La classe – Entre les murs

“Io non volevo descrivere la scuola francese. Mi sono soffermato sui momenti di maggior dialogo tra professori e studenti, nei quali i ragazzi sono spinti a ragionare e capire. Ho voluto vedere la scuola più come un luogo e una palestra di democrazia che come luogo di cultura.”

Laurent Cantet, 2008

Entre les murs è il quarto film di Laurent Cantet.

Dopo le trentacinque ore di Risorse umane, la perdita del lavoro di A tempo pieno ed il turismo sessuale del deludente Verso il sud, il regista francese radicalizza l’approccio stilistico dei suoi precedenti lavori, per cercare di restituire tutta la complessità e la ricchezza di una classe di studenti delle scuole medie.

Presentato al festival di Cannes, l’ultimo giorno del concorso ufficiale, è stato premiato con la Palma d’Oro, dalla giuria presieduta da Sean Penn.

Il regista ha cercato alla “Francois Dolto” di Parigi i volti per il suo film, creando un vero e proprio laboratorio, tutti i mercoledì pomeriggio, per l’intero anno scolastico

Dei cinquanta ragazzini che si sono presentati per partecipare, sono stati selezionati naturalmente i venticinque più assidui ed interessati, che hanno affiancato Francois Begaudeau, vero insegnante di scuola media e scrittore, nei panni dell’insegnante Francois Marin.

Il libro di Begaudeau era una sorta di diario di viaggio, attraverso la sua professione.

Il film di Cantet prende spunto da quella esperienza ed intende riproporla davanti alla macchina da presa, con la massima onestà possibile.

Il titolo italiano – La classe – perde il riferimento a quel “microcosmo separato dalla società francese”, che Cantet stesso ha attribuito all’esperienza con gli studenti di una scuola media del XX° arrondissement parigino, nella quale gli alunni arrivano con tutto quello che hanno e l’istituzione scolastica deve impegnarsi ad integrare le profonde diversità culturali, religiose, ideologiche, economiche, che li separano.

Il lavoro di Cantet, con Begaudeau e con il terzo sceneggiatore Robin Campillo, è stato quello di creare la struttura del film a partire dal romanzo, lasciando che fosse ampliata e modificata nel corso dell’anno di preparazione e delle riprese, attraverso il confronto con i veri ragazzi protagonisti.

Sarebbe però assolutamente fuorviante pensare che ognuno di loro abbia recitato se stesso.

I venticinque studenti si sono calati nei personaggi scritti per loro dagli autori, con grande professionalità, ma senza interpretare le loro vite reali, seguendo invece i personaggi creati da Cantet: il ribelle Souleymane, la polemica Esmeralda, la permalosa Khoumba non sono rappresentazioni più o meno fedeli del carattere dei loro attori, ma interpretazioni meravigliosamente ispirate e naturali, frutto di un lavoro di prove e adattamenti, durato un intero anno scolastico, debitore tanto del canovaccio narrativo imposto che dell’improvvisazione.

Cantet ha lavorato con tre macchine da presa digitali sempre puntate sulla classe, per cercare di catturare ogni sfumatura, ogni novità interpretativa.

Al contempo il suo film è costruito tutto attorno al linguaggio: Entre les murs è un continuo confronto tra gli insegnati della “Dolto” e tra Francois ed i suoi alunni.

Del lavoro in classe, più che la tradizionale lezione frontale, ciò che interessa Cantet sono i continui dialoghi tra studenti ed insegnante, nei quali l’attinenza o la forza del proprio punto di vista non hanno grande importanza, mentre quello che conta veramente è avere l’ultima parola.

Nella prima parte le scene sono organizzate secondo classici momenti di trasmissione della conoscenza: il francese scritto e quello parlato, la lingua narrativa, l’uso del congiuntivo, il Diario di Anna Frank.

Ma immediatamente la discussione si sposta in altre direzioni, nel tentativo di Francois di confrontarsi a viso aperto con i suoi studenti, cercando di stimolare la loro partecipazione, la presa di coscienza della legittimità di un punto di vista, nel tentativo di indagare la loro personalità e le loro convinzioni.

E gli studenti discutono, contestano continuamente l’autorità, non si accontentano di risposte parziali: fanno domande difficili e si sentono offesi se non vengono adeguatamente considerati.

Si discute poi dell’intuizione, della Coppa d’Africa, del calcio, dei pregiudizi sull’omosessualità, dell’identità culturale.

Ogni volta l’esplosione dei linguaggi, le divaricazioni religiose, la caduta dell’autorità del sapere mettono in discussione il lavoro educativo.

Il film di Cantet non è un documentario: il regista sceglie il proprio punto di vista e riporta nel film quello che più ritiene funzionale alla sua rappresentazione della classe e delle dinamiche dell’istituzione scolastica.

Entre les murs, nonostante sia stato pazientemente scritto e riscritto dagli autori, assume una forma più libera all’inizio ed appare più tradizionalmente narrativo nella seconda parte, con l’introduzione di un classico elemento di conflitto, che si risolverà con l’allontanamento di un alunno, dopo una serie di incomprensioni, fondate proprio sull’incapacità di comprendere fino in fondo le sfumature del linguaggio.

Even if the film didn’t develop dramatically, the robust, extended discussions between teacher and students — captured via fly-on-the-wall lensing and edited to convey a sense of the classroom as a living, breathing human ecosystem — alone could provide hours of boisterous entertainment and observational interest.[1]

La macchina da presa, che all’inizio segue Francois all’ingresso della “Dolto” non uscirà più dal complesso scolastico: le immagini iniziali del collegio docenti, con i professori che si scambiano gli auguri per l’anno che verrà, si accostano a quelle del ricevimento dei genitori, dei consigli di classe, delle riunioni del consiglio d’istituto e di quelle del consiglio di disciplina.

Quello che succede ai professori ed agli alunni, fuori dalle mura del titolo, viene rappresentato attraverso le reazioni vissute all’interno della scuola: i genitori di un alunno cinese, immigrati sans papier, vengono arrestati ed i professori promuovono una colletta per un avvocato; un’insegnate rimane incinta e si brinda nella sala professori; uno studente rischia di essere rimandato nel Mali dal padre, dopo l’espulsione, ma noi non lo sapremo mai, perché avviene fuori dall’edificio.

Cantet riesce ad ottenere da tutti gli interpreti una naturalezza ed una sincerità impressionanti.

Realtà e finzione si fondono indissolubili: Entre les murs non vuole essere un documentario, ma ne prende a prestito il respiro e lo stile apparentemente semplice.

Francois Begaudeau recita il suo modo di insegnare in cui ogni frase, ogni termine, ogni forma verbale è oggetto di confronto e discussione, ma senza confusione di ruoli e facili scorciatoie relazionali: infatti il suo personaggio non esita a scontrarsi con i suoi studenti, a punirne le intemperanze ed a provocare involontariamente un incidente, che avrà conseguenze più gravi di quelle che avrebbe voluto.

Il film di Cantet è rigoroso nell’indagare le rigidità dell’istituzione e la meravigliosa utopia di condividere spazi e tempi, per cercare di rispondere all’interrogativo fondamentale, che una studentessa pone alla fine del film: “professore, io penso di non aver imparato nulla quest’anno: perché non capisco perchè studiamo quel che studiamo”.

E’ proprio la ricerca del senso delle cose, nella complessità della realtà multiculturale parigina, a guidare la sfida inesausta ed impossibile di Cantet.

Il professor Marin, nel film, rimane annichilito, incapace di una risposta, come se tutte le sue certezze pedagogiche fossero improvvisamente crollate.

L’unico rifugio possibile è una partita di pallone in cui alunni, preside e docenti si confondono in un’allegra anarchia, possibile – forse – solo nel gioco.

Eppure un suggerimento Cantet ce lo aveva dato, qualche attimo prima di quella domanda, quando Souleymane confessa candidamente al professore di aver letto La repubblica di Platone, posseduto dalla sorella più grande: interrogarsi sulla possibilità della convivenza, attraverso il dialogo e la comprensione del punto di vista degli altri potrebbe già essere l’inizio di un percorso educativo comune.

Come ha dichiarato Begaudeau, “il proseguire del racconto nella sceneggiatura ci porta alla rottura, all’impossibilità e alla catastrofe.

Possiamo leggerla come la storia di un fallimento, ma, d’altra parte, possiamo conservare nella memoria momenti di autentica utopia.”

La classe – Entre les murs **1/2


[1]              Justin Chang, The Class, Variety, 23.5.2008

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