Sotto lo zero

Sotto lo zero **

Un poliziotto appena arrivato nel suo nuovo distretto, un trasferimento notturno di detenuti da un carcere all’altro, una strada provinciale in mezzo ad un bosco freddissimo, un misterioso assalitore che blocca il convoglio.

Sono questi gli elementi essenziali del film spagnolo Sotto lo zero, che debutta su Netflix a fine gennaio, con Javier Gutiérrez (La isla minima, Dov’è la tua casa?), come protagonista, nei panni di Martin, un poliziotto rigoroso e rispettoso delle regole, che conduce il furgone blindato in una fredda notte di nebbia.

Quando però la volante che li precede finisce fuori strada e il suo partner viene freddato dal killer, Martin viene preso come ostaggio all’interno della camionetta, assieme ai sei detenuti.

L’obiettivo dell’assalitore è uno solo di loro, ma nessuno vuole uscire allo scoperto.

Il viaggio riprende ma questa volta è la vendetta che ne guida il percorso.

B-movie che mescola con una certa efficacia il genere carcerario, con una curiosa variante dell’home invasion, Sotto lo zero nasconde quasi sino alla fine il suo spirito vendicativo e il suo messaggio moralista e ricattatorio.

Se la parte iniziale è infatti piuttosto efficace nel raccontare con i tempi giusti, l’assalto e lo stallo del furgone blindato, assediato dall’esterno da forze misteriose, capaci di mettere sotto scacco non solo la squadra di poliziotti assegnati, ma anche gli stessi criminali, nella seconda parte quando, pian piano, il mistero si dirada e le motivazioni si chiariscono, il film diventa un rape&revenge movie piuttosto fiacco e anche piuttosto ambiguo, tagliando con l’accetta buoni e cattivi e chiedendo a noi, come a Martin, di prendere posizione, accettando la logica dell’occhio per occhio e del fallimento di ogni giustizia umana.

Il film di Quilez, che fino a quel momento era stato capace di sfruttare le costrizioni della location concentrazionaria e un curioso paesaggio spagnolo glaciale e oscuro, reso ancor più incerto dalla nebbia, finisce invece per precipitare in un finale inutilmente moralista.

La sceneggiatura prende qualche scorciatoia drammatica di troppo e non ha timore delle incongruenze, anche piuttosto importanti, spesso legate ai colpi di scena del film, fidandosi dell’atmosfera di tensione che è riuscita a creare e del ribaltamento prospettico per cui l’obiettivo del protagonista diventa riuscire a far evadere in sicurezza i suoi trasportati.

Si tratta di un discreto intrattenimento da sabato sera, con qualche velleità frustrata: peccato che poi scelga la strada più semplice per chiudere i giochi, lasciando più di qualche dubbio. Il lungo piano finale sul volto enigmatico di Martin, che esce dal commissariato, sembra quasi voler condividere con noi spettatori quel sentimento spiacevole, di essere stati un po’ manipolati.

Grande successo su Netflix.

Un pensiero riguardo “Sotto lo zero”

  1. Effettivamente se all’inizio in qualche modo intrattiene per la sua componente da home invasion anche un po’ insolita se vogliamo (data l’ambientazione nel furgone blindato), poi con lo svelamento delle motivazioni alla base dell’assalto cadono veramente le braccia…

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