Cannes 2014. Sils Maria

clouds-of-sils-maria-poster

Sils Maria ***

Il nuovo film di Olivier Assayas che chiude il concorso ufficiale del 67° Festival di Cannes nasce da una suggestione tutta personale.

Juliette Binoche, che ha lavorato con lui nel bellissimo e malinconico Summer Hours, ma che aveva conosciuto Assayas, giovanissimo sceneggiatore con Rendez-vous di Téchiné nel 1985, riteneva che i due avessero ancora un film da fare assieme, una sorta di occasione mancata o mai colta sino in fondo.

Il regista si è messo così all’opera e questo Sils Maria segna il loro terzo decisivo incontro.

Un incontro all’insegna della vertigine cinematografica, della riflessione sul proprio mestiere e sulla vita, che finisce per travolgere ed amplificare allo stesso tempo, ogni finzione.

Juliette Binoche è Maria Enders, una grande attrice francese, che raggiunge le alpi svizzere, per rendere omaggio ad un famoso drammaturgo, Wilhelm Melchior, con il quale aveva debuttato sulla scena ed al cinema molti anni prima.

Nel viaggio in treno, turbato dalle telefonate con il suo ex marito e dalla notizia della morte dello scrittore, è accompagnata dalla sua assistente personale, Valentine.

La cerimonia di premiazione, diventa così un omaggio postumo, a cui partecipa anche Henryk Wald, uno dei protagonisti della piece di Melchior, Il serpente del Maloja, che aveva lanciato la Enders.

Il dramma racconta l’amore travolgente tra Sigfried, una ventenne rabbiosa e manipolatrice ed una manager quarantenne, Helena, che la sceglie prima come sua assistente, poi come amante. Quando la ragazza fuggirà dall’abbraccio soffocante di Helena, a quest’ultima non resterà che il suicidio.

Nel frattempo nella piccola cittadina svizzera arriva anche un giovane regista, Klaus Diesterweg, che sta lavorando ad un nuovo adattamento teatrale dell’opera di Melchior, nel quale intende far interpretare a Maria Enders – che aveva incarnato la giovane Sigfried, nella prima rappresentazione – la parte di Helena, la donna matura e insicura, travolta dalla passione.

Maria resiste alle proposte di Klaus, per molti motivi e perchè in fondo non accetta questo simbolico passaggio di consegne, sulla scena come nella vita.

Dopo molti tentennamenti e ripensamenti, Maria cede alle lusinghe del regista.

Scopre così che il ruolo di Sigfried è stato assegnato alla giovanissima Jo-Ann Ellis, nota soprattutto per essere stata la protagonista di un film sui mutanti, alla X-Men, e per la sua vita sregolata, immortalata dai paparazzi.

In preparazione per il ruolo, Maria, si isola dal mondo nella vecchia baita di Melchior, e prova la sua parte con la giovane assistente Valentine, che le porge le battute e – sempre di più – cerca di farle comprendere il senso di un ruolo che Maria non riesce a sentire davvero come suo.

Sulle Alpi nel frattempo arriva anche Jo-Ann, con il suo nuovo fidanzato…

Il film di Assayas gioca al meta-cinema, fuori e dentro lo schermo, forzando la narrazione su molti piani sovrapposti. C’è la piece di Melchior ovviamente, con la relazione di Sigfried ed Helena, che Maria recita quasi per intero, c’è quindi il rapporto tra la grande attrice affermata e la nuova arrivata, che dovrà interpretare la parte che una volta le diede la fama, c’è poi il rapporto tra Maria e la sua assistente Valentine, che sembra sempre più replicare quello raccontato dal drammaturgo.

Infine naturalmente c’è il rapporto tra la stessa Binoche ed Assayas, a mischiare le carte un’altra volta.

Per non parlare del film girato da Arnold Fanck nel 1924 sul Maloja, che mostra il curioso fenomeno delle nuvole basse, che si insinuano nella vallata come un serpente, dalla cui suggestione era nata la piece di Melchior.

Il gioco è complesso, stratificato, coltissimo, ma purtroppo il film di Assayas non riesce a mantenere le sue promesse sino in fondo e nella seconda parte si sfilaccia precipitosamente. Il gioco rimane un po’ fine a se stesso e la sceneggiatura perde mordente, quando improvvisamente l’assistente di Maria Enders sparisce nel nulla, poco prima dell’inizio delle prove dello spettacolo.

Assayas ha costruito un meccanismo cinematografico elegante e intenso, che sembra però rivolgersi quasi solo a quel ristrettissimo pubblico di critici e appassionati, capaci di apprezzare sino in fondo il gioco citazionista e la vertigine narrativa dei rispecchiamenti continui tra realtà e rappresentazione.

Sils Maria suggerisce sin troppo, senza davvero portare a conclusione nulla: la rivalità femminile, il rapporto tra vita e arte, l’incedere impietoso dell’età, la costruzione di una propria identità, l’insicurezza dell’attore, i social media e la percezione del reale, il rapporto fra teatro e cinema.

Non basta un primo piano finale della sempre immensa Juliette Binoche per risolvere contraddizioni e interrogativi che il film semina a piene mani senza riuscire a trovare la strada nel labirinto di temi e suggestioni che si è costruito attorno a sè.

Il film rimane a metà strada: tutto il finale lascia l’amaro in bocca per frettolosità e superficialità, anche di scrittura.

Nonostante le ottime interpretazioni della Binoche, di Cloe Moretz e soprattutto della Stewart – che per la prima volta sembra davvero capace di recitare un ruolo – Sils Maria rimane un’occasione colta solo a metà.

sils-maria

Annunci

Un pensiero riguardo “Cannes 2014. Sils Maria”

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.