Berlinale 2019. Grâce à dieu

Grâce à dieu **1/2

Ozon è tornato in pista dando uno scossone alla sua filmografia. Con Grâce à dieu, presentato in concorso alla 69esima edizione del Festival di Cinema di Berlino, il regista francese racconta la lotta – ancora in corso – di decine di uomini, riuniti nel gruppo LaParoleLibérée, contro padre Bernard Preynat, il prete accusato di averli molestati quando ancora erano ragazzini, impegnati negli scout di una parrocchia di Lione.

Forte intento documentaristico, i fatti vengono sputati fuori a poco a poco nella maniera più lucida possibile. I pianti vengono limitati al minimo, il linguaggio usato per raccontare gli abusi è clinico, giudiziario. Ozon parte dal catalizzatore Alexandre Guerìn (un seriosissimo Melvil Poupaud) per poi aprirsi alla collettività, al punto di vista dei familiari dei sopravvissuti, a un approccio giudiziario, alla dimensione della stampa e dei media.

Anche i toni sono pacati. Se François (Denis Mènochet) diventa l’intermediario dei veri pensieri del regista e della furia di chi assiste e viene scoprire dettagli sempre più raccapriccianti, in scena insieme a lui c’è sempre almeno un contraltare che modera le sue idee, lo riporta coi piedi per terra. Il motto rimane “vogliamo giustizia, non vendetta”.

La battaglia contro i propri fantasmi diventa anche riflessione sul rapporto con la religione e sulla difficoltà nel separare la fede dall’operato – fallibile, umano troppo umano – della Chiesa. Alexandre si ritrova a dover assistere una messa officiata da Preynat, mentre François rinuncia tout court alla religione, annunciando di volersi fare scomunicare ufficialmente. La spiritualità oscilla dal ruolo di salvagente a strumento per dimostrare la propria emancipazione da un’istituzione che ha contribuito a rovinare le vite di decine di innocenti, incastrati in un sistema omertoso.

Dramma tanto più attuale se si considera che il processo contro Preynat inizierà fra un mese, nel marzo 2019. Nel frattempo, lo sforzo per mantenersi il più distaccato possibile senza però applicare sconti all’orrore delle vicende – un richiamo all’intento giornalistico di Spotlight – contribuisce a portare sollievo ai diretti interessati in attesa del verdetto finale di un giudice.

Visione difficile e densa, ma consigliata.

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