Berlinale 2019. Elisa y Marcela

Elisa Y Marcela *1/2

Con Elisa y Marcela, presentato in concorso alla 69esima edizione del Festival di Cinema di Berlino, Isabel Coixet riprende una storia vera seguendo la vita di due donne che intorno al 1901 si incontrano in collegio, si innamorano, si fanno sposare da un prete di campagna facendogli credere Elisa sia un uomo e infine fuggono in Portogallo una volta venuto a galla l’inganno.

Su carta gli spunti comici ci sono, così come sarebbe facile – forse doveroso – calcare la mano sull’assurdità dell’ostracismo cui le due sono sottoposte non appena gli abitanti del paesino in cui si autorecludono iniziano a maturare sospetti sulla natura del loro rapporto.

Oppure, senza doverla buttare sul politico a tutti i costi, metterci un tocco di ribellione fiera giusto per conferire un’aura di eroicità alle protagoniste. Invece, purtroppo, la Coixet la tocca piano – pianissimo – con un bianco e nero che attenua il dramma trasformandolo in poco più che una cartolina con una bella storia alle spalle.

Non aiuta la recitazione di Natalia de Molina e Greta Fernàndez, insieme effetto e causa di una pellicola poco coinvolgente a tutto tondo. Il loro ritratto di Elisa e Marcela rende le due donne sottomesse, impaurite, sostanzialmente sballottate dal corso degli eventi, attaccate mollemente al loro amore come vongole su uno scoglio.

Una passione in sordina, la loro, addomesticata già dalle prime fasi, col risultato che ci troviamo agli antipodi rispetto alla completa liberazione sessuale già portata sul grande schermo da Kechiche con La vie d’Adèle – neanche quello un approccio ideale, ma come sempre esiste un giusto mezzo.

Di tutte le vie esplorabili per dare il tutto per tutto e rendere davvero interessante il film, la Coixet ne percorre diverse ma mai fino in fondo e sempre in punta di piedi. Un compitino ben fatto, nulla più.

Quasi una fortuna che la pellicola sia finita al centro di una polemica: pochi giorni fa, un gruppo di operatori di cinema indipendenti berlinesi ha sottoposto al Ministro della Cultura Monika Gruetters una petizione con la quale si richiede che il film venga ritirato dalla competizione in quanto finanziato da Netflix, “una minaccia per il Festival, che dovrebbe supportare il cinema, non la tv”. Vicenda spiacevole, che “non rispetta il mio lavoro e dimostra una certa chiusura mentale”, commenta la Coixet, ma che al contempo aggiunge pepe a un prodotto altrimenti insipido.

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