherzo”.

E invece Jude sia pure con uno stile capace di usare molti registri, non esclusa la parodia più sgangherata e scherzosa, fa decisamente sul serio, sfruttando una libertà linguistica, che è da sempre la cifra del suo sguardo sul mondo.

Bad Luck Banging or Loony Porn è un film feroce, senza compromessi, che comincia con il filmato pornografico, attorno a cui ruota la storia di Emi, senza omettere nulla. Il revenge porn, la diffusione e pubblicazione online di filmati ripresi per il proprio piacere personale, però è solo un pretesto narrativo controverso – comune ad ogni società – per dipingere un nuovo ritratto nerissimo della Romania odierna e ragionare sul concetto di oscenità.

Se il film comincia con le riprese in campo lungo, quasi rubate, di stretto realismo urbano, come nel suo esordio The Happiest Girl in the Worldl’intermezzo centrale sfrutta invece il linguaggio dei commercials, realizzando aforismi visivi, che talvolta si reggono su un aneddoto, altre volte su una semplice giustapposizione di montaggio, altre ancora su una battuta, su immagini d’archivio come in The Dead Nation o su un semplice video rubato dal web, smascherano l’ipocrisia e il perbenismo di un Paese, che ha occultato sempre le proprie responsabilità e non ha mai davvero fatto i conti con le radici della propria identità, sempre opportunista, come in quella parata del 23 aprile 1944, pronto ad abbracciare indifferentemente nazisti o comunisti, chiunque avesse vinto la guerra.

Il suo dizionario è un attacco feroce, imperdonabile, incalzante e che meglio può essere compreso se si conoscono i lavori precedenti di Jude, perchè ne è il punto di ricaduta e di sintesi.

Il processo beffa finale, che sembra proseguire il lungo dialogo tra la regista e il censore comunale di I Do Not Care If We Go Down in History as Barbarians, è una caricatura delle diverse posizioni di potere, in un set straniante, con la sera che cala su partecipanti e le luci colorate della scuola per bambini che illuminano volti nascosti dietro le mascherine, rendendo le loro parole ancor più simboliche e paradossali.

Ha perso credibilità!” grida uno dei genitori ad Emi, al colmo di un teatrino dell’assurdo, in cui la professoressa cerca di trovare risposte adeguate tra battute da caserma, strizzate d’occhio e moralismo peloso, mentre il processo dell’opinione pubblica dilaga su giornali scandalistici e online e la verità si fa sempre più labile.

Jude sembra volerci ricordare che siamo immersi nella volgarità del Potere, dell’ignoranza, dell’egoismo, dei pregiudizi sessisti e razzisti, del conformismo perbenista, della stessa scienza e che, in fondo, il sesso furtivo e lussurioso di Emi e del marito è solo la punta verace di un iceberg, che nasconde una realtà nauseabonda e assai più oscena.

Nel lungo glossario per immagini che occupa la parte centrale di Bad Luck Banging or Loony Porn c’è una bellissima definizione del cinema, che è come lo scudo di Perseo: ci consente di vedere riflesso l’orrore del volto della Medusa, rendendocelo sopportabile.

E’ una dichiarazione d’intenti, che nel Mito trova la sua manifestazione più evidente.

E che chiarisce anche il senso di quel lungo pedinamento iniziale di Emi, nelle strade di Bucarest. Jude la inquadra da lontano, con panoramiche orizzontali che la seguono e poi la perdono, per cogliere i particolari dello spazio urbano, le solitudini, la protervia, l’indifferenza, l’osceno che ci circondano: il riflesso del nostro tempo, che solo la forza del cinema riesce ancora a farci vedere.

Necessario.

Su MioCinema in anteprima l’8 e 9 aprile e poi dal 16 aprile. 

Il nostro speciale sul cinema di Radu Jude è disponibile qui.

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