Venezia 2017. Una famiglia

Una famiglia **

L’immagine più forte che questa 74° Mostra di Venezia e i suoi autori ci rimandano, attraverso lo schermo, è sostanzialmente una sola: l’occidente sull’orlo del baratro, che ha perso i suoi figli e sembra preoccupato solo di arrivare rapidamente alla fine, a cui si contrappone un mondo in fuga per raggiungerlo, senza riuscirci, fermato da muri, frontiere, povertà.

E un gioco di specchi e di illusioni quello che ci mostrano gli autori, senza alcuna possibilità di equilibrio, un rompicapo, in fondo, irrisolvibile.

Il secondo film di Sebastiano Riso non fa eccezione ed è uno dei più feroci e sgradevoli del concorso ufficiale.

Racconta di Vincent e Maria una coppia che vive in una Roma senza volto, fatta di interni di periferia e segreti nascosti.

Vincent costringe Maria a partorire bambini, ceduti per soldi a coppie che non possono averne. In un mondo in cui la scienza sembra avere una risposta quasi per tutto, nessuno sembra più accettarne il fallimento. E se le strade legali sono un incubo burocratico e non possono soddisfare bisogni sempre più egoistici, allora la domanda sempre più inarrestabile, crea un’offerta clandestina.

Ma a quale prezzo? Ce lo dice Maria, consumata dal dolore, dalla colpa, da una routine fatta di sesso, gravidanza e abbandono, che ha finito per minare irrimediabilmente il suo equilibrio fisico e mentale.

Nel frattempo le coppie beneficiate si avvicendano, cambiano idea, pagano e pretendono. Eppure, com’è inevitabile nelle cose della vita, non tutto va per il verso giusto.

In questo ritratto a tinte fosche di uomini che non si fanno più domande e donne che non riescono più a riprendere in mano il proprio destino, Riso non lascia intravvedere soluzioni e calca la mano in modo piuttosto truce.

Sono ancora uomini che odiano le donne i protagonisti di Una famiglia, titolo quanto mai tragico e indovinato: una famiglia a tutti i costi, una famiglia a dispetto del dolore altrui, una famiglia anche quando la biologia non lo consentirebbe. Una famiglia che si accontenta dell’affetto tra adulti, ma che pretende una discendenza, a tutti i costi.

Riso ha dichiarato di aver scritto il copione solo grazie alle intercettazioni ricevute dalle procure, impegnate a sgominare questo traffico di vite e di speranze.

Ma il rapporto sadomasochistico tra Vincent e Maria lo abbiamo già incontrato molte volte in passato e questa volta non c’è catarsi, non c’è luce.

Riso evita ogni scorciatoia drammatica, ma finisce per rendere il suo film punitivo e angosciante, lasciando il dubbio che quella spirale di violenza e sopraffazione, alla fine, non sia affatto terminata o terminabile, ma sia parte essenziale della nostra società.

Una parte rimossa, che preferiamo non vedere, non capire, non notare. Ma che si muove invece nella zona grigia del nostro egoismo quotidiano. Delle nostre voglie inesauribili. Di fronte alla protervia di uomini che ne usano altri come meri oggetti, come strumenti di una felicità che assomiglia solo ad un capriccio futile.

E se il film rimane irrisolto e drammaticamente sbilanciato, persino un po’manipolatorio nel suo ‘tremendismo’, che non fornisce allo spettatore una possibilità di identificazione e di rivalsa, questo non vuol dire che Riso non abbia tentato, per una volta, una strada coraggiosa, lontana sia dal cinema italiano medio, sempre un po’ ricattatorio e complice, sia da quello giovane d’autore, spesso autistico e chiuso in se stesso.

La sua collocazione migliore sarebbe stata tuttavia in Orizzonti. Il concorso ufficiale è certamente prematuro.

Italia / 105’
lingua Italiano
cast Micaela Ramazzotti, Patrick Bruel, Fortunato Cerlino, Ennio Fantastichini, Matilda De Angelis
sceneggiatura Andrea Cedrola, Stefano Grasso, Sebastiano Riso
fotografia Piero Basso
montaggio Ilaria Fraioli
scenografia Paola Bizzarri
costumi Johanna Bronner
musica Michele Braga
suono Maricetta Lombardo
effetti speciali Flat Parioli

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