Cannes 2017. Twin Peaks

Twin Peaks ****

TWIN PEAKS is back, with a story that picks up twenty-five years after the inhabitants of a quaint northwestern town were stunned when their homecoming queen Laura Palmer was shockingly murdered.

Ad oltre dieci anni di distanza da Inland Empire ed a venticinque dalla fine della seconda serie, David Lynch – con Mark Frost – ritorna a Twin Peaks.

Ritorna al suo mondo. Quello del cinema.

Anche se si tratta di una serie tv in sedici puntate, le prime due ore viste al Festival di Cannes hanno una qualita’ che spazza via, di colpo, tutto il bel dibattito sulle serie, sul ruolo che hanno assunto nel panorama produttivo di Hollywood ecc. ecc.

Lynch si riprende la scena, rompendo ancora una volta ogni convenzione. Anche quelle che si era imposto allora. Il primo Twin Peaks aveva una struttura narrativa assolutamente tradizionale, da sceneggiato degli anni ’60, era dichiaratamente ispirato a Peyton Place ed era girato quasi tutto in interni e in location.

Gli elementi fantastici e onirici, i personaggi surreali e minacciosi, parto degli incubi dell’agente speciale Cooper e di una realta’ capace di superare ogni fantasia, irrompevano nella linea drammatica, alterandone lo sviluppo orizzontale solo occasionalmente.

Il nuovo Twin Peaks invece e’ un figlio diretto di tutto l’ultimo cinema lynchano, quello delle Strade Perdute, dei Mulholland Drive, degli Inland Empire.

L’azione si sposta dal piccolo paesino che un tempo contava 51.201 abitanti ed oggi chissa’, ad una New York City notturna e misteriosa, a Buckhorn, cittadina del South Dakota dove avviene un efferatissimo delitto e poi nella Loggia Nera, quel mondo parallelo fatto di tende rosse e pavimenti alla De Chirico, nel quale l’agente Cooper e’ rimasto intrappolato da 25 anni.

Il suo doppio, un Cooper violento e criminale, con i capelli lunghi e la giacca di pelle, imperversa nel South Dakota, e’ forse implicato nella morte di una bibliotecaria, uccide la moglie di un sospettato e fa fuori anche una sua complice.

Il nuovo Cooper sembra agire per un distinto boss di Las Vegas, Mr.Todd.

Nel frattempo a Twin Peaks, i fratelli Horne continuano a battibeccare al Great Northern Hotel, il Dott. Jacoby si e’ ritirato in campagna e l’ufficio dello sceriffo e’rimasto uguale a se stesso, ma il vice, l’indiano Hawk, si mette sulle tracce dello scomparso Cooper con l’aiuto della signora del ceppo.

L’ex agente dell’FBI comprende che per uscire dalla Loggia Nera e’ necessario che ci entri il suo doppio. Per farlo serve un portale, che in un edificio di New York e’ sorvegliato notte e giorno da un ingenuo studente, che paghera’ a caro prezzo la sua superficialita’.

Frost e Lynch disseminano trame e indizi che dovrebbero tenere in piedi questa terza stagione e lo fanno prendendosi il loro tempo, esplicitando una violenza che 25 anni fa era impensabile mostrare, giocando a confondere e non a chiarire, infischiandosene dei manuali del buon showrunner televisivo.

E poi chiudono queste due sensazionali due ore iniziali, ritornando poeticamente a Twin Peaks, al Bang Bang Bar, nel quale si intravvede un barbuto Jaques Renault e dove Shelley Johnson rivede James Hurley, mentre sul palco in Chromatics eseguono una sognante Shadow.

In un festival nel quale troppi film hanno mostrato una preoccupante mancanza di sguardo e di tensione narrativa, il caos creativo di Lynch sembra improvvisamente rimettere tutto nella giusta prospettiva, segnando una distanza che nessuna palma, piu’ o meno immeritata, potra’ colmare.

Bentornato Maestro.

CREDITS

David LYNCH – Director

Angelo BADALAMENTI – Music

CASTING

Kyle MACLACHLAN – Special Agent Dale Cooper

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