Il mercato cinematografico cinese mostra segni di crisi…

Secondo un informato articolo di Variety, che riprende le preoccupazioni espresse dalla Tencent Entertainment, il mercato cinematografico cinese mostrerebbe i primi segnali di una crisi imminente.

Nonostante la Cina sia ormai stabilmente il secondo mercato mondiale con un equivalente di 9,2 miliardi di dollari, dietro gli 11,3 miliardi raccolti negli Stati Uniti,  ci sono molti numeri che preoccupano.

Nel 2018 gli incassi erano stati di 8,67 miliardi di dollari, pertanto anche nel 2019 si è avuta una crescita complessiva del settore.

Tuttavia, se a metà anno le stime prevedevano il primo segno negativo in oltre vent’anni, lo smacco è stato evitato grazie sostanzialmente ad un solo film, l’animazione in 3D Ne Zha, capace di incassare da solo, in agosto, l’equivalente di 710 milioni di dollari.

Sono stati prodotti 2.308 films nel 2019, il numero più basso degli ultimi cinque anni. Di questi 524 sono stati distribuiti in sala – il numero più alto del quinquennio. Il numero dei film importati dall’estero è salito dai 76 del 2015 ai 121 del 2018 e ai 124 dello scorso anno. Tuttavia la crescita riguarda i film flat-fee, che non prevedono una percentuale sugli incassi per i produttori originali, mentre quelli che hanno una percentuale sono scesi costantemente.

Se il mercato è cresciuto negli ultimi vent’anni di 60 volte, è vero che dal 2015 la curva di crescita è drasticamente crollata.

Il box Office del 2019 è sostanzialmente sostenuto da 4 film che hanno incassato oltre 400 milioni di dollari e che rappresentano un quarto dell’intero botteghino nazionale.

Nessuno tuttavia può prevedere che ci siano altre 4 film così popolari anche nel 2020.

In ogni caso 8 dei primi 10 incassi stagionali sono cinesi: gli unici americani sono Avengers: Endgame al terzo posto con 614 milioni di dollari e Fast & Furious: Hobbs & Shaw decimo con 201 milioni.

Negli ultimi vent’anni i multiplex sono passati da poche centinaia a 11.000 in tutto il paese e gli schermi sono saliti da 1.000 circa a 68.000.

Ma la media di occupazione delle sale non è cresciuto allo stesso modo.

Si sono venduti 1,66 miliardi di niglietti per una popolazione di 1,35 miliardi di persone. Questo comporta che ogni cinese, in media è andato a cinema 1,23 volte lo scorso anno.

La percentuale di occupazione delle sale è solo dell’11% ad ogni proiezione e persino nell’anno d’oro, il 2015, quel tasso non superava il 17,5%.

E il problema non è nemmeno nel costo dei biglietti: attualmente il prezzo medio è pari a 5,78 dollari, mentre il reddito medio delle città urbane è di 5.710 dollari l’anno, tale da rendere il cinema una forma d’intrattenimento culturale accessibile.

Tuttavia i giovani delle città di provincia – quelle classificate dal governo cinese dal terzo livello in giù – rappresentavano ancora nel 2017 il 30% del box office, ma nel 2019 sono scesi al 10%.

Tra i successi a sorpresa della stagione ci sono certamente il vincitore dell’Oscar Green Book (71 milioni di dollari) e il libanese Cafarnao (54 milioni) della Labaki, oltre al nostro La leggenda del pianista sull’oceano, capace di incassare l’equivalente di 20 milioni di dollari, superando l’ultimo Star Wars.

I titoli stranieri sono particolarmente popolari nelle province di Guangdong, Jiangsu e Zhejiang.

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