Cinema con vista: Ave, Cesare!

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Contro la monotonia della vita di tutti i giorni, Hollywood gioca sul presente e sul passato del cinema, l’industria del sogno e del desiderio. Chi, se non i Coen, può ironizzare su questo mondo così adorato, sempre al centro delle fantasie dell’uomo comune e non solo. Quando si spengono le luci in sala, tutti restiamo incantati e le risate si alternano ai fazzoletti nell’idillio del gioco delle parti.

Eddie Mannix risolve problemi. Non sarà come l’Harvey Keitel di Pulp Fiction, ma nel suo lavoro è uno dei migliori. I Capitol Studios contano su di lui per tenere lontani gli scandali e dormono sonni tranquilli. Il mastino di Beverly Hills non ha il cuore tenero e di sicuro il cervello fino è la sua arma migliore. Si dice che il Governo lo voglia nella CIA, ma le voci non sono confermate. Intanto la grande star Baird Whitlock è scomparsa dal set. Tutti lo cercano, tutti lo vogliono e forse è stato rapito da una misteriosa organizzazione chiamata Il Futuro: un altro grattacapo per Eddie Mannix, in bilico tra realtà e finzione.

I fratelli Coen, artefici di capolavori come Non è un paese per vecchi e Il grande Lebowski, hanno l’estro a portata di mano. Il loro è un cinema “a due teste”, diviso tra autorialità e postmodernismo, con una colorata inclinazione verso l’innovazione. I movimenti di macchina sono ben visibili, segno di uno sguardo frenetico. I film dei Coen non vogliono essere solo opere di genere: è giusto ridere, ma è meglio farlo in maniera intelligente.

Ave, Cesare! rispetta i canoni della loro cinematografia e non ha paura di sembrare strambo e a tratti allucinato. L’ironia si alterna a situazioni al limite dell’assurdo e talvolta non si riesce a credere ai propri occhi, nel bene e nel male. La platea si innamora della messinscena e piange dalle risate, ma allo stesso tempo rimane interdetta sulle “cinquanta sfumature dei Coen”.

Alcune volte si scivola nel compiacimento, si sfiora il manierismo, minacciando la fluidità della storia. Però l’intelligenza della sceneggiatura è fuori discussione. I registi limano le battute a dovere e mostrano il loro talento anche nella scrittura.

Come al solito fanno sfoggio di una profonda cultura cinematografica, che spazia dal peplum alle commedie musicali con Fred Astaire, con tanto di tip tap incluso. Si canta, si balla e si ride, davanti ad una Hollywood che potrebbe essere la caricatura di se stessa.

I personaggi stupiscono per la loro incapacità di essere reali. L’uno si carica delle estrosità dell’altro, per elevarle all’inverosimile. Così George Clooney rischia una crisi di coscienza e Channing Tatum, l’eroe di Magic Mike, passa dallo spogliarello ai balli di Gene Kelly. Per non parlare di tutto il resto del cast che ne combina di cotte di crude.

Ave, Cesare! è proprio un oggetto strano, in tutto degno dei fratelli Coen. Film così se ne sono visti pochi e di sicuro questo rappresenta una ventata di freschezza nella cinematografia americana, che si rifugia troppo spesso nella monotonia degli effetti speciali. Non piacerà a tutti e dividerà la critica, perché al limite dell’umana concezione. Ma forse ogni dubbio si risolverà in una sonora risata.

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