Annunci

Cannes 2016. Julieta

Julieta poster

Julieta **1/2

Julieta lives in Madrid with her daughter Antía. They both suffer in silence over the loss of Xoan, Antía’s father and Julieta’s husband. But at times grief doesn’t bring people closer, it drives them apart. When Antía turns eighteen she abandons her mother, without a word of explanation. Julieta looks for her in every possible way, but all she discovers is how little she knows of her daughter.
Julieta is about a mother’s struggle to survive uncertainty. It is also about fate, guilt complexes and that unfathomable mystery that leads us to abandon the people we love, erasing them from our lives as if they had never meant anything, as if they had never existed.

Il Festival di Cannes, nonostante sporadicamente il delegato geenrale, Thierry Fremaux, cerchi di rinnovarne la formula, come accaduto l’anno passato, con risultati discutibili, e’ una sorta di club esclusivo. Una volta che ci si e’ entrati, si rimane iscritti per tutta la vita.

E cosi’ autori come i Dardenne, Audiard, Haneke, Allen, Loach, Von Trier, Moretti, Sorrentino, Almodovar sono la spina dorsale della selezione ufficiale, indipendentemente dalle opere che presentano.

La politiques des auteurs ha lasciato la sua eredita’ piu’ forte proprio nella selezione degli invitati, che quasi sempre si accomodano in concorso, anche quando non ce ne sarebbe piu’ bisogno.

Accade cosi’ che spesso assistiamo al lungo autunno dei grandi maestri, che di film in film vediamo ripetere se stessi, alla ricerca della grandezza dei loro esordi e della loro maturita’.

Quest’anno non fa eccezione, con almeno tre film sinora del tutto pleonastici, incapaci di aggiungere alcunche’ al percorso dei loro autori: il discorso vale per I Daniel Blake di Loach, per The Handmaiden di Park Chan wook e, in piccola parte, per questo Julieta di Almodovar, uscito peraltro in Spagna da un mese, con risultati piuttosto deludenti.

Julieta e’ un ritorno al melo’ classico che Almodovar, rinnovando la lezione di Sirk, Ray e Fassbinder, ha portato a livelli assoluti con Carne tremula, Tutto su mia madre, Parla con lei, Volver.

Erano gli anni a cavallo del nuovo secolo e dopo gli esordi folli e deliranti dei primi anni ’80, che riflettevano la movida madrilena post-franchista, il regista mancheco era riuscito a incanalare la sua vena iconoclasta ed il suo gusto camp, in forme cinematografiche assai piu’ classiche, anche grazie al sapiente lavoro sulla sceneggiatura e sui personaggi.

Da un decennio tuttavia, il suo cinema sembra come bloccato, in stallo, incapace di aggiornare quella formula assolutamente unica, ne’ di ritornare alla commedia pura, come mostrano i fallimenti di La pelle che abito e Gli amanti passeggeri.

Julieta e’, da questo punto di vista, il tentativo di ricostuire le forme e i percorsi sentimentali dei suoi anni piu’ felici, con una storia tutta al femminile, nel quale gli uomini non fanno altro che morire.

Incontriamo la protagonista quando e’ ormai una donna matura, che sta per lasciare Madrid assieme al nuovo compagno, un scrittore, deciso a spostarsi a Lisbona.

Sul punto di traslocare, incontra per strada la migliore amica della figlia Antia, Bea, che le racconta di averla ricontrata dopo molti anni sul Lago di Como. Quello che Bea non sa e’ che Antia e Julieta non si vedono da dodici anni.

Sconvolta dall’incontro, Julieta decide di non partire, anzi di ritornare nella casa dove lei e la figlia avevano vissuto per molti anni, dopo la tragica morte in mare di Xoan, il padre di Antia.

Julieta decide cosi’ di scrivere in un diario, la storia della sua vita, in attesa di nuove notizie e di un impossibile ritorno di Antia.

Con un lungo flashback il film si riavvolge sino al viaggio in treno in cui Julieta ha incontrato Xoan.

Almodovar scrive un melo’ fin troppo corretto, lineare, senza mai un eccesso, senza mai uno squilibrio narrativo, senza mai uno slancio che riesca davvero a commuovere. Julieta sembra lo scheletro dei suoi film del passato.

Il problema forse e’ che la coralita’ e la ricchezza narrativa di un tempo e’ qui completamente assente e il film si risolve in un viaggio univoco, sempre dalla parte di Julieta. Tutti gli altri personaggi restano sullo sfondo, figurine bidimensionali in un disegno troppo semplificato, che infatti non riesce mai ad emozionare, nonostante la bravura e la dedizione di Emma Suarez e Adriana Ugarte, le due attrici che interpretano Julieta nel corso degli anni.

Il film resta cosi’ un po’ troppo in superfice, indeciso se essere crudele o riconciliato, glaciale o infuocato, non affonda mai il coltello nei fallimenti e nelle delusioni della sua protagonista, finendo per sembrare fin troppo (ben) scritto, troppo programmatico.

E’ questo il miglior Almodovar che ci resta? Probabilmente si’ ed e’ pur sempre meglio di quasi tutto quello che arriva nelle nostre sale. Ma l’epoca in cui Woody Allen raccontava di attendere ogni nuovo film del maestro macheco come la cosa piu’ elettrizzante dell’anno, appartiene – forse – al passato.

Annunci

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: