Cannes 2017. The Killing of a Sacred Deer

The Killing of a Sacred Deer ***

Steven, a charismatic surgeon, is forced to make an unthinkable sacrifice after his life starts to fall apart, when the behaviour of a teenage boy he has taken under his wing turns sinister.

Il secondo film americano di Yorgos Lanthimos, talento cristallino dell’ultima nouvelle vague greca, e’ assai lontano dalle atmosfere surreali e paradossali di The Lobster, recuperando invece il senso tragico dell’esistenza dei suoi esordi e la ferocia primordiale delle sue storie.

Ispiratosi al mito di Ifigenia, la figlia di Agamennone, che la dea Artemide aveva chiesto in sacrificio al Re degli Achei, per l’uccisione di un cervo, di cui si era stupidamente vantato, The Killing of a Sacred Deer e’ un dramma tinto di nero, profondamente disturbante, proprio perche’ sfida la razionalita’ dei protagonisti, due medici, uomini di scienza.

Il film di Lanthimos si muove invece su un terreno del tutto diverso: ancestrale, demoniaco, sovrannaturale.

Steven Murphy e’ un chirurgo affermato, sposato alla bellissima Anna che gestisce una clinica. Hanno due figli, l’adolescente Kim ed il piu’ piccolo Bob.

La prima scena e’ quella di un cuore che pulsa, dopo un’operazione che sta per terminare. Vediamo poi i guanti e il camice del chirurgo gettati nella spazzatura. E’ come se Steven avesse subito smesso i suoi panni per entrare nell’incubo del film. In un ospedale – che Lanthimos e il direttore della fotografia Thimios Bakatakis riprendono come l’Overlook Hotel kubriackiano, con carrelli infiniti ed obbiettivi grandangolari, ad esasperarne il senso oppressivo e l’inutile nitore – il dottor Murphy riceve le visite, sempre piu’ frequenti, di un ragazzino di nome Martin, che il dottore sembra conoscere bene.

Lo presenta infine anche alla sua famiglia, ospitandolo un pomeriggio e poi accettando l’invito del ragazzo, per una cena a casa di sua madre. Eppure tra di loro c’e’ qualcosa di rimosso, c’e’ un non detto che pesa e amplifica la tensione.

Quando pero’ prima Bob e poi Kim rimangono ispiegabilmente paralizzati alle gambe, rifiutando il cibo, il Dott. Murphy si trova costretto a fare i conti con le sue colpe, la sua inadeguatezza e una minaccia, che diventa ogni giorno piu’ concreta.

Aperto dalle note dello Stabat Mater di Schubert, che influenzano uno score sonoro magniloquente e ossessivo, curato da Johnnie Burn (Under the skin), nel quale c’e’ spazio anche per Sofia Gubaidulina e Gyorgy Ligeti , The Killing of a Sacred Deer e’ il film della maturita’ per Lanthimos, che costruisce una tensione malsana, psicologicamente disturbante, che richiama i primi film di Roman Polanski, pur rimanendo straordinariamente originale nella sua disperazione.

Il senso implacabile del destino si abbatte sui protagonisti, svelandone desideri inconfessabili, passioni deviate, crudelta’ nascoste. Non poteva che essere un chirurgo il protagonista di questa storia, colui che ha nelle mani il destino di altri uomini e che questa volta deve compiere una scelta impossibile, senza il conforto delle sue certezze.

Colin Farrell, attore straordinario per Spielberg e per Mann, da sempre sotto-utilizzato, trova invece con Lanthimos il modo di mettere in mostra tutta la sua espressivita’. Nicole Kidman, che sembra qui riprendere il ruolo di Alice Harford di Eyes Wide Shut, e’ altrettanto convincente e indovinata, ma chi ruba la scena a tutti e’ il mostruoso Martin di Barry Keoghan, che vedremo anche in Dunrirk di Nolan. Angelo caduto, con lo sguardo sfuggente, la voce mellifua e la determinazione di chi ha la forza del destino dalla sua parte, e’ una presenza che gela il sangue. Quando si stacca con un morso un pezzo del braccio, per mostrare al dottor Murphy il senso di una metafora, sembra avere la perfidia diabolica del Max Cady del Promontorio della paura.

La sua e’ una forza satanica, che trasforma The Killing of a Sacred Deer in un horror sociale, che smaschera l’egoismo individualista, che cova sotto il braciere familiare, ne fa a pezzi l’autorita’ patriarcale e ribalta costantemente il punto di vista della vittima, mostrando gli effetti devastanti che le nostre azioni e le nostre decisioni hanno su coloro che ci sono attorno. Piu’ semplicemente, quando si crea uno squilibrio, si impone una compensazione, ma il suo prezzo, a questo punto, potrebbe essere altissimo. Lanthimos, in fondo, non ha fatto altro che rendere espliciti i meccanismi di quella che alcuni chiamano giustizia divina: la stessa che Artemide pretendeva da Agamennone, per i suoi errori.

Soffocante.

CREDITS

Yorgos LANTHIMOS – Director

Yorgos LANTHIMOS – Script / Dialogue

Efthimis FILIPPOU – Script / Dialogue

Yorgos MAVROPSARIDIS – Film Editor

Thimios BAKATAKIS – Director of Photography

Johnnie BURN – Sound

CASTING

Colin FARREL – Steven Murphy

Nicole KIDMAN – Anna Murphy

Barry KEOGHAN – Martin

Raffey CASSIDY – Kim Murphy

Sunny SULJIC – Bob Murphy

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