La isla minima. Recensione in anteprima!

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La isla minima ***

In un piccolo villaggio andaluso nella zona delle paludi del Guadalquivir, a Sud di Siviglia, due sorelle, di 15 e 16 anni scompaiono improvvisamente nel nulla, durante le festività locali.

E’ il settembre del 1980, Francisco Franco è morto da pochi anni e la Spagna si avvia faticosamente verso la democrazia, tra tentativi di colpi di stato, nuova costituzione e ritorno della monarchia.

Ad indagare sulla sparizione delle ragazze vengono inviati da Madrid due poliziotti, che non potrebbero essere più diversi: il giovane e ribelle Pedro Suarez, che aspetta un figlio e che si è messo in luce contestando l’autorità militare e il più esperto Juan Robles, che ha un lungo passato nella polizia politica franchista, dove era soprannominato “Il corvo”: metodi brutali, confessioni estorte, torture e omicidi politici sono alle sue spalle.

Per entrambi, l’incarico suona come una sorte di purgatorio. Nel caldo soffocante dell’estate andalusa hanno solo da perdere.

Fin dal loro arrivo sono costretti ad una collaborazione forzata, perchè si accorgono immediatamente che la sparizione delle due ragazze è solo l’inizio di una storia più grande, sordida, che coinvolge persone insospettabili in un giro di pornografia, violenze e inganni.

In paese tutti hanno qualcosa da nascondere: i pescatori trafficano eroina, i genitori delle due ragazze sembrano nascondere segreti inconfessabili, i lavoratori stagionali sono in sciopero contro i proprietari terrieri per il salario e i cacciatori di frodo sono velocissimi col fucile.

Pedro e Juan cercano di proseguire le indagini, secondo strategie e metodi spesso paralleli: attorno a loro l’ostilità cresce, il procuratore non ne vuole sapere di indagare sugli intoccabili e le minacce attorno a loro si fanno via via più pressanti.

Il film di Alberto Rodriguez, presentato a San Sebastian nel 2014 e poi vincitore di 10 premi Goya, è un film di grande fascino visivo, capace di utilizzare il contesto naturale e paesaggistico con una forza inconsueta.

I bellissimi campi lunghi in plongè sulle paludi, sugli estuari e sulle terre assolate, non sono solo digressioni espressioniste, ma si insinuano prepotentemente nel racconto, lo innervano di ambiguità.

I due detective sono sempre un passo indietro, si perdono nelle strade sterrate, devono farsi aiutare da un cacciatore per trovare luoghi e abitazioni che sfuggono alle carte geografiche, la confusione del panorama di fronte a loro è specchio della confusione ideologica di un paese costretto a fare i conti con l’orrore privato e con quello pubblico della dittatura.

I piani si sovrappongono in modo fecondo e complesso, le personalità di ciascuno si fanno meno nette, i metodi alla fine si confondono: la ricerca della verità, l’ansia di giustizia e lo spirito di sopravvivenza – qualsiasi cosa vogliano significare – fanno gioco su tutto.

Mano a mano che i due poliziotti intuiscono i confini sempre più torbidi che legano la sparizione delle due ragazze con quella di altre due ragazze, avvenuta in anni passati, attorno a loro si stringe la morsa di chi non ha alcuna intenzione di rinunciare alla propria forza.

Curiosamente affine alle atmosfere del coevo True Detective, sia per ambientazione e intreccio, sia nel rapporto duale tra i poliziotti, La isla minima è una bella sorpresa che la Movies Inspired ha selezionato e distribuirà anche in Italia.

Brevissimi i due interpreti Raul Arevalo, già ne Gli amanti passeggeri di Almodovar, e Javier Gutierrez, nel ruolo dei due poliziotti, ma tutto il cast è indovinatissimo e credibile.

La suggestiva ambientazione è stata suggerita a Rodriguez da una mostra fotografica di Atin Aya, sulle paludi del Guadalquivir, mentre il perfetto congegno investigativo e la suspense si ispirano alla lunga tradizione del noir, in particolare al fatalismo tragico de La promessa di Durrenmatt e all’ostilità e al sottotesto politico di Giorno maledetto di Sturges.

Ma sono evidenti anche gli echi da Memories of murder del coreano Bong Joon Ho.

Sono riferimenti poco frequentati dal cinema contemporaneo, eppure particolarmente fecondi se hanno influenzato in modo così efficace La isla minima, capace di uscire dalle maglie strette del cinema di genere, grazie ad un’attenzione inconsueta, per il contesto storico e politico e per quello naturale.

La forza drammatica del film di Rodriguez trascende brillantemente i suoi riferimenti ed il film colpisce non solo per il perfetto meccanismo del thriller, ma anche per l’efficacia del suo non detto, per la capacità di disegnare un cerchio che non si chiude veramente, che rimane imperfetto, così come spesso avviene nella vita, dominata da una giustizia fragile, provvisoria, incompleta.

Non perdetelo.

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