Elysium

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Elysium *

Cali l’oblio su questo orrendo film di fantascienza, ennesimo esempio dello spreco di risorse e di talento a cui la Hollywood del nuovo millennio ci sta sempre più abituando.

Dopo il pregevole e intelligente District 9, il sudafricano Blomkamp, ci ammorba con un film di sovrana inutilità, che ricicla clichè vecchi e triti, senza un vero perchè.

Il mondo è in rovina per inquinamento e sovrappopolazione. I ricchi si sono costruiti un satellite, Elysium, che orbita attorno alla terra, dove vivono da nababbi in una sorta di finta California, con le ville neoclassiche, i giardini con le palme e i laghetti artificiali.

Max fa l’operaio nella bolgia delle megalopoli, fino a quando viene contaminato per sbaglio e gli restano cinque giorni di vita.

Si fa impiantare un esoscheletro che lo rende fortissimo e cerca di raggiungere Elysium, dove hanno capsule che consentono di rigenerare i tessuti e guarire da ogni malattia.

Per staccare un biglietto verso la salvezza è costretto ad assecondare i piani di un losco trafficante. Ruba i dati contenuti nel cervello di un ricco industriale, ma si accorge ben presto che non si tratta solo di dati sensibili e di conti bancari, ma – nientemeno – che del piano per resettare Elysium stesso: è il progetto di un colpo di stato, pianificato dal ministro della difesa, che vuole esautorare il presidente buonista e democratico.

Nel guazzabuglio si inseriscono anche un agente di Elysium sotto copertura sulla terra – una vera macchina di morte – e l’amica d’infanzia di Max che fa l’infermiera ed ha una figlia malata di leucemia, che sta per morire se non raggiungerà presto le capsule mediche del satellite.

Scritto con i piedi, girato senza mai un’invenzione, afflitto dalle musiche di tal Ryan Amon che scimmiotta il peggior Zimmer, Elysium costringe i suoi protagonisti ad una recita da oratorio, che finisce ovviamente nella solita scazzottata tra superuomini, alla Spencer&Hill, di cui i film d’azione non sembrano (più) poter fare a meno.

Tutto prevedibile, telefonato, vuoto e senza senso, in un mondo ridotto ad uno schema da quinta elementare in cui i cattivi sono iperferoci ed i buoni generosi e lacrimevoli sino allo sfinimento.

Spendere altre parole sarebbe un torto alla vostra intelligenza di lettori e spettatori. Non vale la pena sprecare altro tempo, oltre a quello speso per vedere questo orrore.

Nota a piè pagina: cancellare Neill Blomkamp dal novero dei registi da tenere d’occhio. 

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