America: Wim Wenders in mostra a Varese

WENDERS_locandina

Si chiama America la mostra fotografica, ospitata a Villa Panza di Varese, dal 16 gennaio al prossimo 29 marzo, che accoglie 34 fotografie scattate tra la fine degli anni ’70 ed il 2003 da Wim Wenders nei suoi viaggi americani.

La mostra rende omaggio non solo alla pittura di Edward Hopper, ma anche al mondo dell’amico Dennis Hopper.

Wim Wenders a cui il Festival di Berlino renderà omaggio quest’anno con l’Orso d’Oro alla carriera è stato uno degli esponenti di punta del Nuovo Cinema Tedesco, che nel corso degli anni ’70 ha rinnovato profondamente il cinema continentale, cercando di tenere assieme la fascinazione per l’America ed i suoi spazi on the road, con il gusto tipicamente europeo per il racconto interrotto, esistenziale e con lo spirito acuto e contemplativo del documentarista.

Il suo cinema, in particolare, si è nutrito non solo dei grandi landscape americani, ma altresì del suo cinema e dei suoi autori, da Nicholas Ray a Dennis Hopper, da Samuel Fuller a Francis Coppola, con cui si scontrò ai tempi di Hammet, il suo primo film di produzione statunitense.

Proprio in occasione delle celebrazioni del festival di Berlino, tornano in sala anche in Italia in questi giorni i due suoi capolavori degli anni ’80, Paris Texas e Il cielo sopra Berlino, perfetti e speculari nel segnare idealmente tutto il percorso artistico di Wenders: dall’America vista con gli occhi di un europeo alla Berlino divisa e assediata da angeli caduti.

Gli scatti di Wenders, realizzati interamente negli Stati Uniti, immortalano ambienti, paesaggi, architetture avveniristiche, supermercati, negozi, strade con uno sguardo personale e talmente acuto da riuscire a cogliere, con profondità, la maestosità della natura e l’enorme potenza sprigionata dalla luce.

Secondo Wenders, “i paesaggi danno forma alle nostre vite, plasmano il nostro carattere, definiscono la nostra condizione umana e se sei attento acuisci la tua sensibilità nei loro confronti, scopri che hanno storie da raccontare e che sono molto più che semplici luoghi”.

Nelle trentaquattro fotografie in mostra, allestite secondo un percorso cronologico e tematico, emerge la funzione letteraria e narrativa dell’immagine come sede visiva di una o molteplici storie, come in “Cowboy Bar”, mai esposto prima d’ora, “Western World Development, Near Four Corners” e “Ground Zero”, la spettacolare opera in cinque atti che conduce lo spettatore a una riflessione sulla violenza e sul dramma collettivo.

Lo sguardo di Wenders è di volta in volta rapito dagli spazi e dalle forme e critico verso una cultura comunque lontana.

La fascinazione di Wenders per la fotografia l’ha portato a dedicare il suo ultimo film a Sebastiao Salgado, il grande fotografo brasiliano. Il sale della terra è stato nominato all’Oscar come miglior documentario.

Nel corso della sua carriera ha avuto modo di esporre le sue fotografie molte volte, in alcuni dei musei e delle gallerie più prestigiosi del mondo: al Centre Pompidou di Parigi (1986), alla Biennale di Venezia (1993), all’Hamburger Bahnhof di Berlino (2001), al Guggenheim di Bilbao (2002), al Museum of Contemporary Art di Sydney (2003), al Museo d’Arte di Shanghai (2004), alle Scuderie del Quirinale di Roma (2006), al Museu de Arte de Sãn Paulo (2010), al Museo d’Arte Multimediale di Mosca (2012), a Villa Pignatelli di Napoli (2014). È del 1987 il suo primo libro fotografico Written in the West; da allora si sono susseguiti saggi e altri volumi come Pictures from the Surface of the Earth.

Lo stesso Wenders ha dichiarato: “Considero Villa Panza un luogo che rappresenta il cuore della cultura europea e al tempo stesso, grazie alla collezione Panza, l’unione tra l’Europa e l’America nella sua piena espressione. Non avevo mai pensato a una mostra dedicata all’America, ma questo luogo me l’ha ispirata e penso sia stato un grande privilegio poterla fare. Sono foto di grandi dimensioni perché il formato serve a portare lo spettatore in un luogo e a fargli rivivere le sensazioni che ho provato io. Io fotografo i luoghi, e come fotografo amo ascoltare quello che i luoghi mi raccontano. Non mi interessa tanto la natura, non sono un naturalista, ma voglio scoprire luoghi che ci hanno incontrato durante il nostro cammino: nelle mie foto non ci sono persone perché l’assenza di persone rende i luoghi più onesti, più franchi, più disponibili a raccontare le loro storie”.

La mostra è a cura di Anna Bernardini, Direttore di Villa e Collezione Panza.

Dal 16 gennaio al 29 marzo 2015

Villa e Collezione Panza Piazza Litta 1, Varese
Dalle 10.00 alle 18.00 (lunedì chiuso)

Per informazioni e novità legate alla mostra, cliccate qui.

W.Wenders, Entrance, Houston, Texas, 1983
W.Wenders, Entrance, Houston, Texas, 1983
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