Paolo Mereghetti sugli Oscar

Paolo Sorrentino, director of Italian film "The Great Beauty" poses with his award for best foreign language film at the 86th Academy Awards in Hollywood

Sul Corriere online due pezzi di Paolo Mereghetti a commento degli Oscar assegnati nella notte.

Il primo è sul trionfo di Paolo Sorrentino.

“Era il favorito, soprattutto dopo aver vinto per la stessa categoria il Golden Globe della Stampa estera accreditata a Los Angeles ma si sa che a Hollywood la forza delle lobby può modificare previsioni date per certe. E i concorrenti erano molto insidiosi  […]

Nel suo strigato discorso di ringraziamento, accompagnato sul palco da Toni Servillo e dal produttore Nicola Giuliano, Sorrentino ha ringraziato, oltre alla moglie Daniela e ai due figli, anche Scorsese (presente in sala perché anche lui candidato), Fellini, i Talking Heads e Diego Armando Maradona! […]

Il futuro di Sorrentino in America, dove fra poco inizierà le riprese del suo nuovo film con Michael Caine, adesso è tutto in discesa ma si sbaglierebbe a pensare che questo successo possa cancellare in un solo colpo i tanti problemi del cinema italiano, spesso incapace di raccogliersi all’estero un vero successo di pubblico. Siamo sempre fermi a riconoscimenti di stima, a volte prestigiosissimi come questo ultimo Oscar, ma che da soli non possono cambiare il futuro del cinema di casa nostra. È questa la vera sfida che un premio così importante (e gratificante) dovrebbe spingere ad affrontare: Sorrentino ci ha messo la sua genialità, adesso tocca alla politica, ministro dei Beni culturali in testa, continuare il lavoro.”

L’altro sui premi a Gravity e 12 anni schiavo.

“viene da pensare che Hollywood quest’anno si è messa l’anima in pace «dividendo» il suo premio più importante tra l’innovazione e il risarcimento storico. Il primo ha ricompensato con sette statuette, comprese quelle per la miglior regia, Gravity di Alfonso Cuarón; il secondo, che non va mai disgiunto da un po’ di senso di colpa, ha premiato il film di un artista inglese di colore che ha mostrato come mai si era visto fino ad oggi la crudeltà e la violenza dello schiavismo americano […]

Le polemiche su Woody Allen non impediscono a Cate Blanchett di conquistare un meritatissimo Oscar come attrice protagonista di Blue Jasmine […]

i sette premi a Gravity  sono evidentemente un modo per ricompensare un film che ha avuto il coraggio di battere una strada rischiosa – due soli attori spesso irriconoscibili negli scafandri, uno dei quali sparisce dopo venti minuti, dialoghi all’osso e un’ambientazione inedita – e ha dimostrato a un’industria che sembra capace soprattutto di fare remake o sequel come l’originalità può pagare anche in termini di pubblico. Il che a Hollywood ha sempre la sua importanza.”

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