Tournée

Tournée **1/2

Presentato a Cannes nel primo giorno del concorso ufficiale, il quarto film dell’attore Mathieu Amalric è stato accolto molto positivamente dalla stampa internazione e dalla giuria, che gli ha conferito il premio alla miglior regia.

Molti, soprattutto in Italia, hanno parlato di echi felliniani, nel personaggio di Joachim, ex produttore televisivo in disgrazia, riciclatosi impresario di un gruppo di New Burlesque americano, in tournée nella provincia francese.

Non è sembrato vero poter accostare le prosperose figure femminili del maestro di Rimini alle ballerine di Amalric, esuberanti e scanzonate nella loro esagerata fisicità.

Eppure se proprio dovessimo trovare un’ispirazione, un termine di confronto con il cinema del passato, questo Tournée sembra richiamarsi integralmente al cinema attoriale e frammentato di John Cassavetes.

Non solo perchè Amalric condivide con l’americano la capacità di imporsi davanti e dietro la macchina da presa, ma perchè in Tournée ci sono le improvvisazioni creative, il gusto per la rappresentazione, per la teatralità, tipiche di Cassavetes.

E c’è anche una grande lezione di umanità: Joachim è separato, ha due figli piccoli e forse si sta innamorando di una delle sue ballerine. Ma la sua è una vita sospesa: i conti da pagare, le date da fissare, una macchina a noleggio e l’allegria contagiosa delle sue donne ne fanno un uomo, che sembra farsi trasportare dalle onde della vita.

Il suo volto allampanato, le sigarette consumate, il suo sorriso triste e folle sono quelle di un perdente, che non cade mai nella disperazione, ma che si aggrappa allo spettacolo con disilluso vitalismo.

Amalric è un attore straordinario: alter ego di Desplechin, volto principe del nuovo cinema francese, ma anche caratterista per Spielberg, la Coppola, Besson, Resnais e nell’ultimo 007, è stato il corpo immobile ne Lo scafandro e la farfalla di Schnabel.

Qui descrive con stile meravigliosamente caldo e compassionevole la vita sgangherata di un gruppo di ballerine solo apprentemente superficiali.

Il suo film è pieno di nostalgia, di camerini, di lustini e paiette, di piume e risate: lo spettacolo come grande àncora di salvezza, capace di trasportare per un attimo Joachim lontano dalla sua vita miserabile.

Lo show deve continuare, a dispetto di tutto.

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