Cannes 2012. Viaggio in Italia

Viaggio in Italia ***1/2

Cannes Classics

Come sempre un grande film italiano restaurato a Cannes Classics, la sezione del festival che si occupa di riproporre alcuni capolavori, restaurati o ritrovati per l’occasione.

Ieri serata di gala alla Salle Bunuel, per Viaggio in Italia, straordinario film di Roberto Rossellini, culmine del sodalizio artistico con Ingrid Bergman, cominciato con Stromboli ed Europa ’51 e chiusosi con Giovanan d’Arco al rogo.

Il film ebbe una vita difficilissima, cosi’ come quasi tutti quelli di Rossellini. Come ha scritto Gianni Amelio, il film era in anticipo di dieci anni sul nostro cinema, ancora incerto tra neorealismo e commedia all’italiana ed ancora impreparato alle successive opere borghesi di Fellini e Antonioni a cui Viaggio in Italia si avvicina.

Rossellini racconta di una coppia di coniugi inglesi, che raggiungono Napoli per concludere la vendita di un immobile lasciatogli in eredita’ da un lontano zio. Qui il loro rapporto formale e distaccato entrera’ definitivamente in crisi, a contrasto con la vitalita’ popolare del nostro meridione e con le tentazioni di altri amici inglesi, incontrati a Capri.

Poco prima ad una visita a Pompei dove assistono al ritrovamento di due amanti travolti dall’eruzione, i due decidono di divorziare. Nel finale avverra’ il miracolo, proprio durante una processione.

Rossellini descrive il mondo assieme annoiato e gaudente della ricca borghesia con modi non lontani da quelli che altri registi renderanno famosi solo pochi anni dopo. Il film e’ punteggiato dalle musiche napoletane e da un folklore genuino, che stride con il formalismo glaciale del protagonista, il quale non sembra interessarsi a nulla.

Il restauro curato dalla Cineteca di Bologna e’ splendido e restituisce questo piccolo gioiello al pubblico degli appassionati.

Renzo Rossellini presente in sala ha ricordato con commozione che tutta la vita di suo padre e’ racchiusa tra la Palma d’oro che il primo Festival di Cannes tributo’ a Roma citta’ aperta, facendone un successo impensabile, e l’incarico di presidente della giuria che Rossellini completo’ qui sulla Croisette, pochi giorni prima di morire il 3 giugno 1977, dopo aver consegnato ai fratelli Taviani la Palma per Padre Padrone.

Anche Viaggio in Italia deve il suo successo alla Francia, alla recensione di Jaques Rivette sui Cahiers ed al carteggio con Francois Truffaut. Terribili le parole di George Sanders, che litigò furiosamente con Rossellini sul set napoletano: “ho finalmente capito cos’è il neorealismo: mancanza di soldi e professionalità”.

La sceneggiatura era poco più di un canovaccio che Rossellini riscriveva ogni giorno con Vitaliano Brancati, con la Bergman che cercava di mediare con il riluttante divo americano.

Peraltro i contrasti hanno fatto benissimo al film, restituendoci sullo schermo un protagonista scostante, irrigidito, che non si fa capire e non riesce a capire gli altri.

Dopo otto anni di terribili retrospettive veneziane, speriamo che Alberto Barbera voglia distinguersi dal suo predecessore almeno in questo, chiudendo la lunga parentesi del recupero del cinema trash italiano e riaprendo le porte della Mostra di Venezia ai film che dovremmo davvero rivedere e ricordare.

Altro che Viva la foca!

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