Il sindaco del rione sanità

Il sindaco del rione sanità **1/2

Dopo aver allestito, un paio di anni fa, per il Teatro Stabile di Torino il lavoro di Eduardo del 1960, seguito da una tourné altrettanto fortunata, Mario Martone ha deciso di trasportare anche sul grande schermo, Il sindaco del rione sanità, con la stessa compagnia di attori e a partire dal testo rivisto con la moglie Ippolita di Majo.

E’ il primo testo di De Filippo che Martone porta sulle scene e a cinema, nonostante la sua lunghissima carriera, iniziata nella seconda metà degli ’70 con l compagnia Falso Movimento.

La storia di Antonio Barracano, uomo d’onore, ‘sindaco’ del suo rione viene trasportata dalla Napoli del Dopoguerra a quella di oggi, quella delle paranze e delle gomorre, raccontate da Saviano.

Eppure Barracano non è un padrino per davvero, si limita ad amministrare giustizia, per chi non ha santi in paradiso, si affianca alla legge per riportare pace e ordine nel quartiere, con la forza dei suoi buoni argomenti e della sua autorità.

Accanto a lui, da moltissimi anni, lavora il fidato Fabio della Ragione, un medico che presta la sua assistenza, per impedire che la polizia scopra le sparatorie e i regolamenti di conti che avvengono nelle lunghe notti alla Sanità. Ma il professore è stanco del suo ruolo, vuole andarsene in america dal fratello, lasciando la prigione dorata in cui Don Antonio l’ha confinato.

Il film si apre proprio con una sparatoria che coinvolge due amici, per una questione da poco. Uno dei due, ferito, viene portato nella villa di Barracano, alle pendici del Vesuvio, dove viene curato, in attesa che Don Antonio, al suo risveglio, appiani ogni dissidio.

Nel frattempo uno dei suoi rottweiler ha assalito la moglie Armida: al suo risveglio, alle prime luci dell’alba, Barracano dovrà risolvere tutti questi problemi e rispondere alle nuove richieste che gli vengono rivolte quotidianamente dai suoi concittadini.

Quando però gli si presenta disperato Rafiluccio Santaniello, il figlio del fornaio, risoluto ad ammazzare il padre Arturo, che l’ha cacciato di casa e non vuole che lavori nei suoi negozi, Don Antonio, cogliendo nel giovane la stessa determinazione che lo spinse all’omicidio in gioventù, si propone come mediatore…

Una delle commedie più ambigue di Eduardo, spesso equivocata e fraintesa, Il sindaco del Rione Sanità nel nuovo adattamento di Martone sembra contemporaneamente perfetta nel nuovo contesto in cui è ambientata e prepotentemente fuori misura, rispetto all’exploitation dei racconti di camorra dell’ultimo decennio.

L’Antonio Barracano interpretato con forza magnetica da Francesco Di Leva mantiene tutta la doppiezza del ruolo originale: il suo tentativo di amministrare giustizia sostituendosi allo Stato, in nome di un principio di ragionevolezza e di onore, cercando di evitare inutili spargimenti di sangue, ne fanno un uomo d’onore in un mondo che non conosce più il senso di quelle parole.

Il suo mandato si fa sempre più difficile, il peso del ruolo che ha assunto si fa sempre più grande: Antonio dorme pochissimo, deve affrontare il desiderio di fuga del suo braccio destro, il ferimento della moglie da parte dei suoi amatissimi cani, l’irruenza dei figli.

Il suo tentativo di rompere la spirale senza fine della violenza, si scontra con il desiderio di morte che spesso accompagna coloro che gli vengono a chiedere consigli.

Eppure, nonostante tutte le sue cautele, i suoi sforzi e il suo sacrificio, il caso prende il sopravvento e la paura spinge gli uomini ad assecondare il proprio lato più animalesco e vendicativo, vanificando ragionamenti e cultura.

Martone ha raccontato, con una punta di ironico paradosso, di aver voluto fare un film che stesse tra Cassavetes e Merola, ovvero tra il realismo minimalista di chi non è più capace di distingue vita e palcoscenico e il melò della tradizione partenopea più popolare.

Il suo film paga un debito evidente con la sua origine teatrale, ma lo trasforma spesso in un punto di forza della messa in scena, grazie all’affiatamento formidabile dei suoi interpreti: il testo originale di De Filippo, così profondamente intriso degli umori e delle parole di una Napoli eternamente irrisolta restituisce allo spettatore uno sguardo meno rotondo e un poco più quadrato sulle cose partenopee.

In sala con Nexo Digital, solo per tre giorni: il 30 settembre, l’1 e il 2 ottobre 2019.

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