Venezia 2013. The Zero Theorem

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The Zero Theorem *

E’ imbarazzante e spiacevole dover scrivere l’ennesima stroncatura di un film del concorso in questa contraddittoria e sinora deludente 70°Mostra di Venezia, ma The Zero Theorem di Terry Gilliam è un film veramente sbagliato, asfittico, superficiale, di cui si attende solo la fine.

Una volta regista di culto, prima coi Monty Python, quindi in solitaria, adattando Orwell e Thompson, Grimm, Raspe e Marker, è da molto tempo che Gilliam non ci regala nulla di significativo. Eppure non era mai sceso al livello odierno.

La povertà evidente non è solo nel budget e nei mezzi, ma purtroppo anche nell’ispirazione.

Il protagonista è Qohen Leth (il riferimento biblico è abbastanza chiaro, per farci capire che è un uomo di fede che cerca il senso della vita e che in fondo tutto è vanità?): è un programmatore di una società del futuro, in cui il grande capo “Management” intende dimostrare matematicamente che l’universo è destinato all’estinzione e che la nostra esistenza è solo un accidente temporaneo prodotto dal big bang.

Leth ci lavora alacremente, ma è stressato da un compito impervio. Chiuso in casa davanti allo schermo, riceve la visita di una bellissima ragazza, una professionista che il grande capo gli ha inviato, per alleviare la sua pena.

Nel suo rifugio solitario ci sarà posto anche per Bob, un ragazzino prodigio di quindici anni, che si scopre essere il figlio stesso di “Management”.

Pian piano Leth si ribellerà alla sua condizione di schiavo tecnologico.

Nonostante la presenza di Christoph Waltz, David Thewlis, Melanie Thierry, Tilda Swinton e Matt Damon, il film è un disastro senza capo nè coda, che costringe i suoi volonterosi interpreti a recitare dialoghi incomprensibili ed a muoversi come marionette nella grande scenografia della casa del protagonista, ricavata da un vecchio convento in disuso.

Il film è poverissimo anche dal punto di vista visivo, afflitto da una cronica mancanza di idee nella messa in scena e procede stancamente verso un finale di banalità sconcertante e vuota.

Waltz è completamente fuori parte ed avrà rimpianto probabilmente le magnifiche scene scritte per lui da Quentin Tarantino, alle prese con un ruolo solo abbozzato, incoerente dal punto di vista psicologico e filosofico.

Una noia mortale.

2 pensieri riguardo “Venezia 2013. The Zero Theorem”

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