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Cannes 2017. L’amant double

L’amant double ***

Chloé, a fragile young woman, falls in love with her psychoanalyst, Paul.
A few months later she moves in with him, but soon discovers that her lover is concealing a part of his identity.

La straordinaria prolificita’ e cultura cinematografica di François Ozon – che solo pochi mesi fa portava a Venezia il magnifico Frantz, melo’ assoluto in bianco e nero, abientato dopo la Grande Guerra – questa volta ci regala un thriller erotico, che guarda al cinema di De Palma e Cronenberg, come riferimenti d’eccezione.

Nella sua lunga carriera cinematografica, comincia solo nel 1998 e che annovera sinora ben diciassette film, Ozon aveva gia’ esplorato le potenzialita’ del racconto psicologico, ma questa volta la determinazione e’ evidente sin dalla clamorosa immagine iniziale, che da un primo piano ginecologico del sesso femminile si dissolve in un occhio.

Le intenzioni sono chiarissime: questo e’ cinema di puro piacere voyeristico, sensuale, esplicito.

La protagonista e’ una giovane donna, Chloé, afflitta da continui dolori al ventre, che la medicina non sa spiegare. Si affida quindi ad uno psicologo, il Dott. Paul Meyer.

La terapia sembra funzionare, Chloé si sente meglio e trova anche lavoro in un museo di arte moderna.

Quando pero’ Paul mette fine alle sessioni e le dichiara il suo amore, i sintomi della malattia cominciano a riprendere.

Ma quello che preoccupa davvero la protagonista e’ il misterioso passato di Paul, che ha cambiato nome e le ha nascosto di avere un fratello gemello, anche lui analista…

Ozon si diverte a giocare con il cinema, disseminando indizi e citazioni, dalla scala a chiocciola che porta allo studio di Paul, ai vetri che riflettono immagini diverse, nello studio del fratello.

La sua macchina da presa avvolge i personaggi, i loro corpi, ne fa strumento di seduzione ed inganno. Ma piu’ della nudita’ spesso esibita e’ l’idea di cinema di Ozon a sedurre.

Facendo tesoro dei grandi classici del cinema sui gemelli, da Le due sorelle a Indivisibili, Ozon gioca confondere lo spettatore, duplicando continuamente le situazioni e le reazioni dei personaggi.

Dove finisce la realta’ e dove cominciano l’immaginazione, l’incubo, la suggestione? I confini restano sfumati, sino alla fine, perche’ Ozon preferisce alimentare la tensione attraverso l’ambiguita’: lo statuto ontologico delle immagini e’ sempre in discussione. Nulla e’ davvero quello che sembra, perche’ in fondo, il cinema e’ un grande inganno, una fantasia provocante, seducente, che ci trasforma tutti in spettatori complici e partecipi.

Ed allora poco importa se la sceneggiatura perde qualche colpo e se la soluzione del fetus in feto e’ giocata proprio in extremis, per ribaltare le attese ancora una volta. Quello che conta e’ il gioco della seduzione. Quello di Paul e Chloé naturalmente, ma soprattutto quello di Ozon con il suo pubblico, un gioco che non esclude illusioni e suggestoni, assalti sonori e colpi di scena.

Perche’ in fondo, come direbbe il protagonista de Gli ultimi fuochi di Fitzgerald: “stavo solo facendo del cinema“.

CREDITS

François OZON – Director

François OZON – Script / Dialogue

Sylvie OLIVÉ – Set decorator

Laure GARDETTE – Film Editor

Philippe ROMBI – Music

Manu DACOSSE – Director of Photography

Brigitte TAILLANDIER – Sound

Aymeric DEVOLDÈRE – Sound

Jean-Paul HURIER – Sound

CASTING

Marine VACTH – Chloé

Jérémie RENIER – Paul

Jacqueline BISSET – Mme Schenker

Myriam BOYER – Rose

Dominique REYMOND – Gynécologue

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