Il fuoco di Waco. Una tragedia americana

È il 19 aprile 1993. Monte Carmelo, a nord-est di Waco, Texas. Dopo 51 giorni di assedio, l’FBI decide di assaltare il ranch dei “davidiani”, setta religiosa nata negli anni ’30 da uno scisma nella Chiesa avventista, guidata da David Koresh. Le forze d’attacco, sostenute da reparti scelti della Delta Force, non esitano ad utilizzare granate con gas CS, uno spray proibito sugli scenari di guerra dalla Convenzione sulle armi chimiche di Parigi, ma, nonostante questo, utilizzato da molte polizie locali benchè sia riconosciuta la sua pericolosità per cuore, polmoni, e anche una tendenza all’infiammabilità. Come se non bastasse, intervengono i carri armati.

Si consuma, secondo lo scrittore Gore Vidal, “il più grande massacro di cittadini americani da parte del governo dopo il 1890, quando un buon numero di nativi americani fu trucidato a Wounded Knee, nel South Dakota” (La fine della libertà, Fazi editore, 2001). Più di settanta persone, tra cui una ventina di bambini, muoiono nell’incendio, bruciate o intossicate. La versione ufficiale parla di un suicidio di massa, eppure, da subito, affiorano interpretazioni contraddittorie degli avvenimenti, tesi destinate a rafforzarsi e a confluire nel vasto filone cospirazionista. Un atto di violenza deliberato? Una ritorsione motivata da un senso di impotenza? Un errore strategico pagato a caro prezzo? Tra i molti spettatori (suprematisti, libertari, nemici del potere federale) accorsi in quei 51 giorni nei pressi del ranch per assistere alle manovre dell’FBI, spicca la presenza di Timothy McVeigh, sottoufficiale reduce dalla Guerra del Golfo che, esattamente il 19 aprile di due anni dopo, avrebbe realizzato la strage di Oklahoma City, 168 morti (l’attentato in terra americana più grave prima dell’11 Settembre), in segno di rappresaglia per quanto accaduto a Waco.

Date le premesse, suscitava una certa curiosità la scelta del canale Paramount Network di esordire nella produzione delle serie tv proprio con Waco, sei puntate andate in onda dal 24 gennaio al 28 febbraio, di circa cinquanta minuti l’una. Un quarto di secolo ci separa dalla tragedia, ma la materia scotta ancora, anzi, ora che il ribellismo anti-establishment è giunto alla Casa Bianca in modo così fragoroso, qualunque narrazione su Washington e le periferie del Paese, qualunque messa in discussione delle istituzioni rischia la strumentalizzazione, oggi più di allora. I due ideatori della serie, Drew e John Erick Dowdle, hanno pensato di ancorare il racconto a due testimonianze biografiche d’eccezione, A Place Called Waco di David Thibodeau e Stalling for Time: My Life as an FBI Hostage Negotiator di Gary Noesner, punti di vista privilegiati. Thibodeau, impersonato nella serie da Rory Culkin, è uno dei pochi “fedeli” sopravvissuti al massacro, per aver lasciato la comunità verso la fine dell’assedio ed essere così scampato all’irruzione fatale, Noesner è invece il negoziatore FBI, colpevole, secondo i vertici, di aver insistito troppo nel voler dialogare tra le parti e perciò esautorato dal suo incarico. Sullo schermo Gary Noesner è interpretato dal magnetico, bravissimo, Michael Shannon, che si conferma uno dei migliori attori in circolazione.

Chi sono i davidiani? D’impatto, si possono definire una setta di invasati – talmente assorbiti dal proprio credo che professa la restaurazione del regno davidico in Israele, prima della seconda venuta di Cristo dal cielo –  da accettare la poligamia di David e il proprio parallelo voto di castità come un comportamento necessario. Meglio specificare il punto: ogni aderente maschio deve consegnare la propria consorte al leader indiscusso, il quale “sacrifica se stesso”, cedendo all’impuro atto sessuale per salvare tutti gli altri… “Senza il sesso ti si apre la mente”, questa la filosofia esplicitata da colui che si definisce l’Agnello dell’Apocalisse e sa citare a memoria ogni singolo passo delle Sacre Scritture. Così, David Koresh alias il bel tenebroso Taylor Kitsch (visto ne Le belve di Oliver Stone e, di recente, in American Assassin di Michael Cuesta), può ingravidare le donne del gruppo, “senza soccombere al piacere della carne”. Judy, moglie del suo miglior amico, l’ex professore di teologia Steve Schneider, dà alla comunità dei davidiani un figlio benedetto da Dio. Il sensibile Thibodeau, appena entrato nella setta, si presta ad un matrimonio di facciata con Michelle, seconda sposa di David all’età di 14 anni (Julia Garner, gli affezionati di The Americans la individueranno facilmente), per evitare al capo il rischio di un’ulteriore accusa.

Tuttavia, man mano che la serie esplicita la filigrana delle relazioni interne al gruppo, emerge una psicologia collettiva meno grossolana del previsto, uno sforzo di adattamento, nei credenti, non esente da dubbi e vacillamenti, una vis retorica, nei ragionamenti del capo, non priva di finezze argomentative, che affascinano perfino l’agente Jacob Vazquez, infiltratosi nel ranch sotto mentite spoglie. Nel complesso, i davidiani appaiono un curioso incrocio tra una banda di creduloni e un esperimento affine alle alternative sociali della controcultura americana. Gli sceneggiatori giocano su questa ambiguità. Koresh è un rockettaro che allieta le serate dei confratelli, esibendosi alla chitarra elettrica, accompagnato da basso e batteria. La sua passione per Il tagliaerbe, un brutto film assurto a fenomeno di culto negli anni Novanta, lo fa sembrare quasi un profeta cyberpunk.

Il casus belli (o pretesto) per intervenire è dato ai federali dalla presenza di fucili, guns, un ingente arsenale accumulato dai davidiani per autodifesa. E qui il discorso si fa molto scivoloso, alla luce del dibattito politico che si sta accendendo, oggi, negli Stati Uniti, sul libero possesso delle armi da fuoco. È vero, come afferma Gore Vidal, che i davidiani non avevano fatto del male a nessuno, e che le accuse contro Koresh (tra cui quelle di pedofilia e di traffico di droga) non erano provate e mai lo sarebbero state. A Waco, è la tesi dello scrittore, si combattè una guerra preventiva, ovvero un processo sommario, caratterizzato da ferocia giacobina, verso una comunità di credenti anticonformisti, fuori da ogni logica di giustizia moderna. Il governo federale avrebbe esercitato addirittura una sospensione della democrazia, uno stato d’eccezione, dove una parte era già condannata a priori poiché rappresentativa, in un’ottica schmittiana, del Nemico da sconfiggere.

Pur concedendo a Vidal tutto (o molto), resta aperta, e vivissima, la questione culturale, sulla quale conviene interrogarsi più di quanto facciano lo scrittore e la serie targata Paramount. In sintesi: un gruppo di adoratori dell’Apocalisse decide di esiliarsi nel deserto per seguire modelli di vita ispirati all’Antico Testamento ed attendere l’apertura del Quinto Sigillo*, una verità sussurrata a Koresh direttamente da Dio. “La sofferenza è la prova del miracolo che verrà”. Waco è diventato il simbolo di una certa America anarco-libertaria, antimoderna, filo-rurale, non necessariamente aggressiva ma, spesso, incline al fanatismo, simbioticamente legata alle armi e per questo ammirata dai reazionari di tutto il mondo. Tali aspetti sociopolitici non sono irrilevanti nel bilancio della narrazione storica dei fatti, ma la serie glissa, per concentrarsi sull’insipienza dei federali.

Dall’altra parte della barricata ci sono loro, FBI e ATF, Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives, agenzia governativa dipendente dal Dipartimento della Giustizia, che tra le sue competenze annovera la possibilità di indagare sul possesso illegale di armi. Sono proprio gli agenti dell’ATF a pianificare una sortita, a febbraio, e a sparare i primi colpi. Il sanguinoso conflitto a fuoco segna l’inizio dell’assedio. Nel ranch domina lo stupore, ma, nonostante le perdite, il sangue e il crescente clima di terrore, i davidiani non si abbandonano alla disperazione. Thibodeau si innamora di Michelle e sogna una vita con lei. Steve adotta una posizione conciliativa verso gli assedianti. Anche Koresh tende la mano, in particolare al negoziatore Koesner, chiedendo di diffondere il suo messaggio messianico attraverso i media in cambio della resa. Intanto, si consuma un braccio di ferro interno alle agenzie, tra molti falchi e una sola colomba, Gary Koesner.

“C’è un paradosso nell’avere potere. Più forza si usa nell’affrontare una situazione, più probabilità si hanno di incontrare resistenza. Se usassimo un po’ di quelle risorse per formare gli agenti a negoziare, ti assicuro che spenderesti molto meno per comprare sacchi per cadaveri”; “Prima di tutto questo, dei carri armati, del terrorismo psicologico, delle pistole, della crudeltà e altre stronzate, sapete come mantenevano l’ordine a Waco? Sapete come facevano a far rigare diritto i davidiani? Parlavano con loro”. Ma nessuno, a parte Koesner, istruttore di reclute all’Accademia, crede nel dialogo. Il suo lavoro assomiglia ad una funambolica passeggiata su un esilissimo filo destinato a spezzarsi. “Qui non siamo a lezione, Gary”. Contro il suo volere, l’FBI, pressata da Washington, si affida a tecniche di tortura. Fari inondano il ranch di luce accecante ed enormi altoparlanti sparano rumori agghiaccianti per disturbare il sonno. L’ultimo giorno, irrompono sulla scena i gas e i cingolati, uno dei quali porta sul dorso (ironia involontaria?), la scritta avenging angel, angelo vendicatore. I davidiani crepano come topi poiché i mezzi d’assalto, anziché aprire varchi e facilitare il deflusso all’esterno, pressano la struttura e la schiacciano come una scatoletta di tonno. Scoppiano gli incendi. La tesi del suicidio di massa è sconfessata.

Nel complesso, Waco è una serie didascalica, godibile, senza picchi registici o soluzioni innovative, con un ottimo parco di attori e, punto critico, schierata in una certa direzione. Una morale alla Clint Eastwood, una storia che rimanda alla tradizione cinematografica del fortino assediato, da Un dollaro d’onore di Howard Hawks a Distretto 13 di John Carpenter. L’ultima sequenza indugia sulla terra bruciata dopo lo sterminio, terribile emblema del nichilismo del potere.

 

*Quando l’Agnello aprì il quinto sigillo, vidi sotto l’altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano resa. E gridarono a gran voce: “Fino a quando, Sovrano, tu che sei santo e verace, non farai giustizia e non vendicherai il nostro sangue sopra gli abitanti della terra?”.
Allora venne data a ciascuno di essi una veste candida e fu detto loro di pazientare ancora un poco, finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli che dovevano essere uccisi come loro. (Apocalisse di Giovanni)

Waco – 6 puntate
Durata media per puntata: 50 minuti
Produzione: Paramount Network

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