Al di là dello sguardo: Latin Lover

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Latin Lover

Un omaggio nostalgico al grande cinema di un tempo e all’ “ultima” Virna Lisi

Cristina Comencini ci regala un film corale con un cast internazionale tutto al femminile, che ruota attorno alla figura immaginaria di un misterioso seduttore: un attore, innamorato di se stesso, che ha “attraversato” le stagioni più avvincenti del cinema di una volta. Grazie al ‘mito’ di quest’uomo e al fervore che riesce a creare intorno a lui, le donne della sua vita troveranno ciascuna la propria identità e una strada verso la libertà.

Saverio Crispo, il grande divo del cinema italiano, è morto dieci anni fa. Le sue quattro figlie, avute da donne diverse in altrettante parti del mondo, si radunano per commemorarlo nella grande casa del paesino pugliese dove l’attore è nato. Ci sono anche le due vedove, la prima moglie italiana che se lo è ripreso e lo ha accudito in vecchiaia, e l’attrice spagnola che lo ha sposato ai tempi dei western all’italiana. Nessuna delle figlie ha conosciuto veramente il padre, ognuna di loro lo ha mitizzato e amato in epoche diverse della sua trionfale carriera. Tra conferenze stampa, proiezioni, rivelazioni notturne di segreti, le donne del grande divo rivaleggiano, si affrontano, in un crescendo di emozioni e situazioni tragicomiche. E nel bel mezzo dei festeggiamenti, quando ancora è attesa la quinta figlia, irrompe Pedro del Rio, lo stunt che pare conoscere Saverio Crispo meglio di chiunque altro.

Il film scorre tutto d’un fiato, e fa tesoro di un gruppo di attrici che sembra si siano cucite addosso il proprio personaggio, rasentando la perfezione nel dargli voce e corpo. Impersonano tanti ‘tipi’ di donna, ognuna con la sua particolarità caratteriale, e interagiscono tra loro scambiandosi esilaranti battute: linfa vitale della scintillante sceneggiatura. Nota di merito a Virna Lisi (Rita), ora più che mai ‘signora’ del cinema italiano, e a Marisa Paredes (Ramona), musa di Pedro Almodóvar: sono le mogli del latin lover, un tempo attrici, perni di questa improbabile famiglia intercontinentale allargata, e maestre di rara bravura sul set. La Lisi, giunta alla sua ultima interpretazione, appare a dir poco eccezionale. Nel ruolo di ex attrice, ci racconta una vita che non è la sua, ma che avrebbe potuto benissimo esserlo. Il suo monologo, in una delle ultime scene della pellicola, incanta lo spettatore, e ci permette di salutarla e di ammirarla un’ultima volta. Rimaniamo ammaliati dai suoi gesti, dalle espressioni, dalle risate e dall’elegante atteggiamento.

Spiccano Angela Finocchiaro, la protettrice della memoria del padre-divo e Valeria Bruni Tedeschi, la figlia francese un pò svampita, senza nulla togliere alle interpreti delle altre figlie e ai pochi personaggi maschili, in minoranza, ma fondamentali per il funzionamento del meccanismo filmico della Comenicini. Tutto gira intorno a Francesco Scianna, il latin lover, che appare, come fosse un fantasma, soltanto nelle numerose citazioni innestate dalla Comencini. La regista, infatti, con grande sapienza filologica, lavora egregiamente per ricreare le atmosfere di Cinecittà di un tempo, la fotografia e i costumi, riproponendo veri e propri pezzi dei capolavori cinematografici del passato, dalla commedia all’italiana alla stagione francese, passando per i grandi film dell’impegno civile. Scianna ci ricorda Mastroianni, Gassman, Tognazzi, Gemma, Volontè, i grandi personaggi degli anni ’50, ’60 e ’70 che appartengono a tutti.

Si realizza così l’identificazione di Comencini figlia con Comencini padre, regista, quasi a voler dimostrare che il grande cinema di quegli anni è veramente esistito. Ammiccando al passato, si ottiene un effetto di forte veridicità, grazie all’uso originale dell’espediente del film nel film. La sceneggiatura e il ritmo della commedia tengono alta l’attenzione del pubblico, avvalendosi di tre colpi di scena: due geniali, il terzo un pò forzato, ma l’unico che permette di chiudere il cerchio intorno alle mille sfaccettature del mito di Saverio Crispo, l’oggetto del desiderio. Passo dopo passo, ogni verità nascosta, custodita dai personaggi, verrà pian piano a galla. Latin Lover è un film su più livelli, e quello più profondo esplora l’ambito del rapporto uomo – donna, e con esso la tanto discussa superiorità intellettuale dell’una sull’altro, così cara alla Comencini. E ancora una volta per ricordarla, e colmare il vuoto della sua mancanza, l’ultima sequenza del film si chiude con una schermata nera e una semplice scritta che cita “A Virna”. Finisce così il sodalizio artistico (iniziato con Va’ dove ti porta il cuore e Il più bel giorno della mia vita) e l’amicizia autentica tra Virna Lisi e Cristina Comencini.

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