The Escapist / Prison escape

The Escapist / Prison Escape ***

L’estate è avarissima di nuove uscite cinematografiche e consente quindi di recuperare film del passato, più o meno recente, che ci sono sfuggiti, opere prime di registi da tenere d’occhio, film dimenticati, opere uscite solo in qualche festival americano.

Dopo Twixt di Coppola e l’action The Raid, è la volta del film d’esordio di Ruper Wyatt, il regista del’apprezzatissimo L’alba del pianeta delle scimmie.

Presentato al Sundance nel 2008, The Escapist ha per protagonsita Frank Perry, un detenuto che deve scontare l’ergastolo in una prigione inglese, comandata dallo spietato criminale Rizza e dal suo viscido fratellino, Tony.

Dopo quattordici anni di silenzio e di lettere che tornano al mittente, Perry riceve la notizia che la sua adorata figlia ha avuto un’overdose ed è vicina alla fine. Decide così di tentare il tutto per tutto, per fuggire dalla prigione, assieme ad alcuni suoi fidati compagni.

Il film mostra la messa a punto del piano per la fuga, la creazione del gruppo dei fuggitivi, gli inconvenienti e le difficoltà per procurarsi gli strumenti necessari, e parallelamente, con una sorta di lungo flashforward continuamente interrotto, il momento dell’azione, con i fuggitivi che penetrano nelle condotte, sfruttando il confessionale e le prese d’aria della lavanderia, per ricollegarsi alla rete fognaria e raggiungere un vecchio tunnel della metropolitana londinese, verso la libertà.

Il gruppo è formato da Perry naturalmente, da Lenny Drake, un boxer esperto in furti e da Brodie, il miglior amico di Perry. Nei giorni che precedono il tentativo si allarga a Batista, il chimico della prigione e Lacey il nuovo silenzioso compagno di cella di Perry, oggetto delle attenzioni particolari di Tony, che pretende dai fuggitivi un enorme quantitativo di droga per tenere la bocca chiusa.

L’avidità e la lussuria di Tony gli saranno fatali, ma influenzeranno in maniera determinante il piano di fuga e la sua riuscita.

Nel racconto delle sue premesse il film potrebbe sembrare un prison movie classico e di genere, ma è nel finale che la prospettiva finisce per ribaltarsi completamente: la fuga progettata da Perry è un lento addio alla vita, un percorso metafisico e non d’azione. Il sogno ad occhi aperti divenuto ormai irrealizzabile.

E’ così il racconto carcerario diventa metafora di un anelito di libertà più radicale e insopprimibile.

Il film vive sulla straordinaria interpretazione di Brian Cox, straordinario caratterista (La 25°ora, Rushmore, Zodiac, la trilogia di Bourne, Match point) , qui finalmente prim’attore nel ruolo del disilluso Perry, piegato dalla vita e senza più speranze, se non quella di rivedere un’ultima volta la figlia che ha deciso comunque di gettare al vento la sua vita.

Il cast di sopporto è di primissimo livello, grazie alla solida sceneggiatura che supporta il lavoro di Joseph Fiennes, per una volta, giustamente torvo, Liam Cunningham, Seu Jorge, Dominic Cooper ed il sempre ambiguo Damian Lewis.

Un solido debutto, da recuperare.

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