Venezia 2017. Three Billboards Outside Ebbing, Missouri

Three Billboards Outside Ebbing, Missouri ***1/2

Mildred Hayes ha perso una figlia da quasi un anno. La ragazza è stata torturata, poi stuprata e uccisa. La polizia brancola nel buio e il suo caso non fa più notizia. La solidarietà del piccolo paese in cui vive, si è già trasformata in silenzio. Il marito l’ha lasciata, per una diciannovenne senz’arte nè parte.

Dal portico di casa si scorgono tre grandi cartelloni pubblicitari, che nessuno usa più dagli anni ’80. Mildred decide di affittarli, per denunciare – con tre brevi messaggi, scritti in nero su campo rosso – l’inerzia della polizia.

Il capo Willoughby è impotente. Non ci sono tracce concrete da seguire e un cancro lo sta consumando velocemente. Il suo vice è un tipico redneck razzista e fanfarone.

A dare una mano a Mildred non restano che il giovane titolare dell’agenzia pubblicitaria e un nano, che spera nel frattempo di convincerla ad accettare un invito a cena.

Il film di McDonagh è una commedia nera, divertentissima e persino cruda, in continuo equilibrio tra riso, pianto, rabbia, liberazione, che racconta con sapienza il dolore e l’amarezza della perdita e il senso di colpa di una madre, che non riesce a darsi pace.

La Mildred di Frances McDormand è una donna sola, che la vita ha privato di tutto. È un distillato di testardaggine e rabbia, di rancore e spirito vendicativo. Non si ferma davanti a nulla. Si mette nei guai e rovina la vita anche alle persone care.

La sua è diventata una missione totalizzante, un’ossessione a cui dedicare tutti i suoi giorni, a cui sacrificare persino la sua umanità. La rabbia produce altra rabbia. La spirale della violenza non si ferma più e si alimenta con l’odio e la paura.

McDonagh usa allora la leggerezza e l’ironia di una sceneggiatura formidabile e amarissima, per raccontare con un ritmo sostenutissimo ed un tono tutto suo, il razzismo profondo, l’indifferenza, l’egoismo, la stupidità di una comunità, che ha perso la direzione.

Quella che sembrava una storia semplice, con buoni e cattivi rigidamente distinti, si fa via via più complessa.

E così la ricerca vana della verità si trasforma pian piano in una riflessione sul senso della giustizia, sui suoi limiti, le sue imperfezioni, le sue sconfitte, grazie ad un gruppo di personaggi che vivono davvero sullo schermo.

Il fallimento di Ebbing è il fallimento di un sistema, che non si cura più delle vittime, del loro dolore, della loro ansia di verità. Il male sembra così abitare una dimensione inevitabile.

Interpretato da un cast in stato di grazia che comprende il capo Woody Harrelson, il vice Sam Rockwell, il marito John Hawkes e il nano Peter Dinklage, Three Billboards è un film aspro e pungente, disilluso e violento, che termina proprio com’era cominciato: Mildred è di nuovo in auto, sulle strade deserte in mezzo alla wilderness del Missouri, in cerca di una risposta. Questa volta però non è da sola.

Gran Bretagna / 110’
lingua Inglese
cast Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, Abbie Cornish, John Hawkes, Peter Dinklage
sceneggiatura Martin McDonagh
fotografia Ben Davis, BSC
montaggio Jon Gregory
scenografia Inbal Weinberg
costumi Melissa Toth
musica Carter Burwell
suono Jonathan Gaynor, CAS

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