Limitless

La recensione – Limitless **

Il nuovo film di Neil Burger (The Illusionist) è uno strano oggetto che sfugge alle classificazioni: è un thriller tecnologico, un film sulle potenzialità drogate della mente umana, un pamphlet sulla spregiudicatezza della finanza e sugli interessi della politica.

Troppa carne al fuoco? Forse sì, ma tutto si regge grazie ad un protagonista istintivamente simpatico, ad un cast scelto con classe e ad una sceneggiatura che dosa i suoi colpi di scena, mantenedo alta la tensione sino alla fine ed oltre.

Limitless racconta di uno scrittore fallito, Eddie Morra, in piena crisi creativa, che vaga per le strade di New York come un senza tetto, quando, dopo essere stato abbandonato dalla fidanzata in carriera, incontra per caso l’ex cognato, che gli regala una piccola pillola magica.

Si tratta di un nuovo farmaco sperimentale, non ancora in commercio, l’NZT, ce dovrebbe consentire al cervello di usare in pieno le proprie possibilità.

Eddie Morra pur riluttante finisce per provarla ed in batter d’occhio la sua crisi creativa sparisce, sistema il suo appartamento fatiscente e impara il francese in una notte.

Purtroppo la mattina gli effetti della pillola spariscono e, come ogni droga, Morra è costretto a ricontattare il suo pusher per una nuova dose di NZT.

Ma l’ex cognato è morto, assassinato da qualcuno che, come Eddie, cercava le pillole magiche.

Dopo aver sottratto dall’appartamento del cognato una busta con centinaia di pasticche, la vita del protagonista cambia per sempre.

Grazie all’NZT diventa un esperto di finanza, guadagna una valanga di soldi e riconquista la sua fidanzata. Attira le attenzioni di un magnate della finanza, Carl Van Loon, che sta per concludere una fusione energetica e vuole poter disporre dei suoi consigli.

Intanto Eddie si sente spiato e deve far fronte alle conseguenze dell’abuso di NZT.

Il thriller si fa più intricato e coinvolge i più alti livelli della finanza, sino al doppio finale, che mantiene intatta l’ambiguità del copione, tratto dal romanzo Dark Fields.

Burger guarda a Geoffrey Reggio e ibrida con gli effetti abusati di Koyaanisqatsi la sua personale versione hi tech di Wall Street. Esagera forse con l’armamentario pop di luci al neon, grandangoli sfuocati e zoom distorti, ma poi gestisce con mano sapiente il montaggio del film, che comincia in media res e riparte con un lungo flashback.

Molto più lucido e meno moralista dell’ultimo Stone, Limitless si regge sulla faccia da schiaffi di Bradley Cooper, capace di incarnare con la stessa superficiale ambiguità sia lo scrittore fallito, sia il tossico allucinato, sia il vincente di successo, senza esagerare in vezzi da Actor’s studio.

Abbie Cornish come al solito illumina il film, pur in una piccola parte, e Robert De Niro è meno peggio del solito in questa parodia di Gordon Gekko.

Pur senza inventare nulla di nuovo, si comprende il successo a sorpresa del film, almeno negli Stati Uniti. Certe volte è sufficiente un po’ di professionalità, interpreti in parte e una sceneggiatura con uno spunto curioso, per fare un buon film di genere.

 

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