Good Omens: un’apocalisse tra il sublime e il ridicolo

Good Omens **1/2

Forse non tutti sanno che all’inizio degli anni ’90 siamo stati ad un passo dall’Armageddon, ovvero dalla fine del mondo. Per chi volesse qualche dettaglio in più le possibilità sono: leggere il libro “Buona apocalisse a tutti!” di Gaiman e Pratchett (ed. Mondadori, 2017) oppure guardare la serie Tv che a quel libro fa riferimento: Good Omens, appunto. Gaiman aveva promesso all’amico Pratchett, scomparso nel 2015, che avrebbe realizzato un film sul loro libro e per farlo ha trovato nella serialità televisiva un ottimo strumento: le sei puntate di questa mini-serie infatti coprono perfettamente le vicende del libro.

Il figlio di Satana, l’Anticristo è giunto sulla Terra, ma le Suore Chiacchierone, chiaramente una confraternita sui generis, hanno fatto confusione e alla fine di una notte travagliata (in tutti i sensi!) con due parti, il bambino è stato affidato alla famiglia sbagliata. Così il diabolico Adam (Sam Taylor Buck), si trova a crescere in un tranquillo paesino della campagna londinese, con un bel giardino, una famiglia premurosa ed amici devoti.

Anche il tremendo Cerbero, arrivato per l’undicesimo compleanno del ragazzo che dovrebbe coincidere con l’inizio della fine del mondo, si adatta al contesto ed assume le sembianze di un piccolo e adorabile cagnolino. Ma il male riesce sempre a trovare il modo di insinuarsi nella nostra mente ed in questo caso sfrutta delle riviste di contro-cultura portate in città dall’erede dell’ultima strega bruciata in Inghilterra. Anathema Device (Adria Arjona) infatti, seguendo le indicazioni della sua antenata, Le belle e accurate profezie di Agnes Nutter, è giunta nel piccolo paesino alla ricerca proprio dell’Anticristo, ma certo non si immagina che possa essere quel ragazzino, così adorabile e benvoluto dai suoi amici. L’acquisizione di nuovi e incontrollabili poteri sembra spingere Adam Young verso il male ed il mondo verso la sua fine.

Chi lo salverà? Certo ci proverà Anathema, ma per raggiungere l’obiettivo servirà una mano da Crowley (David Tennant) e Aziraphale (Michael Sheen) rispettivamente un demone ed un angelo che dal Giardino dell’Eden in poi si sono incontrati, scontrati e confrontati lungo la storia dell’umanità, fino a diventare amici. Ora vogliono fare tutto quello che è in loro potere per salvare l’umanità, a cui si sono affezionati, anche se le loro azioni contrastano con le aspettative e gli interessi degli Angeli e dei Demoni a cui appartengono.

In una recente intervista al Guardian, Gaiman ha dichiarato che la storia di Good Omens è di grande attualità, forse più adesso che al termine degli anni ’80, quando il romanzo è stato scritto. Basta analizzare le tematiche trattate dalle recenti serie Tv per capire quanto questo sia vero: la rappresentazione della fine del mondo è molto diffusa, da The Handmaid’s tale a Game of Thrones, dal recente The Umbrella Academy all’ormai classico The Walking Dead.

La paura per la distruzione della Terra in Good Omens presenta ancora il retaggio nucleare degli anni ’70 e ’80 più che la preoccupazione odierna per un’autodistruzione legata al comportamento dissennato dell’uomo e all’esaurimento delle risorse. Il riferimento all’Inquinamento (Pollution) tra i 4 cavalieri dell’Apocalisse va comunque in questa direzione e tra queste figure, non del tutto riuscite, essa è forse la più efficace. Sono poi gli alieni, materializzatisi grazie alla fantasia di Adam ad avvisare uno stralunato Newton che “le vostre calotte polari sono sotto dimensionate per un pianeta di questa grandezza”.

Qualunque ne sia l’origine, la fine del mondo si combatte solo con i valori propri dell’umanità, con le relazioni: su tutte amore e amicizia. Nei momenti di difficoltà e di crisi tutti i personaggi hanno bisogno di un sostegno che fornisca la chiave per superare la situazione: Adam ha bisogno dei suoi amici e solo grazie a loro riesce a liberarsi dal condizionamento del maligno, Anathema ha bisogno di Newton Pulsifer (Jack Whitehall) per riuscire a staccarsi dalle profezie dell’antenata Agnes Nutter, ma soprattutto Crowley e Aziraphale hanno bisogno uno dell’altro per superare le coercizioni, tutt’altro che soft, che le forze del bene e quelle del male vogliono esercitare nei loro confronti. Per essere più forti bisogna essere uniti. Per essere pienamente umani abbiamo bisogno degli altri, anche se siamo dotati di poteri soprannaturali o se siamo dei cacciatori di streghe, come Shadwell (Michael McKean).

Di noioso in questa mini-serie targata Amazon – BBC c’è davvero poco. Basta pazientare per i primi episodi per poi essere avvolti da un fiume in piena di inseguimenti, combattimenti, imprevisti, eventi sovrannaturali che immergono lo spettatore in un universo forse non sempre sviluppato in tutte le sue potenzialità, ma di sicuro affascinante. Sono numerosi gli elementi accattivanti anche se non sempre sono armonizzati in modo efficace: effetti visivi digitali, tono fiabesco con la voce di Dio di Frances Mc Dormand, colonna sonora dei Queen. A riguardo la scelta è stata fatta sulla base del fatto che “in quegli anni era praticamente impossibile trovare un’auto nel Regno Unito che non avesse almeno una cassetta dei Queen”, come ci ricorda lo stesso Gaiman.

È il binomio Tennant (Crowley) – Sheen (Aziraphale) a sostenere la narrazione, grazie a performance di grande intensità ed affiatamento. Al di là delle gag, a volte un po’ ripetitive e comunque british style, l’alchimia è unica e riesce a modulare tutte le sfumature di un’amicizia affettuosa, tra due personalità molto diverse. Il rifiuto che all’inizio Aziraphale mostra nei confronti di Crowley sembra lasciar trasparire una lettura più orientata sessualmente della loro amicizia, ma in ogni caso questo poco aggiunge alla ricchezza di sfumature del loro rapporto.

Entrambi i protagonisti sono disposti a mettere in gioco tutto quello che hanno, anche i loro effetti più cari (la splendida Bentley d’epoca di Crowley e la libreria di Aziraphale) pur di raggiungere l’obiettivo di fermare la fine del mondo. Il loro rapporto si intensifica a discapito di quello con il proprio genere (Clan? Famiglia? Etnia?). Gli angeli ed i demoni ragionano per schemi precostituiti e pensando solo al raggiungimento dei propri obiettivi, senza spazio alla fantasia e all’interesse generale degli uomini. C’è tanta satira politica in questo. La serie è così fortemente britannica non tanto per l’ambientazione, il cast (in cui figurano tra gli altri anche Bill Paterson e Miranda Richardson), il particolare umorismo o la colonna sonora, ma perché mette l’individuo al centro del mondo, la sua libertà di scelta, la sua autonomia.

Come ci ricorda Robert Kane: «non è un segreto che il problema tradizionale del libero arbitrio emerse in tempi antichi con il sospetto che esistesse un conflitto tra la libertà umana e il determinismo in una o più delle sue varianti: fisica, psicologica, teologica o fatalista». E la conciliazione del determinismo con il libero arbitrio è stato per anni al centro del dibattito filosofico anglosassone, anche in tempi recenti (si pensi alla filosofia analitica, anche se forse in questo caso sarebbe più corretto l’aggettivo anglofono). La serie sfiora questi temi suscitando nello spettatore domande come: la fine del mondo (detta anche “Il Grande Piano”) è stabilita da Dio e quindi ineluttabile? La scelta con cui i due protagonisti vogliono contrastare quello che secondo gli Angeli ed i Demoni è incontrastabile si giustifica con il libero arbitrio? Il risultato finale è un sovvertimento di quanto previsto da Dio o ne è invece una parte? Tutte domande senza risposta, ma certo sia Crowley che Aziraphale hanno agito in modo pragmatico, conciliando l’interesse generale con il proprio.

Quando nel finale Crowley riesce a superare la prova dell’acqua santa (“la più santa che ci sia” secondo L’Arcangelo Michele!) e Aziraphale quella del fuoco, per un attimo ci chiediamo se le scelte che hanno compiuto non li abbiano portati ad assumere parte della natura dell’amico/nemico. Non è così, i due si sono semplicemente scambiati il corpo, seguendo le indicazioni dell’ultima profezia di Agnes Nutter!

Nel complesso la serie presenta diversi elementi di indubbio interesse e qualità, come abbiamo visto anche speculativa, ma non li affronta e non li approfondisce. Le trame e le sotto-trame non consentono sempre di dare il giusto spessore ai personaggi minori che finiscono per subire le preponderanza della coppia Crowley-Aziraphale. Ci sono poi diversi passaggi in cui gli espedienti per superare delle situazioni complesse sembrano poco probabili (come Crowley che riesce misteriosamente a superare il cerchio di fuoco che circonda Londra, mentre il demone che lo minaccia, seduto al suo fianco nella vecchia Bentley, finisce smaterializzato).

Tra i personaggi più sacrificati c’è sicuramente Anathema, la cui scelta di fare sesso con Newton, mentre si sta scatenando l’inferno (in tutti i sensi) ci è sembrata troppo superficiale per il carattere del personaggio e poco circostanziata: insomma che basti la profezia dell’antenata per convincerla può essere anche vero, ma non con una tempistica così rapida e senza alcuna connessione con le vicende che accadono fuori dalla camera da letto. Anche un passaggio cruciale come la conversione di Adam dal lato oscuro alle schiere dei buoni non ci ha convinto per tempi e modalità.

Queste considerazioni non tolgono niente alla godibilità e alla fluidità della narrazione, soprattutto a partire dal terzo episodio.

Per come è strutturata la mini-serie non sembra esserci i la necessità di una seconda stagione, ma il finale lascia emergere i presupposti di un sequel, grazie allo scambio di battute tra i due amici/nemici che prefigura la possibilità di assistere ad una futura ‘guerra di Crowley e Aziraphale contro tutti’.
Di questi tempi seriali ci saremmo francamente stupiti del contrario.

Titolo originale: Good Omens
Numero degli episodi: 6
Durata media ad episodio: 53 minuti
Distribuzione streaming: Amazon Video

CONSIGLIATO: a chi ama il mondo anglosassone, in tutte le sue manifestazioni e che ha voglia di una visione piacevole, da gustarsi tutta d’un fiato. Ideale per il periodo estivo.

SCONSIGLIATO: a chi ha letto il romanzo e si è fatto delle aspettative ‘alte’. La serie presenta alcuni passaggi a vuoto, soprattutto a livello di scrittura. Naturalmente inadatta a chi non sopporta il british style.

VISIONI PARALLELE:
American Gods. A tutt’oggi la prima stagione (Amazon Prime Video, 2017) è la migliore trasposizione seriale di un’opera di Gaiman. Consigliata per l’ estetica e per la capacità immersiva. Manca forse un po’ di humor britannico, ma credo ne possiate fare a meno: in cambio verrete trasportati in un universo fantasy poliedrico (e polimorfico) in cui gli antichi Dei sfidano quelli moderni per la sopravvivenza sulla terra.
Tartarughe divine di Terry Pratchett (ed. Salani, 2011). Un omaggio ad un autore meno tradotto di quanto meriterebbe in Italia (basti dire che anche ‘Buona apocalisse a tutti’ era fuori catalogo fino a poco tempo fa). Il libro è un fine romanzo umoristico che però consente di fare delle riflessioni sulla fede, sulla religione e sul rapporto dell’uomo con il sacro. E’ il tredicesimo volume del “Mondo disco” una della saghe fantasy più popolari degli ultimi 30 anni.

UN’IMMAGINE: gli occhi gialli da serpente di Crowley sono iconici e si sposano al meglio con le movenze Jaggeriane del suo personaggio. Quando il demone apre il cassetto della sua Bently spunta una vera e propria alluvione di occhiali, tutti uguali che utilizza per proteggersi gli occhi da … sguardi indiscreti!

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3 pensieri riguardo “Good Omens: un’apocalisse tra il sublime e il ridicolo”

  1. Bella recensione! Se posso permettermi, consiglio la lettura del romanzo in lingua originale per non perdersi la maestria alla scrittura di due giganti come Gaiman e Pratchett! Ed essendo tra quelli che hanno adorato il libro, forse è meglio che non la guardi questa serie…

    1. Grazie mille Sam! Se posso permettermi ti consiglierei di vederla lo stesso o almeno di provarci: è molto godibile e scorre via in modo piacevole. L’importante è non avere aspettative eccessive e approcciarsi alla serie come a qualcosa di diverso dal libro. Questione molto ardua lo so … non è facile lasciarsi alle spalle qualcosa che abbiamo amato e non fare paragoni.

      1. Se un giorno lo farò, sicuramente tenterò di non fare paragoni, ma come hai giustamente scritto, non sarà facile!

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