Venezia 2012. Campanadas a medianoche – Falstaff

Campanadas a medianoche – Falstaff ***1/2

Venezia Classici

I film di Orson Welles non si limitano a raccontare una storia, ma sono, essi stessi, fonte di un’ inesauribile mitologia.

Le condizioni produttive in cui Welles ha lavorato quasi sempre,dopo l’exploit di Quarto Potere,hanno contribuito alla sua leggenda, ma hanno avuto pesanti riflessi sulll’integrità delle sue opere.

Dai tagli perduti e mai reintegrati a L’orgoglio degli Ambersons, alle molte versioni di Mr.Arkadin, alle lunghissima lavorazione di Othello, con tre diverse attrici, nel ruolo della protagonista, sino a questo Campanadas a medianoche – Falstaff, le cui traversie produttive e distributive, hanno condotto a diverse versioni del film, solo di recente armonizzate.

Dopo aver messo in scena a Teatro questa riduzione da cinque diverse commedie di Shakespeare, l’ultima volta in Irlanda nel 1960, Welles pensava di poter fare del personaggio di Falstaff  un altro dei suoi antieroi bigger than life.

Colse così al volo l’offerta di un produttore spagnolo, Emiliano Piedra, che voleva realizzare una versione de L’isola del Tesoro ed accettò di fare il primo film, purchè Piedra producesse anche una sua versione di Falstaff. Ovviamente Welles riutilizzò scenografie e costumi di un altro film di Piedra e cominciò la pre-pruduzione di Falstaff, senza avere la minima intenzione di dirigere L’isola del tesoro.

Le riprese cominciarono nel settembre 1964, furono interrotte a dicembre perchè i finanziamenti di Piedra e dei suoi coproduttori spagnoli finirono prestissimo e ripresero in febbraio quando Harry Salzman, il produttore dei film di James Bond, assicurò un budget di 1,5 milioni di dollari, poi ridotti a 800.000.

Welles sfruttò l’amicizia di Jeanne Moreau, Walter Chiari, John Gielgud e Margaret Rutheford per coprire molti ruoli importanti nel film, ma gli attori parteciparono alle riprese per pochissimi giorni, costringendo Welles ad usare molte controfigure nelle scene d’insieme.

Il film fu girato senza sonoro in presa diretta per risparmiare sui costi e questo determinò l’esistenza di due versioni originali, in spagnolo ed in inglese.

Obblighi contratuali con Salzmann spinsero Welles a presentare una versione rough cut del film già nell’estate del 1965, non ancora completa.

Da allora, sino alla sua presentazione ufficiale al Festival di Cannes del 1966, dove il film vinse il Grand Prix del XX anniversario, furono stampate diverse copie, sia della versione inglese, sia di quella spagnola, provocando un intricato stratificarsi di edizioni che solo recentemente è stato possibile sciogliere.

La cineteca di Madrid che ha curato il restauro ha però preferito mantenere distinte le due versioni, quella internazionale in inglese e quella spagnola.

Alla Mostra è stata presentata la versione spagnola, Campanadas a medianoche, che finalmente rende giustizia ad uno dei capolavori di Welles.

Nel raccontare l’amicizia di Jack Falstaff, guascone, bugiardo, affabulatore, con il principe Hal, erede al trono di Enrico IV, Welles mette in scena tutta la sua straordinaria abilità teatrale. Costruisce il magnifico set della locanda e lavora ancora una volta sulla profondità di campo, che gli consente di integrare i primi piani dei suoi personaggi nel contesto più ampio della scenografia.

La sua macchina da presa non sta mai ferma ed insegue le gesta picaresche di Jack e del principe Hal, fino alla battaglia di Shrewsbury, contro i congiurati guidati da Percy Hotspur.

Hal si farà onore in battaglia, uccidendo in duello proprio Hotspur: sarà però Falstaff ad appropriarsi del cadavere ed a rivendicare i meriti della sua caduta.

Le condizioni di salute di Enrico IV peggiorano e Hal decide di stargli a fianco, rinnegando la sua vita passata e apprestandosi a diventare Re.

Invano Falstaff cerca di avvicinare il nuovo Re, Enrico V, durante la cerimonia d’incoronazione. Morirà solo e dimenticato da tutti.

Il racconto di Welles è malinconico e modernissimo: un film sul potere ed i suoi condizionamenti, sull’amicizia onorata e poi tradita, che è in fondo sorta di amara riflessione autobiografica.

Welles si identificava evidentemente nella grandezza tragica e cialtrona di Falstaff, nella sua capcità di prendere la vita con leggerezza e anticonformismo.

Basterebbero i sei minuti della battaglia di Shrewsbury a rendere indispensabile la visione di questo Campanadas a medianoche: come sempre Welles non si fa spaventare dalle ristrettezze economiche e di mezzi. Con sole 180 comparse e senza costumi per tutte, avvolge la battaglia nella nebbia, gira controluce lunghi piani sequenza che poi smonta e frantuma in centinaia di stacchi, che richiesero sei settimane di montaggio. 

Dopo le edizioni filologiche di Mr. Arkadin – Rapporto confidenziale e L’infernale Quinlan, un altro capolavoro di Welles, l’ultimo della sua breve carriera, torna a risplendere.

Da non perdere.

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