Venezia 2017. Ex Libris – The New York Public Library

Ex Libris – The New York Public Library ***1/2

Frederick Wiseman, già Leone d’Oro alla carriera, è uno dei grandi maestri del cinema della realtà. Il suo lavoro quarantennale si è spesso concentrato sulle grandi istituzioni sociali e culturali, sul loro funzionamento, sugli uomini che le incarnano, sul senso che assumono all’interno della comunità.

I suoi film richiedono allo spettatore di riporre la sua fiducia nel percorso di scoperta, che di solito Wiseman mette in scena, senza alcun artificio retorico tradizionale. Niente sovrimpressioni, niente nomi, niente cartelli, niente voice over.

È la forza delle immagini e delle parole a raccontarci i motivi di una scelta e ad accompagnarci nel viaggio.

Straordinario umanista, osservatore paziente e acutissimo, Wiseman ha compreso che l’unico strumento efficace per comprendere davvero la realtà è la profondità.

Non c’è nulla di superficiale nei suoi film, non c’è nulla di scontato o già visto.

Il suo è sempre un lavoro sul tempo: il tempo della vita e quello del cinema. Wiseman, quando decide di posare il suo occhio su un soggetto, è consapevole che raccontarne la complessità richiede un tempo lungo, richiede che al suo interlocutore siano consentite le parole necessarie.

Altrimenti tutto si risolve in banalità volonterose, ma superficiali, come spesso abbiamo visto anche nel concorso della Mostra.

Questa volta la sua indagine è dedicata alla New York Public Library, un gigante frutto della partnership tra pubblico e privato, che vive non solo sulla 5th Avenue, ma in tutti i quartieri della città, grazie alle decine di sedi distaccate e agli archivi.

Un patrimonio inestimabile di conoscenza, alle prese con le sfide nuove di una città dinamica come New York. Il film è punteggiato dagli incontri del board d’amministrazione e da quello dei trustee, dalle serata di gala e da quelle di foundrising, dagli incontri con poeti e autori, dalle serate con Elvis Costello e Patti Smith.

Una biblioteca oggi è una realtà molto diversa da quella che poteva essere anche solo vent’anni fa. I temi della digitalizzazione, degli ebook, del budget sempre insufficiente, dei progetti di integrazione e alfabetizzazione sono solo alcuni dei temi che Wiseman racconta in tre ore e quindici minuti, che scorrono senza sosta a comporre un affresco maestoso di una grande istituzione culturale newyorkese.

Quali libti comprare? I bestsellers andrebbero a ruba, ma forse sarebbe più opportuno dedicarsi a quei libri che tra dieci anni si troveranno solo alla NYPL ed alle collezioni scientifiche: la discussione del board diventa metafora degli interrogativi che tutti quelli che si occupano di cultura oggi si pongono. Quanto assecondare il gusto del pubblico? Quanto investire nella ricerca? Come onorare la propria funzione pubblica? E come incentivare e indirizzare il mecenatismo privato?

Sono tutti interrogativi centrali nel dibattito culturale del nuovo secolo.

E poi asterebbe quella lezione in cui si raccontano i rapporti tra Marx e la prima Internazionale con Abramo Lincoln, in merito allo schiavismo e alla borghesia, per fare di Ex Libris un appuntamento imperdibile.

Ma i momenti memorabili sono moltissimi, sin dall’apertura, che è una sorta di laicissima dichiarazione d’intenti, affidata ad un uomo di scienza: Wiseman crede ancora al potere delle parole, al confronto di opinioni, al dialogo senza fine tra gli uomini.

Nel suo film ci sono performance musicali, recital, letture, discorsi, semplici domande, linguaggio dei segni. I suoi personaggi non smettono mai di comunicare. Di porre e di porsi interrogativi e di cercare risposte.

Certo, l’enfasi sulla diversità e il dibattito sui cultural studies risente dell’ossessione tutta americana per il politically correct, ma di questo non si può fare una colpa a Wiseman.

Purtroppo i suoi film sono rimasti pressochè invisibili in Italia, per troppi anni. È arrivata l’ora di colmare una lacuna ingiustificabile.

Anche cominciando da questo bellissimo Ex Libris oppure dagli ultimi straordinari At Berckley o In Jackson Heights.

Non ve ne pentirete.

Usa / 197’
lingua Inglese
fotografia John Davey
montaggio, suono Frederick Wiseman

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