Cannes 2017. Happy End

Happy End **1/2

“All around us, the world, and we, in its midst, blind”. A snapshot from the life of a bourgeois European family.

Il nuovo film di Michael Haneke naturalmente non ha nulla di felice. Tantomeno la fine.

Come sempre, il regista austriaco nato a Monaco, gioca a spiazzare le attese e mettere alla berlina ogni sicurezza borghese, con uno stile mai cosi’ rarefatto, cristallino, ellittico.

Al centro del suo film c’e’ una una grande famiglia industriale del nord della Francia, i Laurent. Eppure, metaforicamente, c’e’ tutta l’elite europea, le sue classi dirigenti, il suo capitalismo, il suo modello di sviluppo.

L’anziano patriarca Georges Laurent si diverte ad interpretare la parte del saggio fuori di senno, ma e’ invece lucidissimo e determinato. Determinato a porre fine ai suoi giorni.

La figlia Anne e’ alla guida della societa’ di costruzioni di famiglia, che si trova a dover gestire una fusione importante, proprio nel momento in cui un improvviso crollo in un cantiere, ha messo a rischio la vita di un operaio.

L’altro erede, Thomas, e’ un medico, che ha appena avuto un bimbo dalla seconda moglie, Ines, mentre la prima compagna ha tentato il suicidio lasciandolo solo a prendersi cura della figlia tredicenne, Eve, che quasi non conosce la sua famiglia.

L’apparente bonomia di Thomas nasconde tuttavia una sessualita’ degradata e malata, una distanza affettiva inquietante ed una sostanziale superficialita’, persino nel proprio lavoro.

A completare il quadro, ci sono infine Pierre, il figlio di Anne, responsabile della sicurezza sul cantiere, che sembra completamente incapace di prendersi cura della societa’ di famiglia, un legale inglese che sta curando l’operazione finanziaria per i Laurent, promesso sposo di Anne, ed infine la famiglia di domestici di origine marocchina, che si occupa della grande magione di Calais.

Il film si apre con alcune immagini riprese dal cellulare della piccola Eve, che si prende gioco della madre, mentre si lava i denti, si spazzola i capelli, si strucca, prima di andare a dormire.

Sono probabilmente gli ultimi istanti di vita della donna, prima del suicidio, commentati dalla perfida figlia con la stessa glaciale ironia, che accompagna tutto il film.

Subito dopo assistiamo alle immagini dell’incidente di cantiere, riprese da una videocamera di servizio. Tra queste immagini stranianti, i sobri titoli di testa.

Poi il film comincia davvero, ma rimane come bloccato dalle sue premesse e dalla sua durezza programmatica, dalla sua volonta’ di mettere in scena una famiglia letteralmente mostruosa, senza speranza, ne’ salvezza.

Eppure il film Haneke questa volta lascia spesso indifferenti e persino annoiati, nella sua ricercata perfezione formale.

Regista della falsa coscienza borghese, Haneke ha sempre lavorato per sottrazione, lasciando in campo lungo o addirittura fuori campo, i momenti forti dei suoi film.

Happy End si spinge ancora piu’ lontano su questo versante: quello che appare sullo schermo e’ pochissimo. L’opera interpretativa dovrebbe essere ancor piu’ ardua e complessa questa volta. Eppure il suo nuovo film e’ essai piu’ esplicito di quanto sembri: dentro c’e’ tutto quello che Haneke ci ha gia’ raccontato nei suoi ultimi vent’anni di carriera. La borghesia colpevole che si sente assediata, l’invasione delle immagini digitali e il senso soffocante di essere costantemente spiati, il desiderio di morte e la dignita’ della fine, il peso del passato e l’infanzia contagiata dall’orrore dei padri e delle madri.

Solo che in Happy End, Haneke decide di caricarne il peso sulle spalle di una sola famiglia e di una sola storia, quella dei Laurents appunto. Rendendo cosi’ il film una sorta di mosaico frammentato ed episodico di temi e di intenzioni, afflitto da un pessimismo cupissimo e una volonta’ di auto-annientamento, che ricordano il Visconti de La caduta degli Dei. Che era tuttavi un film di quarant’anni fa…

Il film e’ tutto nelle mezze parole, nei non detti, nelle scene interrotte, osservate da lontano, nei gesti piccoli e piccolissimi che le dovrebbero riempire e che spesso finiscono per non dire nulla.

La messa in scena di Haneke e Christian Berger e’ come sempre sorvegliatissima e impeccabile, ma non si comprende cosa interessi davvero al regista questa volta. E’ forse il veleno della ricchezza e del potere che passa tra le generazioni, senza mai estinguerisi? Oppure e’ la crisi emotiva della famiglia borghese, da sempre covo di rancori e di infelicita’? Oppure e’ una nuova lotta di classe, che smaschera l’ipocrisia perbenista di chi pretende di occuparsi dei piu’ deboli e poi invece sostanzialmente non fa nulla per aiutali?

Forse tutti questi temi assieme, forse Haneke tenta l’affresco grande e definitivo di inizio secolo, ma la sua ambizione smisurata finisce per scontrarsi con un film troppo scarnificato ed emotivamente fragile, per poterla sostenere, oltre che privo di una qualunque prospettiva morale, se non di semplice umanita’.

Nel film ci sono tre personaggi che tentano il suicidio. Uno piu’ volte. Non e’ troppo, anche per l’apocalittico Haneke?

Certo, i momenti memorabili non si contano, soprattutto nella seconda meta’: dal dialogo tra Thomas ed Eve sui messaggi pornografici scoperti dalla figlia, a quello tra il padriarca e la nipote, una sorta di passaggio di consegne della crudelta’ familiare, oppure ancora, verso la fine, la sequenza in cui la figlia dei domestici viene morsa dal cane e il medico e la sorella non si preoccupano neppure di farle fare l’antirabbia, per non dire delle nozze di Anne interrotte dall’arrivo del figlio e di un gruppo di migranti.

Il film lascia interdetti e spiazzati, anche perche’ Haneke e’ stato bravissimo a sviare ogni anticipazione e sembra piu’ preoccupato di ripetersi che di comunicare al suo pubblico, a cui lascia solo il carico della mostruosita’ dei Laurents ed uno specchio deformato nel quale guardarsi e riconoscersi.

 

CREDITS

Michael HANEKE – Director

Michael HANEKE – Script / Dialogue

Christian BERGER – Director of Photography

Olivier RADOT – Set decorator

Guillaume SCIAMA – Sound

Jean-Pierre LAFORCE – Sound

Monika WILLI – Film Editor

CASTING

Isabelle HUPPERT – Anne Laurent

Jean-Louis TRINTIGNANT – Georges Laurent

Mathieu KASSOVITZ – Thomas Laurent

Fantine HARDUIN – Eve Laurent

Franz ROGOWSKI – Pierre Laurent

Laura VERLINDEN – Anaïs Laurent

Toby JONES – Lawrence Bradshaw

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