Venezia 2017. Suburra – La serie

Suburra – La serie **

Fuori concorso

La Mostra ospita le prime due puntate della serie tratta da Suburra. Il libro di De Cataldo e Bonini era diventato un film di Sollima nel 2015. Il successo e le possibilità di raccontare la Roma di Mafia capitale come la Suburra dell’Impero Romano, hanno spinto Netflix a produrre una prima stagione, diretta da Michele Placido, Giuseppe Capotondi e Andrea Molaioli.

Alcuni personaggi sono esattamente gli stessi: il criminale ripulito Samurai, eminenza nera nella Banda della Magliana, Manfredi Anacleti, a capo della tribù degli zingari, ‘Numero 8’ ovvero Aureliano il giovane rampollo della famiglia Adami, che controlla Ostia.

Ma ci sono anche molte novità e un incipit tutto nuovo, che collega i vizi privati degli esponenti più influenti del Vaticano, alle mire dei palazzinari romani.

In tutto questo sembra un pesce fuor d’acqua il consigliere comunale idealista con le clarks ai piedi, che assume un ruolo centrale, quando il sindaco si dimette e la commissione che presiede è l’unica che può autorizzare una grande operazione immobiliare a Ostia, in cui tutti sembrano avere una parte, compresi gli ‘amici siciliani’.

Una strana alleanza tra il più giovane degli Anacleti, Spadino, riluttante promesso sposo, Numero 8 e il figlio di un poliziotto, a cui piace fare favori alla Roma bene, segna lo sviluppo delle prime puntate.

Placido e gli sceneggiatori hanno cercano di recuperare le cose buone che funzionavano già nel film di Sollima, rivoluzionando invece la debole e ormai datata parte politica, cercando di perpetuare anche quelle dinamiche avevano funzionato benissimo nella serie di Gomorra. Con figli che si ribellano a padri troppo ingombranti, alleanze improbabili e codici d’onore.

Siamo piuttosto lontani tuttavia dal lavoro fatto sul saggio di Saviano. Quello che sembra mancare a Suburra è la forza di alcuni personaggi chiave attorno a cui concentrare l’attenzione degli spettori. Il nuovo Samurai non vale certo Claudio Amendola, Numero 8 sembra piuttosto appannato e chiuso nel cliché del figlio irruento e le new entry Claudia Gerini e Filippo Nigro non sembrano in grado di sconvolgere gli equilibri. Lo stesso Adamo Dionisi che nel film era un maestoso Manfredi Anacleti, qui sembra meno efficace. O forse, più semplicemente, lo conoscevamo già.

L’impressione generale di queste due prime puntate è quella dell’incompiuta, che lasciano quasi sempre i prodotti Netflix: come quegli studenti che hanno molte qualità e altrettante possibilità, ma non si applicano mai davvero.

Italia / 111’
cast: Alessandro Borghi, Giacomo Ferrara, Eduardo Valdarnini, Francesco Acquaroli, Filippo Nigro, Claudia Gerini

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