The Raid: Redemption

The Raid: Redemption ***

Ci voleva un giovane regista gallese, innamorato del Pencak Silat – antica arte marziale indonesiana – per dirigere il miglior film d’azione della stagione. Presentato a Toronto e poi a Torino, quindi al Sundance, The Raid: Redemption è uno straordinario ritratto umano, moralmente ambiguo, ellittico, un film d’azione adrenalinica, senza abbellimenti e senza compiacimento, in cui i corpi si scontrano con una forza senza pari, alla faccia degli effetti speciali e delle stesse coreografie wuxia, ripulite dal digitale.

Gareth Evans inventa angoli di visione inediti, asseconda le straordinarie prove dei suoi attori, Iko Uwais e Yayan Ruhian su tutti, con una macchina da presa mobilissima, alternando soggettive, carrelli macchina a mano, per restituire tutta l’eccezionalità della performance fisica dei suoi protagonisti.

Siamo a Giacarta, il giovane Rama, ultimo arrivato nella squadra SWAT, si allena all’alba. Saluta la moglie incinta ed il padre, affermando: “lo riporterò”.

Lo vediamo quindi su un blindato assieme ai suoi compagni. La loro misione è penetrare in un enorme edificio dominato da Tama, un potente boss della droga. Approfittando dell’effetto sorpresa e del silenzio dell’alba, dovrebbero tentare la scalata al condominio, mettendo a ferro e fuoco l’organizzazione criminale che infesta l’edificio.

I venti uomini sono guidati dal sergente Jaka e dall’ambiguo tenente Wahyu. Risalgono dal piano terra lentamente fino a raggiungere il sesto piano, quando vengono scoperti da una giovane vedetta che riesce a dare l’allarme con l’interfono.

Tama sente la presenza e chiede rinforzi, ordinando ai suoi luogotenenti, Mad Dog e Andi, di liberare l’edificio dagli intrusi. Due cecchini nella casa attigua cominciano a sparare sui membri della squadra SWAT. Gli uomini di Tama riprendono il controllo del quinto piano quando il boss toglie la corrente a tutto l’edificio, annunciando ai poliziotti rimasti vivi che sono intrappolati al sesto piano e che concederà l’affitto gratuito a coloro che uccideranno gli intrusi.

Nel frattempo il sergente Jaka scopre che la missione non è stata autorizzata  dal dipartimento, ma solo dal tenente Wahyu: non ci saranno rinforzi o squadre di soccorso. Dopo una lunga battaglia la squadra è bloccata al sesto piano con pochissime e munizioni. Solo in cinque sopravvivono agli agguati. La squadra si divide in due gruppi: Jaka con Wahyu e Dagu al quinto piano e Rama con Bowo ferito si rifugia al settimo.

Rama è infine catturato da Andi, braccio destro di Tama. Allo stesso tempo, Jaka e il suo gruppo sono braccati da Mad Dog, spietato scagnozzo di Tama.

Wahyu tenta di fuggire, e Dagu lo insegue, mentre Jaka affronta Mad Dog, che lo sfida ad un duello fisico, senza armi.

Ma le sorprese sono appena cominciate…

Nell’edificio, governato da Tama, va in scena una battaglia senza esclusione di colpi. Ai fucili ed alle pistole si sostituiscono man mano, le armi bianche – pugnali, machete – quindi il combattimento corpo a corpo. Allo stesso modo, la classica divisione manichea dell’inzio tra buoni e cattivi – la polizia della SWAT e gli scagnozzi del boss Tama – si fa via via più sfumata. L’attacco è un’iniziativa non autorizzata del tenente Wahyu, spinto forse da interessi personali.

Ed anche nel campo di Tama ci saranno scoperte sorprendenti.

Evans ci trascina in questo tour de force, senza un attimo di tregua e senza compiacimenti estetizzanti, nè glorificazioni.

Il marcio affiora prepotenetemente da ogni angolo di questo condominio fatiscente e putrido. La corruzione è la regola. Ma Evans non calca la mano neppure in questo senso, lasciando le motivazioni di tutti sullo sfondo, senza fare la voce grossa, ma concentrandosi invece sull’azione magnificamente diretta e reinventata.

Ancora inedito in Italia, ma aquistato dalla One Movie, per una futura distribuzione.

2 pensieri riguardo “The Raid: Redemption”

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