Deutschland 89: ultima missione per l’agente Colibrì tra le macerie del Muro

Deutschland 89 ***

Con il sequel Deutschland 89 terminano le avventure dell’Agente Colibrì, al secolo Martin Rauch, giovane spia della Germania Orientale. Spia, è bene precisarlo, suo malgrado. La creatrice della serie, Anna Winger, è stata chiara fin dai tempi di Deutschland 83: “Gli eventi storici passati mi interessano se sono metafora del presente. Abbiamo deliberatamente messo in risonanza le vicende che accadevano allora con quelle che accadono adesso”. Guardiamo all’uomo Martin, strappato a un’esistenza da pianista. La zia Lenora, comunista ortodossa e psicotica, lo costringe in piena guerra fredda ad arruolarsi nell’HVA, ramo d’élite della famigerata Stasi e ad infiltrarsi nell’Ovest in un’attività di controspionaggio delicatissima (1983). Successivamente, la stessa Lenora ripesca il nipote in Angola (1986), dove Martin si è rifugiato nella speranza di sfuggire a lei e ai vertici dell’organizzazione.

Nel novembre del 1989 la Repubblica Democratica Tedesca è al collasso. Economicamente, la nazione di Honecker è già crollata. I beni di prima necessità scarseggiano. Le persone protestano nelle strade. Lo slogan “Noi siamo il popolo” diviene la base di un programma politico così radicale e paradossalmente talmente socialista per ispirazione, da terrorizzare il nocciolo duro del potere. I dissidenti, riuniti in abitazioni private, propongono di requisire l’intero patrimonio della nazione e dividerlo tra tutti i cittadini in parti eguali. Pericolosi per la Stasi, sì, ma comunque cellule isolate, intellettuali da controllare ed eliminare con metodi rodati (avvelenamenti, infarti cardiaci simulati…). I più, le masse esasperate dalla dittatura, sognano il benessere e guardano al di là del Muro. La voglia di espatriare nella parte occidentale di Berlino è incontenibile. Il Presidente del Consiglio di Stato Egon Krenz, consapevole della gravità della situazione, ha in cantiere una misura segretissima sugli spostamenti (da Est verso Ovest, s’intende). Non per ostacolarli, ma per favorirli. Anzi, addirittura per consentire a chiunque di passare dall’altra parte. Qui, entra in gioco la finzione.

Deutschland 89 innesta il suo racconto all’interno di questo verosimile scontro tra apparati, tipico canto del cigno di tutti i sistemi prossimi allo sfaldamento. Krenz, su ordine del potente compagno Fuchs, deve essere “neutralizzato”. Per i custodi dell’ortodossia, la Stasi appunto, la sua decisione è un affronto intollerabile. Chi, meglio di Colibrì, per condurre l’operazione?

Martin, dopo le disavventure in terra africana del 1986, si è ritirato nell’ombra e lavora presso la Robotron, un’azienda di computer. Tuttavia Martin ha un tallone d’Achille di nome Max, il figlio di sei anni avuto da Annette, donna fedele al regime e ora a Mosca. L’HVA agisce attraverso il ricatto. Insieme all’Intelligence della Germania Est entra in scena la consorella maggiore, il KGB, con l’obiettivo di rapire Max e convincere così Martin a portare a termine quanto richiesto dai difensori dell’ordine comunista: uccidere il capo di Stato Krenz prima che inizi l’assemblea del Comitato Centrale del Partito. Colibrì torna malvolentieri all’opera ma Krenz, nella hall del palazzo, lo riconosce. Perché Martin Rauch / Colibrì è anche un eroe nazionale per aver sventato la guerra nucleare durante la sua missione a Berlino Ovest del 1983. Krenz gli stringe la mano e torna in aula. Il suo discorso, trasmesso la sera stessa in televisione, elettrizza e sconvolge l’esausta popolazione della Germania Est. Tutti, da quel momento, possono considerarsi liberi di chiedere un permesso di viaggio ed attraversare indenni i checkpoint. Eppure, non è nulla rispetto a quanto sarebbe accaduto da lì a poche ore. È il nove novembre del 1989. Il Muro sta per cadere.

Il giovane Rauch è chiamato da sempre a bilanciare gli interessi in gioco. Non può ribellarsi esplicitamente ai suoi “datori di lavoro”, per preservare il figlio Max e darsi la possibilità di un futuro con lui, ma non può nemmeno andare fino in fondo, accettando di essere un mero esecutore di una volontà politica ormai scollata dal senso di realtà.

In Deutschland 89 ritroviamo i personaggi chiave delle stagioni precedenti. Un merito della serie sta nella capacità di tratteggiare l’aspetto psicologico, o perfino antropologico, dell’allora tedesco dell’Est. Nel corso degli anni abbiamo assistito all’evoluzione di Walter, alto funzionario che ha rivelato di essere il padre naturale di Martin. Walter, il grigio uomo d’apparato, non si perde una puntata della soap opera La nave dei sogni. Stavolta, al tramonto della DDR, è inviato oltrecortina per svolgere un delicato ruolo da doppiogiochista tra le mura della Deutsche Bank. È una mossa degli sceneggiatori, funzionale ad intercettare, ovviamente a fini narrativi, il tragico evento dell’assassinio di Alfred Herrhausen, Presidente dell’istituto bancario di Francoforte sul Meno, rivendicato inizialmente dalla RAF. La fiction mescola, come di consueto, invenzione a fatti realmente accaduti.

A Francoforte, oltre a Walter, convergono per vie diverse Martin, ingaggiato dalla CIA, e una rediviva Lenora, fatta evadere dal carcere dalla sua ex sodale nonché amante sudafricana. “La gente chiede libertà e invece riceve il capitalismo”, sibila tra i denti la zia di Colibrì, ormai cane sciolto in preda alla rabbia incontrollata di chi non vuole ammettere il peso di una sconfitta irrimediabile. Deutschland 89 segna anche la resa dei conti tra Martin e Lenora, un duello che si consuma qualche episodio più tardi in un bar di Lipsia, la città dove il futuro riunificatore Kohl sta tenendo un trionfale comizio.

La serie accentua le sfumature comico-satiriche, basti pensare alla figura di Fritz Hartmann, il tecnico informatico della Stasi che, in previsione dell’incipiente apertura dei mercati, ha l’ambizione di mettersi in proprio per emulare i traguardi del suo mito Steve Jobs. Fritz promuove un nuovo tipo di computer con telecamera incorporata. Nei suoi disegni c’è una rete formata da milioni di pc con le medesime caratteristiche. “In una società occidentale”, risponde sdegnato un potenziale cliente, “nessuno permetterebbe di lasciarsi osservare mentre è a casa o al lavoro”.

Gli autori disegnano prototipi di tedeschi dell’est educati al voyeurismo della sorveglianza, eccezionalmente abili nell’indovinare la personalità dei propri concittadini, attraverso minimi dettagli dell’abbigliamento o del portamento, e tremendamente a disagio al di fuori della madrepatria. E a cosa ricondurre, se non alla più agghiacciante alienazione, il clamoroso abbaglio che qualcuno prende rispetto ai destini dell’Italia? “Da voi il comunismo si sta rafforzando”, dice l’esperta di finanze Barbara Dietrich ad un ristoratore originario di Sorrento legato per tradizione di famiglia al PCI. Gli oligarchi in esilio, ansiosi di gettarsi con calcolata rapacità sulle casse dello Stato, si trasferiscono sulla Costiera Amalfitana…

I personaggi di Deutschland 89 sono molti e la coralità è garantita da un’ottima conduzione d’orchestra che governa con mano salda tanto i principali quanto i secondari. È un campionario di maschere da guerra fredda. Abbiamo l’agente Gazzella alias Beate, matura spia della DDR stanca di recitare la parte della mogliettina benestante, abbiamo Tobias, il supervisore delle missioni di Martin a Berlino Ovest che solo nel detestato Occidente consumistico può vivere pienamente la propria omosessualità, abbiamo l’agente della CIA Hector Valdez, alle costole di Walter nelle stagioni precedenti, ora lanciatosi in missioni non autorizzate con l’aiuto di una vecchia conoscenza di Martin, la femme fatale Brigitte Winkelmann. L’ambigua Brigitte, sedotta e abbandonata, ha un conto aperto con Colibrì.

Sono più forti le motivazioni ideologiche o quelle personali? Se Brigitte cerca Martin, è per amore (finito male) o per lavoro? Nell’immaginare il personaggio centrale, Anna Winger non ha potuto evitare di inserire l’elemento del fascino, tipicamente esercitato dall’agente segreto verso donne giovani e graziose incontrate sul suo cammino. A volte con esiti nefasti.

In Deutschland 89 è il turno di Nicole, l’idealista maestra di Max, innamoratasi all’istante (un tempismo forse sospetto?), che si rivelerà un imprevedibile osso duro. “Fino a poco tempo fa il mondo era diviso in due metà e chi era cresciuto in una metà non aveva mai visto l’altra. Non si poteva. Ed io nella DDR mi sono sempre sentita un’estranea. E adesso, solo adesso mi sono accorta che era casa mia, perché là almeno sapevo come andavano le cose, conoscevo le regole”. Questa semantica dello spaesamento politico ed esistenziale, delineata con schiettezza da Nicole, è molto evidente in Deutschland 89. “L’assenza di regole spaventa” chiosa Martin, in risposta.

Deutschland 89 racconta l’epocale passaggio dalla dittatura alla democrazia. Il grande cambiamento di paradigma incombe come una nuvola improvvisa su coloro che, in nome di un ordine da difendere ossessivamente, hanno spiato, torturato, spento le vite degli altri. La fine del regime genera legioni di uomini allo sbando. I classici carnefici della porta accanto sono presi dal terrore di essere giudicati e condannati per i propri atti. Tina Fischer riceve la visita di uno di questi reduci. La dottoressa riconosce nel mesto impiegato ministeriale l’ufficiale della Stasi che l’aveva spremuta e violentata psicologicamente durante interminabili ore di interrogatorio. È il momento più intensamente drammatico della terza stagione.

Tina Fischer è la dottoressa fuggita ad Ovest per essersi rifiutata di danneggiare i suoi pazienti. La serie di Anna Winger evoca gli orrori di un mondo svanito. Anche se nella Costituzione della DDR era scritto “la persona è al centro”, fin dal 1983 i vertici della sanità permisero a ditte farmaceutiche occidentali di sperimentare nuovi preparati su ignari pazienti ridotti a cavie da laboratorio.

Sono note, inoltre, le reticenze del governo della DDR in merito alla diffusione dei dati sull’HIV ed è storicamente appurata la prassi del prelievo coatto di sangue dai detenuti, rivenduto alla Croce Rossa, per rimpinguare di valuta forte le magre casse statali. È un assillo che affiora nei tre capitoli di Deutschland: dove prendere i soldi per tenere in piedi la macchina? I compagni della Stasi, alla faccia degli ingenui intellettuali alla ricerca di un nuovo comunismo, sembrano apprendisti stregoni del Capitale, imprenditori in pectore con un autentico fiuto per il business: “la Banca di Stato ce la prendiamo noi”.

Gli attori e le attrici di Deutschland 89 sono poco noti in Italia. Martin Rauch è interpretato da Jonas Nay, un attore nato a Lubecca il 20 settembre 1990, due settimane prima della riunificazione delle due Germanie. Gli spettatori più attenti avranno riconosciuto il bravissimo Sylvester Groth, qui Walter, che in Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino ha vestito i panni di Joseph Göbbels, mentre Maria Schrader, Lenora in Deutschland, è la regista della fortunata serie Unorthodox, distribuita nel 2020 da Netflix.

L’ottavo episodio, intitolato nell’originale The End of History, è stato malamente tradotto in italiano con La storia continua. Probabilmente è sfuggito il riferimento ironico alle tesi di Francis Fukuyama, per il quale, con il crollo del comunismo, la democrazia liberale e il capitalismo si sarebbero imposti a tutte le nazioni del pianeta determinando il superamento dei conflitti ideologici. “Non c’è più un’alternativa”, dice Martin in una delle ultime battute. Eppure… Secondo uno studio del 2014 (Borders, Fences and Walls: State of Insecurity?), a firma di Elisabeth Vallet, Direttore Scientifico di Geopolitica presso l’Università di Montreal, nel giro di un quarto di secolo le barriere fisiche nel mondo sono aumentate da 15 a 70. La Storia, purtroppo, si ripete sempre due volte, prima come tragedia, poi come farsa. Chi l’aveva detto?

Titolo originale: Deutschland 89
Numero degli episodi: 8
Durata ad episodio: 50 minuti l’uno circa
Distribuzione originale: Prime Video
Distribuzione in Italia: Sky Atlantic
Programmata in Italia: dall’11 dicembre 2020 al 1 gennaio 2021
Genere: Cold War Spy Story, Drama, Thriller

Consigliato a chi: ha un peluche come salvadanaio, vorrebbe leggere il romanzo della propria vita.

Sconsigliato a chi: detesta i ristoranti con i menù troppo scarni, non sa cacciare di casa un ospite scomodo.

Letture e visioni parallele:

– Lo sgretolamento del blocco socialista nelle prose di un grande scrittore fuggito dalla DDR: Wolfgang Hilbig, Le femmine – Vecchio scorticatoio, Keller Editore, 2019;

– La radicalizzazione politica dei giovani tedeschi dell’Ovest negli anni Sessanta in un documentario unico nel suo genere: A german youth di Jean-Gabriel Périot, 2015 (disponibile sulla piattaforma Mubi).

Un’immagine: gli uffici dell’HVA deserti dopo la fuga dei quadri dell’Intelligence.

D89_SCENE 7.34; INT DAY; LEIPZIG; HOTEL; ZIMMER BRIGITTE (Lavinia Wilson); VALDEZ (Raul Casso); Rose (Florence Kasumba) kehrt angeschlagen zurück & berichtet von Lenora & Martin. Valdez geht ab. Brigitte lotst Rose Richtung Dach.

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.