Cannes 2012. Cosmopolis

Cosmopolis **

In concorso

Strane magie di un festival: Cosmopolis, il nuovo film di David Cronenberg, comincia proprio dove finisce Holy Motors di Carax, in un parcheggio di lunghissime limousine bianche. E come per il film francese, anche qui la spropositata vettura sara’ la scenografia assoluta della storia del miliardario ventottenne Eric Packer, che in una lunga giornata dovra’ affrontare il crollo del suo patrimonio, una minaccia mortale, la fine velocissima di un matrimonio mai consumato e le proteste anticapitaliste, in una citta’ in stato d’assedio per la visita del Presidente degli Stati Uniti.

Il capo del FMI e’ appena stato oggetto di un attacco in diretta televisiva e la sicurezza cerca di sconsigliare Eric dal muoversi verso Manatthan. Ma il miliardario ha bisogno di un taglio dei capelli e vuole attraversare la citta’, per arrivare al piccolo negozio di Harlem, dove lo accompagnava il padre, da bambino.

Tanti personaggi si alterneranno nella sua limousine, che viaggia a passo d’uomo. Il suo analista finanziario, il responsabile della sicurezza informatica, una gallerista che gli consiglia un Rothko, una filosofa che discute con lui di economia globale e destino del capitale, quindi un dottore che quotidianamente gli fa un check-up completo.

Tutti parlano della crisi, della cyber finanza arrivata al capolinea, della speculazione, del valore delle monete, in un tour de force di rara verbosita’, che mette a dura prova anche lo spettatore piu’ interessato e disponibile ad ascoltare il vaniloquio moralistico di Cronenberg, degno di ben altro contesto.

Dalla nuova carne alla nuova economia il passo e’ breve, verrebbe da dire, soltanto che il film non c’e’. Cronenberg si è dimenticato di girarlo davvero. O forse questo è un nuovo dangerous method? Una nuova talking cure, alla base anche del precedente film del maestro canadese?

Anche qui abbiamo, in fondo, due persone che parlano di continuo.

Seguiamo il lungo viaggio verso la notte di Eric, mentre cerca di portare finalmente a letto la moglie appena sposata, ricchissima ereditiera e poetessa eterea, mentre le cattive notizie dello Yuan lo spingono sul lastrico.

Intanto la minaccia attesa ha la faccia simpatica di un artista delle torte in faccia e quella sgradevole di un ex dipendente che lavorava sul Baht ed e’ stato licenziato.

Cronenberg aggiorna il delirante romanzo di De Lillo alla crisi attuale e parla di finanza globale, etica e denaro come ad una conferenza del G8, intanto nel film non succede praticamente niente ed il suo protagonista e’ talmente uno stronzo che non ci frega proprio nulla di lui, tantomeno delle sue fortune amorose e finanziarie.

L’apocalisse è vicina, uno spettro si aggira sul mondo ed è… il capitale questa volta!

Sì tutto giusto, tutto condivisibile, ma la predica arriva un po’ in ritardo: il libro di De Lillo è di nove anni fa. La follia visionaria e compulsiva ed il senso di una vita perduta in limousine viene travolto da una valanga di chiacchiere.

Che poi Eric Packer sia interpretato da un attore acerbo e fondamentalmente inespressivo come Robert Pattinson complica ulteriormente le cose. Lui e gli altri, con la sola eccezione dell’imprevedibile situazionista Amalric, sembrano attori impegnati in un reading del romanzo di De Lillo.

La girandola di protagonisti che si alternano per brevi momenti non aggiungono molto a questa riflessione, in cui affiorano tutti i difetti del Cronenberg piu’ teorico, che perde di vista la plausibilita’ della narrazione, la definizione dei protagonisti ed il senso complessivo dell’operazione, avvolta tra le altre cose in un silenzio spettrale.

Il montaggio non lo aiuta ed il quella enorme limousine si finisce per sentirsi come prigionieri, con l’insopportabile compagnia del miliardario.

Sarah Gadon e’ una scoperta, che conferma le buonissime impressioni di A dangerous method e Antiviral, ma non bastano i suoi dieci minuti a salvare il film.

Una menzione d’onore al trailer, che racconta in maniera perfetta un film che non c’e’: quando si dice saper vendere in un’economia globalizzata…

P.S. In conferenza stampa Cronenberg ha affermato ‘The essence of cinema is the face of a human being that speaks’.
Dev’essere una nuova idea questa, perche’ guardando i suoi film degli ultimi trent’anni non ce n’eravamo accorti. Nel suo cinema semmai le facce erano sempre pronte ad esplodere, come nello straordinario Scanners o apparivano deformate e inquietanti, come nel mirabile A history of violence.
Ma questa è tutta un’altra storia…
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7 pensieri riguardo “Cannes 2012. Cosmopolis”

  1. […] Le nuove recensioni più lette, nel corso dell’anno, sono state quelle di Hunger Games, Mission:Impossible Protocollo Fantasma, Immaturi – Il viaggio, Cesare deve morire, Magnifica presenza, Il cavaliere oscuro – Il ritorno, Millennium- Uomini che odiano le donne, Knockout, War horse, Lo hobbit, Skyfall e Cosmopolis. […]

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