Santa Maud

Santa Maud **1/2

Opera prima della regista e sceneggiatrice Rose Glass, Saint Maud è un oscuro horror psicologico, che racconta l’ascesi mistica di una giovane e solitaria infermiera, Katie, che dopo un incidente non chiarito sino in fondo nell’ospedale dove lavorava, viene assunta come badante a tempo pieno per una balleria e coreografa, malata terminale, Amanda Kohl.

Ha cambiato nome e ora si fa chiamare Maud, da circa un anno si è convertita al cristianesimo, porta un rosario, prega, parla con il Signore. Nel frattempo aiuta Amanda con le cure palliative, gli esercizi fisici, l’assistenza e cerca di spingerla verso una spiritualità, che la donna non ha mai considerato.

Katie/Maud si convince che ‘salvare’ Amanda dai suoi peccati sia il compito assegnatole dalla Provvidenza, una prova per dimostrare la saldezza della sua fede.

Nel suo delirio fanatico, pretende di allontanare la sua giovane amante, svuota le sue bottiglie di alcolici. Ma la sera del compleanno di Amanda, davanti ai suoi amici, la coreografa si prende gioco delle sue manie e la umilia, ricevendo in cambio un sonoro ceffone.

Licenziata e allontanata dalla grande casa in cui vive Amanda, Maud si ritrova ancor più sola e impreparata al mondo. Una vecchia collega la va a trovare, una serata in un locale si conclude con po’ di sesso senza sentimenti, ma l’ossessione per la chiamata, per il compito che Dio le ha assegnato, è sempre centrale nella sua vita.

Presentato a Toronto nel settembre 2019, il film è poi uscito in Inghilterra a fine 2020 ed è stato lanciato a fine gennaio da A24 negli Stati Uniti.

Muovendosi in modo piuttosto originale sul confine tra il dramma psicologico, il film religioso e l’horror sociale, Saint Maud è un’opera prima, che non passa inosservata, che sfrutta fino in fondo la concentrazione sintetica dei suoi 84 minuti, per regalarci il ritratto inquietante di un’ossessione religiosa, che non esclude la violenza e il martirio.

Maud è una giovane donna completamente alienata, profondamente depressa che soffre di allucinazioni visive e uditive, oppure è uno spirito che vive le sofferenze terrene come il necessario sacrificio verso la beatificazione.

Ascolta davvero la voce del Signore e quella del Demonio è pervasa da un’estasi che la scuote e la solleva o è solo succube di un disturbo psicotico che si lega ad un fanatismo religioso recentemente scoperto, forse a seguito di quel trauma ospedaliero, che resterà solo accennato in una serie di flashback?

Intelligentemente la Glass rimane ambigua, i piani della realtà si accavallano a quelli dell’immaginazione e della visione, lasciando sempre il dubbio.

Ci sono echi del cinema di Reygadas, di Carrie, come di First Reformed di Schrader e de L’esorcista di Friedkin e non è un caso.

Di solito quando il paranormale incontra il cinema dell’orrore sono il demonio o il maligno a muoversi nell’ombra. Qui invece curiosamente potrebbe essere il Signore stesso a sollecitare il delirio della protagonista, interpretata da Morfydd Clark, come l’essere umano più solo della terra, incapace di alcuna empatia, di alcuna relazione sociale.

Non meno efficace Jennifer Ehle, nel ruolo di Amanda, capace di grande tenerezza e complicità, ma anche di una brutalità che rompe l’idillio mistico di Maud e la costringe all’azione.

Il viaggio della Glass è una coraggiosa esplorazione nella mente torturata dalla solitudine e dal senso di colpa della sua Maud, che segna un capitolo originale anche nella difficile rappresentazione della spiritualità sul grande schermo.

Il film gioca le sue carte migliori costruendo una tensione che si regge sull’ignoto, sull’invisibile e che utilizza lo score sonoro e l’oscurità dei suoi set d’interni con una certa efficacia.

Peccato per qualche effetto speciale esagerato e grottesco, del tutto superfluo, in un film che invece è tutto costruito sulla reticenza.

Il crescendo finale resta uno dei momenti cinematograficamente più forti di questa stagione.

Da tenere d’occhio.

Su Chili e altre piattaforme, dal 16 aprile 2021.

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