Cannes 2015. The Lobster

The Lobster 1

The Lobster **1/2

Il talento crudele e surreale di Lanthimos incontra, questa volta, le necessita’ di una produzione internazionale e di un cast cosmopolita.

E’ il tratto caratteristico di moltissimi film in concorso quest’anno: opere di talenti europei rivelatisi nell’ultimo decennio, alle prese con nuovi compromessi e opportunità.

Il risultato è il film più accessibile di Lanthimos, il più divertente e bunuelliano.

The Lobster e’ un racconto distopico, ambientato in un futuro prossimo venturo, che sembra troppo simile al nostro presente.

Il protagonista e’ David, un architetto lasciato dalla moglie dopo dodici anni di matrimonio. Improvvisamente solo, e’ costretto ad alloggiare in un albergo fuori citta’: qui la società ha radunato tutti i single. David, come gli altri, ha solo 40 giorni per trovare una nuova anima gemella, altrimenti sara’ trasformato in un animale.

Le anime solitarie infatti non sono piu’ tollerate dalla societa’.

Nell’hotel, David si porta dietro il fratello, gia’ trasformato in un cane. Qui fa amicizia con altri due uomini soli, un giovane zoppo, deciso a tutto pur di non subire la trasformazione e un uomo corpulento di mezza eta’ incapace di resistere ai proibitissimi istinti onanistici.

Per garantirsi qualche chance in piu’, durante la permanenza, vengono organizzate battute di caccia collettiva, nelle quali le prede sono i cosiddetti ‘solitari’, single scappati alla reclusione, che vivono nel bosco praticando anch’essi un regime ortodosso, che non prevede la possibilita’ di contatti amorosi ed ha la stessa rigidità di quello ‘ufficiale’.

Quando David tenta una impossibile convivenza con un’ospite dell’hotel, capace di crudelta’ inenarrabili, gli eventi precipitano in fretta, spingendolo alla fuga.

Nell’allegoria di Lanthimos i rapporti sociali sono tutti ridotti ad una caricatura. Il regista greco ha in mente i social network, naturalmente, dove ciascuno si rappresenta con pochi semplici elementi.

In The Lobster tutto funziona allo stesso modo. Ognuno interpreta un tipo prestabilito in una cappa di conformismo che non lascia più alcuno spazio alla libertà. Anche l’istituzione familiare e’ ormai solo un simulacro vuoto, che comprende figli affidati solo per risolvere i problemi affettivi delle coppie.

Nell’hotel e fuori, tutto e’ rigidamente precostituito. Ci si sceglie per affinita’ e per carattere: solo l’uguale e’ tollerato. Nessuna solitudine e’ consentita.

Naturalmente anche i ribelli vivono la stessa rigidita’ morale, lo stesso assurdo codice di comportamento deterministico, per il quale le pulsioni e i sentimenti sono ugualmente banditi. Il lavaggio del cervello e’ ormai assoluto.

Lanthimos sembra meno cattivo e radicale che in Kynodontas o Alps, ma è solo apparenza. Almeno nella prima parte il film colpisce nel segno, con la ricostruzione tutta da ridere dell’hotel e dei suoi rigidi rituali.

Il film pero’ manca nella costruzione drammatica: il terzo atto è poco sviluppato credibile e la storia finisce per sbandare vistosamente nella seconda parte, quando David fugge dall’hotel e si unisce ai ‘solitari’.

Ed anche se il finale, con la sua bellissima e tragica sospensione, risolleva un po’ le sorti del racconto, The Lobster lascia un po’ l’amaro in bocca.

Peccato perche’ Colin Farrell e’ inedito nella parte dell’uomo qualunque con baffetto, occhiali tondi e pancia e Rachel Weisz e’ come sempre una presenza magnetica che sembra nascondere anche i limiti di scrittura del suo personaggio.

Perfette anche le due attrici feticcio del cinema di Lanthimos: Angeliki Pappulia e’ la ‘donna senza cuore’, mentre Athina Rachel Tsangari la quinta colonna dei ‘solitatari’ nell’hotel.

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